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Disinformazione climatica e scuola: la lettera aperta del prof. Carlo Barbante a Regione e Comune di Belluno

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Può un volume patrocinato dagli enti locali e distribuito nelle scuole contenere tesi sul clima ampiamente smentite dalla scienza? È attorno a questo interrogativo che il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS) dell’Università Ca’ Foscari Venezia condivide e sostiene con fermezza i contenuti della lettera aperta inviata al Comune di Belluno e alla Regione del Veneto dal professor Carlo Barbante, climatologo e glaciologo cafoscarino. 

Oggetto della contestazione è il volume “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni”, un'opera pubblicata e distribuita dalle amministrazioni locali — anche negli istituti scolastici — che riporta tesi in aperto contrasto con le evidenze consolidate della comunità scientifica internazionale.

A sollevare il caso è una delle voci più autorevoli del panorama scientifico globale: Carlo Barbante è professore ordinario al DAIS, accademico dei Lincei, scienziato del clima specializzato nell’analisi delle carote di ghiaccio, vincitore di prestigiosi finanziamenti europei (tra cui un ERC Advanced Research Grant) e Presidente del Centro di studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici (CSRCC).

La criticità risiede in particolare nel contributo intitolato “Resilienza dei territori tra conoscenza, manutenzione e incertezza”, a firma del Presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, in cui il riscaldamento globale viene attribuito a generiche cause naturali, ridimensionando o annullando il ruolo dell'uomo.

«Le attività umane – affermano Barbante e il DAIS - principalmente attraverso le emissioni di gas serra, sono responsabili del riscaldamento globale in atto».

«La libertà di esprimere opinioni, anche minoritarie, non è in discussione – specifica il professore. – È invece in discussione la scelta di un'amministrazione pubblica di stampare e distribuire materiale presentato come strumento di conoscenza senza distinguere tra risultati scientifici consolidati e tesi smentite dalla letteratura».

I punti contestati e la replica della scienza

Come sottolinea il docente, non ci si trova di fronte a una legittima divergenza di opinioni, bensì a tesi ampiamente smentite dai dati: «Non siamo di fronte a una normale divergenza interpretativa, queste conclusioni sono state confutate da molteplici linee indipendenti di evidenza pubblicate nella letteratura scientifica».

Dal Dipartimento dell’Ateneo veneziano arriva il richiamo alle istituzioni e ai soggetti coinvolti: «Richiamiamo le istituzioni e quanti sono coinvolti nella produzione e diffusione di materiali destinati alle scuole alla responsabilità di verificarne l’accuratezza scientifica, favorendo il confronto con esperte ed esperti del settore. Contrastare posizioni che negano il consenso scientifico sull'origine antropica del cambiamento climatico e combattere la disinformazione climatica, significa tutelare la qualità dell’istruzione, valorizzare il lavoro della ricerca e consentire alle nuove generazioni di partecipare consapevolmente alle scelte che riguardano il loro futuro».

Ecco nel dettaglio i principali punti d'attrito e la reale situazione dello stato dell'arte scientifico:

  • L'origine del riscaldamento è inequivocabilmente antropica: Contrariamente a quanto sostenuto nel volume, il riscaldamento attuale non rientra nei cicli naturali di origine astronomica. Il Sesto Rapporto di Valutazione dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) definisce in modo inequivocabile (“unequivocally”) l'impatto delle attività umane e dei gas serra sull'aumento delle temperature globali.
  • La CO₂ attuale è una causa, non una conseguenza: Se nelle transizioni glaciali del passato le variazioni orbitali avviavano il riscaldamento e la CO₂ interveniva solo successivamente come amplificatore, l'aumento contemporaneo deriva direttamente dalle attività umane. Lo dimostrano in modo incontrovertibile il bilancio del carbonio, la composizione isotopica dell'atmosfera e la contestuale diminuzione dell'ossigeno atmosferico.
  • L'effetto della CO₂ non si "satura" oltre i 260 ppm: La tesi secondo cui oltre i 260 ppm l'effetto della CO₂ diventerebbe trascurabile è smentita dalle leggi della fisica. La risposta del clima è di tipo logaritmico, il che significa che l'effetto non si annulla mai: ogni nuovo raddoppio della concentrazione produce una nuova e rilevante spinta energetica (forzante radiativa) che continua ad aggiungere calore al pianeta.
  • I modelli climatici sono solidi e confermati dai fatti: Le simulazioni che prendono in considerazione soltanto i fattori naturali non riescono a riprodurre il riscaldamento realmente osservato negli ultimi decenni. L'andamento effettivo delle temperature emerge solo inserendo i fattori antropici e l'aumento dei gas serra. L'IPCC conferma inoltre che i modelli di ultima generazione hanno ulteriormente affinato la loro precisione descrittiva.

Con questo intervento, Ca’ Foscari ribadisce la propria missione di tutela dell'integrità scientifica e il proprio impegno nel promuovere un'informazione rigorosa e basata su dati di fatto, primariamente quando rivolta alle giovani generazioni.