Michela BONATO

Qualifica
Docente a contratto
E-mail
michela.bonato@unive.it
Sito web
www.unive.it/persone/michela.bonato (scheda personale)
Struttura
Dipartimento di Studi Umanistici
Sito web struttura: https://www.unive.it/dsu
Struttura
Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea
Sito web struttura: https://www.unive.it/dsaam

Ricevimento

2° semestre a.a. 2025/2026

  • venerdì, dalle ore 09:00 su appuntamento (online) scrivere a michela.bonato@unive.it

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Pubblicato il 10/05/2026

Che cosa succede quando chiediamo alle studentesse e agli studenti di disegnare mentalmente un Paese che molti di loro conoscono solo attraverso notizie, stereotipi o racconti mediati?
Che cosa rivela una mappa, all’apparenza eccentrica o fantasiosa, sul modo in cui guardiamo il mondo? E, soprattutto, può un semplice esercizio grafico aiutare a mettere in discussione prospettive consolidate e a ripensare il modo in cui insegniamo la geografia? Da queste domande prende avvio la ricerca presentata nell’articolo “In/Out of China: Exercising Positionality through Mental Maps”. L’articolo racconta un’esperienza didattica svolta all’interno di un corso universitario di Hospitality Innovation and E-Tourism, presso il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS). La protagonista è la Cina, scelta come esempio di “alterità spaziale”: un luogo che molte discenti percepiscono come vicino e lontano allo stesso tempo, familiare e misterioso, spesso raccontato più attraverso narrazioni geopolitiche che attraverso conoscenze dirette.

L’attività proposta è semplice solo in apparenza: disegnare una mappa mentale della Cina. Attraverso queste rappresentazioni – spontanee, creative, talvolta destabilizzanti – la ricerca esplora come le studentesse e gli studenti immaginano lo spazio, quali elementi scelgono di evidenziare, quali assenze pesano di più, quali visioni politiche e culturali emergono senza essere state esplicitamente richieste. Le mappe diventano così delle piccole finestre su come ciascuno si posiziona rispetto a un Paese complesso e spesso al centro del dibattito internazionale.

L’importanza di questa ricerca risiede innanzitutto nel modo in cui trasforma la classe in uno spazio sicuro di esplorazione e co-costruzione del sapere. Prima ancora di chiedere agli studenti di tracciare una mappa mentale della Cina, il lavoro pedagogico consiste nel creare un contesto in cui ciascuno possa esprimersi senza timore di giudizio, riconoscendo che ogni rappresentazione dello spazio nasce da vissuti, immaginari e posizionamenti personali. È in questo ambiente protetto che prende forma il caso di studio sulla Cina come alterità spaziale: un primo passo educativo volto a “trasmettere l’importanza di altri modi di vedere il mondo” e a favorire una consapevolezza critica delle diverse visioni, narrazioni e forme di oppressione che attraversano anche le interazioni quotidiane in aula.

Questa prospettiva dialoga direttamente con le critiche rivolte alla produzione cartografica occidentale come unico sistema legittimo di rappresentazione dello spazio. Contro questa idea di “correttezza” cartografica, l’attività invita le discenti a mettere in discussione i presupposti epistemologici con cui, spesso inconsapevolmente, si avvicinano alla geografia. La novità dello studio si articola quindi su tre piani: l’introduzione delle mappe mentali in un curriculum di E-Tourism in Italia, dove la geografia è quasi del tutto assente; la scelta metodologica di integrare l’analisi socio-semiotica con la mappatura cognitiva; e il posizionamento delle mappe mentali come strumento di pedagogia decoloniale. Grazie a questi elementi, la ricerca si colloca all’incrocio tra pedagogia critica, geografia e studi sul turismo, mostrando come le pratiche di mappatura possano diventare leve efficaci per sfidare i sistemi di conoscenza dominanti e promuovere percorsi educativi più inclusivi.

Nel corso dell’attività, alle studentesse e agli studenti è stato chiesto di confrontarsi con ontologie situate—come l’idea della Cina come alterità—e allo stesso tempo di interrogare le epistemologie occidentali che spesso plasmano gli immaginari spaziali globali. Le asimmetrie di potere e le gerarchie spaziali, eredità di processi coloniali, sono emerse con chiarezza nei disegni e nei testi prodotti, ma soprattutto durante i momenti di riflessione tra pari e nella discussione finale in classe. In questo senso, la mappatura mentale è diventata un mezzo per riflettere su se stesse, mettere in discussione stereotipi e prospettive geopolitiche normative e riconoscere la propria posizionalità rispetto a come si percepiscono i luoghi e le differenze.

Sebbene non abbia l’obiettivo di misurare quantitativamente le competenze geografiche, l’attività evidenzia la persistenza di visioni “parrocchiali” del mondo—un dato rilevante per studentesse e studenti che si stanno formando per lavorare nel settore turistico, dove la capacità di comprendere e mediare tra luoghi, identità e aspettative culturali è essenziale. In questo senso, l’esercizio rappresenta un punto di partenza significativo verso processi più ampi di consapevolezza decoloniale. Il laboratorio, infatti, si inserisce in un percorso didattico più complesso, volto a fornire strumenti e metodi per sviluppare ulteriormente il pensiero critico attraverso l’approfondimento di tematiche sociali, culturali e storiche relative alla Cina. L’approccio pedagogico generale riflette sulla necessità di decolonizzare i curricula accademici, rivedendo criticamente ciò che insegniamo e come lo insegniamo. Adottando un approccio socio-semiotico costruttivista, la ricerca mostra come l’atto stesso del mappare possa trasformarsi in uno sguardo (bio)politico: non solo una rappresentazione dello spazio, ma anche un modo di conoscere e prendere posizione nel mondo.

Le mappe mentali, come restituzione di un processo di riflessione cognitiva e spaziale, offrono così un contributo concreto ai dibattiti sulle rappresentazioni occidentali e sinocentriche della geografia, mostrando come ogni disegno possa rivelare dinamiche culturali e geopolitiche profonde. Al tempo stesso, il lavoro evidenzia quanto sia importante rilanciare il ruolo della geografia umana nell’università italiana, dove le competenze geografiche risultano spesso marginalizzate, nonostante siano fondamentali per comprendere le trasformazioni globali contemporanee.

In questo senso, la mappatura mentale emerge come una metodologia critica, situata e potenzialmente utile per incorporare un apprendimento trasformativo: uno strumento capace non solo di insegnare, ma anche di far emergere nuove forme di conoscenza condivisa.


Michela Bonato (2025). “In/Out of China: Exercising Positionality through Mental Maps”, J-READING – Journal of Research and Didactics in Geography, 14(2), pp. 83–99. DOI: 10.4458/8698-05. http://www.j-reading.org/index.php/geography/article/view/442/371
(ANVUR cl. A, Scopus Index)

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