La finanza ha un ruolo chiave nel facilitare la transizione verso un'economia verde e l'abbattimento delle emissioni

Il ruolo chiave della finanza per la transizione verde

L’Unione europea ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050 di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990. Una scelta politica ambiziosa, basata in primis su scenari di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici elaborati dal gruppo intergovernativo di esperti IPCC

Il successo delle politiche di transizione dipende però da un fattore finora poco analizzato, le percezioni di rischio degli attori finanziari. Gli scenari proposti dalla rete delle autorità finanziarie per la finanza sostenibile (NGFS) sono un primo passo che permette al sistema finanziario di cominciare a valutare il rischio associato alle diverse attività, in base al loro livello di emissioni. Tuttavia, non tengono conto delle aspettative degli investitori stessi.

Con un articolo apparso oggi su Science, un gruppo internazionale di studiosi ed esperti di finanza climatica tra cui gli italiani Stefano Battiston del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari e Irene Monasterolo dell’Università di Economia di Vienna, propone un quadro concettuale per migliorare la rilevanza degli scenari di mitigazione climatica e transizione sia in termini di business che di politiche.

Il duplice ruolo della finanza

“La finanza può giocare un duplice ruolo - sottolinea Stefano Battiston - professore di Finanza climatica a Ca’ Foscari - Da un lato, non ci può essere transizione senza finanza e il coinvolgimento attuale del sistema finanziario è insufficiente. Dall’altro, se banche e investitori non percepissero il rischio maggiore del business legato ai combustibili fossili, potrebbero ostacolare le politiche di transizione, bloccandone o rallentandone adozione ed efficacia. E’ importante riconoscere che la finanza è necessaria, ma non darla per scontata. Se non percepisce adeguatamente e per tempo il rischio climatico, la finanza può essere un ostacolo alla transizione”.

Per gli autori dello studio, dunque, credibilità delle politiche climatiche, percezione dei rischi da parte degli investitori e loro scelte di allocazione del capitale sono aspetti che dipendono l’uno dall’altro e si influenzano reciprocamente.

La proposta su Science

L’articolo su Science propone per la prima volta un modello per collegare in modo circolare e virtuoso scenari climatici e valutazione del rischio finanziario. L’adozione di questo metodo permetterebbe di tenere conto dell’influenza reciproca del sistema finanziario (quale facilitatore o ostacolo) e delle tempistiche di introduzione delle politiche climatiche.

“Per chiudere il cerchio - spiega Battiston - abbiamo proposto che gli scenari climatici prodotti dagli scienziati siano utilizzati dagli investitori nella valutazione del rischio sulle imprese a seconda del loro livello di legame con i combustibili fossili. Le traiettorie di investimento che ne derivano, che tengono conto del rischio associato, devono poi ritornare nei modelli economici per aggiornare gli scenari di mitigazione e orientare i decisori politici verso scelte con maggiori chance di successo. Questo nuovo modello può completare gli scenari usati attualmente dalle banche centrali (inclusa la BCE) e regolatori finanziari per gli stress test climatici, evitando la sottostima del rischio climatico-finanziario, e le implicazioni sociali e climatiche che ne deriverebbero”.

Enrico Costa