Gli archivi d’arte della Guerra Fredda presentati a Los Angeles

Al maggiore convegno internazionale di storici dell’arte, Matteo Bertelé, ricercatore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, ha presieduto una sessione da lui ideata e dedicata alla storia culturale delle pratiche artistiche in Europa durante la Guerra Fredda.

Punto di partenza di questo studio sono gli archivi d’arte conservati nella città ospite del convegno, Los Angeles. Proprio qui lo studioso ha avviato da poco un percorso di studi e ricerche archivistiche da condurre all’interno di un progetto triennale finanziato dalla Commissione Europea con una borsa di studio Marie Skłodowska Curie Global.

Il progetto, dal titolo GYSIART – A Cultural History of Comparative Art Practices and Receptions in Cold War Europe (1945-1991) prevede due anni presso la University of California Santa Barbara e un terzo anno di rientro in Europa, presso l’Università di Amburgo e infine a Ca’ Foscari, istituzione vincitrice del progetto e università in cui Bertelè ha ottenuto il dottorato. Tutor del progetto è la professoressa Silvia Burini, sempre del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali.

La sessione, dal titolo Cold War Art Archives, Collections and Exhibitions: Starting from Los Angeles, ha visto la partecipazione di quattro relatori in rappresentanza delle istituzioni coinvolte nel progetto di ricerca triennale: John E. Bowlt, professore emerito della University of South California e direttore dell’Institute of Modern Russian Culture presso la stessa università, Joes Segal e Cristina Cuevas-Wolf, rispettivamente curatore capo e consulente storico del Wende Museum of the Cold War, e Isotta Poggi, curatrice del Getty Research Institute.

A partire dal crollo del socialismo reale in Europa orientale, la storia della guerra fredda è stata ampiamente studiata alla luce di una crescente quantità di fonti archivistiche divenute accessibili. Mentre la dimensione culturale della Guerra Fredda è stata analizzata in termini di letteratura, arti dello spettacolo, design e architettura, il campo delle arti figurative rimane tuttora significativamente poco sondato. Di conseguenza, le tracce di una narrazione binaria e convenzionale sono ancora riscontrabili nel discorso artistico contemporaneo, generando percezioni distorte dell'arte proveniente dai paesi di entrambi i lati dell'ex cortina di ferro.

L'obiettivo principale della sessione è stato dunque quello di gettare le basi per una ricerca comparata e multidisciplinare sulle storie e le pratiche artistiche durante la Guerra Fredda, a partire dalle fonti primarie, per lo più inedite, conservate in istituzioni e musei di Los Angeles. Negli ultimi anni l'Institute of Modern Russian Culture, il Getty Research Institute e il Wende Museum of the Cold War hanno dedicato archivi e collezioni alle arti visive prodotte nell'Europa divisa. I relatori invitati, provenienti dalle suddette istituzioni, hanno illustrato i criteri adottati nell’assemblare le proprie collezioni e delineato le strategie e le metodologie adottate per preservare, ricercare e infine visualizzare le storie dell’arte del periodo sulla base di esposizioni passate e future.

La College Art Association (CAA) è la più grande associazione mondiale di storici dell’arte. Il suo convegno annuale, organizzato regolarmente a febbraio in una città degli Stati Uniti, è il maggiore incontro di studiosi ed esperti del settore. Il convegno del 2018 ha ospitato 300 sessioni frequentate da oltre 5000 studiosi d’arte.