Il 22 aprile 2026, l’Aula Magna Cazzavillan del Campus economico di San Giobbe ha ospitato un pomeriggio di dialogo dedicato al mondo del lusso. “I nuovi codici del lusso. Branding, comunicazione e traiettorie professionali” è stato, prima di tutto, un esercizio concreto di ciò che la Venice School of Management costruisce ogni giorno: una formazione capace di connettere aula e industria, teoria e pratica, studenti e professionisti.
L’evento, realizzato da VSM, e VSM Alumni con la collaborazione dell’associazione studentesca Ca’ Foscari Luxury Society, ha portato dentro la business school non solo esperienze, ma traiettorie reali. Venezia, in questo contesto, non è stata un semplice sfondo: è diventata parte integrante del metodo formativo. Una città in cui il lusso è vissuto, prima ancora che studiato, e che trasforma il percorso accademico in un confronto continuo con la realtà.
Dall’aula al mondo: il ruolo degli alumni
La prima tavola rotonda ha messo al centro una delle risorse più strategiche per VSM: la sua community di alumni. Moderata da Daniela Pavan, coordinatrice della community VSM Alumni, la sessione ha riportato in aula tre laureati/e che oggi operano nel lusso in ambiti differenti.
Martina Aimetti, Head of Digital PR & Influencer Marketing presso JR Studio a Milano (laurea magistrale in Marketing e Comunicazione, 2018), Elena Mazzuccato, Senior Sales Executive di Hyphen-Group a Verona (laurea magistrale in Economia e Gestione delle Aziende, 2014), Alessandro Vecchiato, oggi a Parigi Head of VIC Relations and Development di Maison Alaïa a Parigi (laurea magistrale in Innovation and Marketing, 2017), hanno condiviso percorsi diversi ma accomunati da un punto di origine: il percorso di studi universitari in VSM. Il dialogo ha messo in evidenza che le competenze sviluppate a San Giobbe non sono solo teoriche, ma interpretative.
Nel lusso, come ha ricordato Alessandro Vecchiato, leggere il cliente significa andare oltre i dati e comprenderlo come fenomeno culturale, cogliendo le dimensioni simboliche, sociali e identitarie che guidano le sue scelte. Nel lusso, il consumo è spesso espressione di identità, appartenenza e aspirazione: saper cogliere questi elementi permette di costruire relazioni più profonde e rilevanti, andando oltre la semplice transazione. Allo stesso modo, come ci ha detto Martina Aimetti, in un contesto saturo di contenuti, diventa fondamentale distinguere tra autenticità e rappresentazione, sviluppando la capacità di costruire narrazioni credibili e coerenti, evitando il rischio di una comunicazione puramente estetica e priva di sostanza. Per i brand del lusso, questo significa saper raccontare storie credibili, coerenti con la propria identità, evitando il rischio di cadere in una comunicazione artificiale o puramente estetica che può compromettere la fiducia del pubblico.
Infine, l’integrazione tra tecnologia e relazione umana emerge come competenza cruciale, secondo Elena Mazzucato: strumenti avanzati come CRM e intelligenza artificiale sono oggi imprescindibili, ma devono essere utilizzati per rafforzare — non sostituire — la dimensione relazionale, mantenendo al centro il riconoscimento e la personalizzazione dell’esperienza del cliente. La vera competenza sta nel saper utilizzare la tecnologia per arricchire la relazione, personalizzare l’esperienza e far sentire il cliente riconosciuto, mantenendo al centro l’interazione umana.
Sono competenze che oggi definiscono il lavoro nel lusso e che trovano nella formazione veneziana un terreno fertile, grazie alla sua esposizione costante a un contesto unico. In questo senso, gli alumni e alumnae non sono solo testimoni di successo, ma diventano ponte operativo tra università e industria, contribuendo a rendere la formazione immediatamente rilevante.
Venezia come laboratorio: quando la città entra nell’aula
La seconda tavola rotonda ha spostato il punto di vista: da chi parte da Venezia a chi ha scelto Venezia come luogo in cui lavorare e costruire progetti.
Moderata da Cinzia Colapinto, docente di VSM, la sessione ha portato al centro il cosiddetto “Venice factor”, un insieme di caratteristiche che rendono la città un contesto unico per il lusso contemporaneo. Elisabetta Armellin founder di V73, Blerina Pilkati, Director of Sales and Events di The Venice Venice Hotel e Danilo Quagliozzi Communications Manager dell’Hotel Cipriani - A Belmond Hotel hanno mostrato come Venezia non sia solo heritage, ma anche piattaforma di sperimentazione.
Dalle loro esperienze emerge con chiarezza come costruire un’identità autentica in un contesto ad alta densità simbolica richieda la capacità di dialogare con la città senza esserne sovrastati. Venezia, con il suo immaginario potente, impone ai brand di evitare stereotipi e di trovare una voce distintiva, capace di reinterpretare il contesto in modo contemporaneo e credibile.
Allo stesso tempo, il lusso richiede una gestione attenta dell’equilibrio tra tradizione e innovazione: saper distinguere ciò che deve essere preservato — perché definisce l’identità del brand — da ciò che può evolvere, per rispondere alle trasformazioni del mercato e alle aspettative dei clienti. In questo equilibrio si gioca gran parte della rilevanza dei brand contemporanei.
Infine, il territorio emerge come una vera leva strategica. Venezia non è solo uno sfondo, ma parte integrante della proposta di valore: ispira il prodotto, orienta la comunicazione e arricchisce l’esperienza del cliente. Saper trasformare il contesto territoriale in un elemento distintivo significa costruire un vantaggio competitivo capace di parlare a livello internazionale.
Una formazione che continua nel tempo
Ciò che emerge con chiarezza da questo appuntamento è una visione precisa: la formazione non si esaurisce in aula.
Eventi come questo rendono tangibile il modello VSM, fondato su una connessione costante con il mondo professionale, che permette a studenti e studentesse di confrontarsi con casi reali. La formazione non rimane confinata all’aula, ma si nutre di un dialogo continuo con imprese, istituzioni e professionisti, per comprendere le dinamiche del mercato e sviluppare competenze immediatamente applicabili, riducendo la distanza tra studio e lavoro.
Questo approccio è rafforzato dal coinvolgimento attivo degli alumni, che tornano in aula come interlocutori e testimonials, contribuendo a costruire un ponte tra generazioni e a creare opportunità concrete.
A completare questo modello vi è l’utilizzo del territorio come leva formativa. Venezia, con la sua complessità culturale ed economica, offre agli studenti un laboratorio a cielo aperto in cui osservare, interpretare e sperimentare. Questo approccio rende la formazione più immersiva e consente di sviluppare una sensibilità che va oltre le competenze tecniche.
La community alumni, in particolare, rappresenta un’estensione naturale del percorso accademico. Non solo networking, ma trasmissione di competenze, apertura di opportunità e costruzione di traiettorie reali.