Archeologia e relazioni sociali si incontrano nel progetto IDENTIS

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Identità: la parola è spesso utilizzata nei dibattiti sociali odierni, ma il suo uso varia ampiamente attraverso lo spettro politico. L'identità viene ultimamente trattata come un pacchetto fisso di elementi immutabili da proteggere da apparenti minacce esterne, fino ad sfociare in tendenze xenofobe.

Attraverso i mezzi specifici a sua disposizione, l’archeologia, una materia profondamente politica, ci permette di guardare al passato nella sua complessità e può contribuire quindi a smantellare la percezione dell’identità come un concetto statico ed escludente delle diversità. L’identità da valorizzare è incentrata sulla solidarietà, usata per evidenziare l’ingiustizia sociale e combattere la diseguaglianza, nella comprensione del passato così come nell’azione sul presente.

Da queste premesse nasce IDENTIS, un progetto di ricerca archeologica del dott. Mauro Puddu. Grazie ad un finanziamento Marie-Skłodowska Curie Career Restart e con la supervisione del professor Sauro Gelichi, la ricerca ha indagato tracce materiali del passato al fine di ricostruire in maniera dinamica e fluida le identità e le relazioni sociali delle popolazioni rurali nella Sardegna centro-occidentale di epoca romana.

Il ricercatore Mauro Puddu

Nel suo progetto, Puddu ha scelto di mettere al centro gli ‘invisibili’, lavoratori dei campi e schiavi, donne e bambini di questi gruppi umani subalterni, indagando il modo in cui condividevano e formavano relazioni sociali attraverso interazioni con il passato, il potere e l’ambiente circostante.

Nella pratica, le tracce di queste identità sono state ricercate su due supporti differenti: il corpo delle persone sepolte nelle necropoli al centro dello studio, e il paesaggio che circondava tali necropoli “insieme a studenti e studentesse di Ca’ Foscari e dell’Università di Ferrara, abbiamo condotto una ricognizione archeologica dell’area alla ricerca di segni delle attività lavorative e sociali di queste popolazioni - spiega il dott. Puddu - Abbiamo trovato dei potenziali insediamenti o attività agricole contemporanee alle necropoli, che ci hanno permesso di contestualizzare le evidenze raccolte dalle sepolture all’interno di un paesaggio più vasto.”

La ricerca si è poi spostata dal paesaggio circostante all’interno delle tombe, per analizzare nel dettaglio i reperti ossei e ricostruire la storia ‘fisica’ di queste comunità antiche: che attività svolgevano? Quanto erano affaticati da queste attività? Di quali patologie soffrivano? “Dai risultati preventivi, possiamo dire che le ossa di queste persone - uomini e donne, ma anche bambini - portano i segni di una vita difficile: il trasporto di grossi pesi e un’alimentazione povera hanno provocato difficoltà nella crescita ossea, con conseguenti forme di proto-nanismo. Abbiamo inoltre riscontrato che le cuspidi dei molari sono spesso completamente appiattite: una delle ipotesi che stiamo esplorando è che la farina, in periodi di scarso raccolto, venisse allungata con altre sostanze, tra cui segatura o addirittura sabbia, provocando così la consumazione dei denti; oppure che i denti stessi fossero strumento fisico di lavoro per specifiche attività.”

Tomba del 4° secolo d.C. dalla necropoli di Sa Mitza Salida, Masullas (OR), che è al centro del progetto, investigata per capire che ruolo avessero e che forma materiale prendessero le relazioni sociali nelle comunità rurali dell'impero romano. (Foto: Soprintendenza Archeologica della Sardegna, 1997).

Gli studi sui resti umani sono stati svolti in collaborazione con esperti e esperte in antropologia, tra cui la dott.ssa Francesca Bertoldi dell’Università Ca’ Foscari e il dott. Vitale Sparacello dell’Università di Cagliari, e con genetisti all’avanguardia del Gruppo di Archeo- e Paleogenetica dell’Università di Tubinga, coordinati dal prof. Cosimo Posth. “In futuro vorrei collaborare ulteriormente con i genetisti per ampliare lo spettro cronologico, dedicandomi maggiormente all’archeologia dei corpi, e in particolare delle donne, spesso totalmente invisibilizzate da narrative storiche prevalentemente androcentriche ed elitarie. Vorrei proporre una narrazione femminista di una regione antica vasta come la Sardegna, che ancora non è stata sviluppata. Inoltre, sarebbe interessante studiare e comprendere il livello di sfruttamento dei lavoratori in altri periodi storici, soprattutto in quelli particolarmente esaltati dalle correnti politiche indipendentiste come quello della costruzione delle torri nuragiche nell’Età del bronzo.”

IDENTIS non si concentra solo sulle identità antiche, ma anche su quelle moderne. Ad esempio, la ricerca ha presentato al Theoretical Roman Archaeology Conference un lavoro comparativo tra i lavoratori dei campi della Sardegna di età romana e i lavoratori migranti impiegati nella costruzione delle strutture ospitanti l’ultimo mondiale di calcio maschile disputato in Qatar.

La porzione scientifica del progetto - dedicata in primo luogo alla comprensione dei legami sociali - è stata ulteriormente sviluppata attraverso una mostra in collaborazione con il Museum of Broken Relationships di Zagabria. Il Museo, fondato dalla produttrice cinematografica Olinka Vištica e dallo scultore Dražen Grubišić, raccoglie oggetti e storie contemporanee di persone comuni, che desiderano ricordare e raccontare una relazione finita, ritrovata, desiderata, o immaginata, in questo mondo dando profondo valore politico anche alla sfera personale.

L’esposizione "Shards of the Past. Meanings of the Present" verrà inaugurata il 31 agosto 2023 a Ca’ Foscari Zattere (dove rimarrà visitabile fino al 30 settembre) e si propone di abbattere le barriere temporali per ripercorrere quel filo rosso che unisce l'umanità intera. Come ciò che viene esposto all’interno del Museo delle ‘Relazioni Interrotte’, anche i reperti archeologici sono infatti simboli di storie concluse: “Abbiamo pensato a una mostra che potesse mettere insieme oggetti moderni accanto a frammenti materiali di 2000 anni fa, che generalmente vengono guardati a livello empatico con molta più distanza. Spesso infatti perdiamo il contatto con l’umanità che queste persone avevano, fatta anch'essa di fatica, lavoro, relazioni con il potere, ma anche sociali e sentimentali.”

Attraverso frammenti materiali di vite ordinarie, l’esposizione si propone di raccontare i legami tra persone, comunità, paesaggi, andando al di là del loro prestigio sociale e del valore economico degli artefatti, invitandoci a riflettere su cosa ci renda - nel passato come nel presente - profondamente umani.

"Shards of the Past. Meanings of the Present" sarà aperta al pubblico dall’1 al 30 settembre.
Orari: da lunedì a sabato, 10:00 - 18:00
domenica, 15:00 - 18:00
Ingresso gratuito

Francesca Favaro