Claudia Antonetti e Pierre Bonnechere

Erasmus+ ICM docenti: il prof. Bonnechere da Montréal a Ca' Foscari

Tra marzo e aprile 2022, il Dipartimento di Studi Umanistici ha ospitato il professor Pierre Bonnechere, docente di storia greca presso la ​​Université de Montréal, nell’ambito del Programma di scambio Erasmus+ ICM Venezia/Canada (Università di Montréal e di Ottawa) coordinato dalla professoressa Claudia Antonetti

Il professor Bonnechere, esperto di religione, cultura, filosofia del mondo greco, ha tenuto la conferenza Whirling Greece. A neglected aspect of Greek thought and life e una serie di lezioni a Ca’ Foscari. Ma com’è partecipare a un programma di mobilità internazionale per docenti? Ecco quello che ci hanno risposto Pierre Bonnechere e Claudia Antonetti.

Professor Bonnechere, lei è un esperto dell’antica Grecia e dell’antichità classica. Quali sono gli argomenti su cui si è concentrato e quali opportunità ha trovato qui a Ca’ Foscari?

I miei interessi principali riguardano il modo in cui gli antichi greci gestivano il rapporto con le divinità, il modo in cui concepivano il cosmo e il proprio ruolo nel cosmo. Per questo mi interessano i sacrifici animali praticati dai greci, che li consideravano uno dei modi principali per mettersi in contatto con il divino, come anche i racconti di sacrifici umani, intesi come possibili punti di rottura della pax deorum. Per lo stesso motivo ho approfondito la divinazione greca e la credenza secondo la quale gli dei accettavano di condividere una parte della loro onniscienza con persone di buona volontà. 

Attualmente gestisco un gruppo di lavoro che sta ri-editando e commentando il progetto Dodona online. Si tratta di una nuova edizione di circa 1500 domande poste all’oracolo di Dodona nel nord della Grecia, che costituiscono un mosaico unico di tutti i potenziali problemi che richiedevano un responso positivo o negativo da parte di Zeus. Dodona online sarà open access e open source. Tre delle mie quattro lezioni a Ca’ Foscari hanno riguardato la divinazione Greca. Il nesso con Ca’ Foscari è evidente: qui ci sono ricercatrici e ricercatori esperti di epigrafia (lo studio delle iscrizioni), di digital humanities (come il progetto Axon), di storia della Grecia del nord, inclusi Dodona e i contatti con la Magna Grecia. 

Qual è il valore di questo programma di scambio internazionale per docenti e ricercatrici/ricercatori?

Stefan Zweig, grande ammiratore di Venezia nella belle époque, era un cittadino del mondo che si sentiva a casa ovunque in Europa. Traumatizzato dalla Prima Guerra Mondiale, Zweig tenne una conferenza poco dopo il 1918 e suggerì che sarebbero stati i giovani a ricostruire i ponti tra popoli, ponti ormai spezzati da quattro anni di distruttivo nazionalismo. Poi sostenne la creazione di fondi per coprire le spese di viaggio… ma questo “programma Erasmus” iniziò soltanto alla fine del secolo scorso. Oggi questo programma riveste un ruolo centrale nella costruzione dell’Europa, ben al di là dell’aspetto puramente economico, e sta iniziando a ricoprire un ruolo simile anche a livello globale. Il fatto che questa opportunità ora sia aperta anche a docenti è un grande vantaggio per tutti, perché la pace e la prosperità si basano sugli accordi internazionali, ma anche su rapporti personali di amicizia e rispetto. Oggi più che mai, c’è bisogno di persone di mente aperta e che cercano la verità, per fare da contrappeso alla tirannia dell’economia e dei social network. È importante per lo sviluppo della conoscenza, ma anche per la libertà di parola e la cura dello spirito democratico.

La ricerca spesso viene vista come una competizione, e ciò non è necessariamente sbagliato. Tuttavia, si tratta di una visione incompleta, semplicistica e per nulla innovativa. La collaborazione è l’altra faccia della medaglia, e il fatto che oggi sia possibile interagire tra diversi Paesi, culture e sistemi universitari (come nel mio caso: sono originario del Belgio, abito in Canada e ora sono in Italia) dà valore aggiunto alla ricerca

Da accademico, ritengo anche che sia necessario avere un rapporto più stretto con studentesse e studenti dei corsi magistrali e di dottorato, perché l’educazione non fatta solo di particolari tecnici, ma soprattutto di condivisione del sapere, dei metodi, e di uno stile di vita. Su questa scala di livelli, un/a docente è solo un paio di livelli “al di sopra” di studentesse e studenti. La condivisione è sicuramente il modo migliore per valorizzare la conoscenza di tutti

Un altro vantaggio di questi scambi è la possibilità di lavorare in ottime biblioteche. Le biblioteche dell’America del Nord sono generalmente ottime per le scienze e le scienze sociali, ma per le scienze umanistiche le biblioteche italiane sono vere e proprie oasi.

Parliamo di Venezia: quali sono i posti più sorprendenti che ha visitato, quali cose ha scoperto?

Venezia è una “meravigliosa meraviglia”, più grande e più bella che in foto. Non ci sono né auto, né motorini; ovunque ci sono acqua e instancabili pedoni. È una complessa fusione tra un passato nebuloso e un vivace presente. Sono arrivato nei primi giorni di primavera, quindi c’erano pochi turisti e ho potuto godermi un assaggio della Venezia più vera: la calma della Giudecca, la vista dal campanile di San Giorgio, il selciato di San Marco e i suoi mosaici. Evviva lo spritz con il Select, ogni tipo di prosecco e il caffè al banco! Ogni visita a Venezia è sempre troppo breve.

Com’è stato insegnare presso il Dipartimento di Studi Umanistici qui a Ca’ Foscari?

Per quanto riguarda il Dipartimento, le cose sono state un po’ complicate perché erano in corso dei lavori di restauro, ma ho potuto incontrare molte colleghe e colleghi per gettare le basi di una futura collaborazione. Devo dire che mi è piaciuto molto stare a Venezia, e che sia colleghi che studenti sono stati gentili. Ho trascorso del tempo con dottorandi e studenti dei corsi magistrali e ho cercato di dare loro consigli di ricerca. Una dottoranda trascorrerà la primavera a Montréal grazie all'Erasmus+. 

Le colleghe più coinvolte in questo progetto sono state Claudia Antonetti e Stefania De Vido. Entrambe verranno anche in Canada e continueremo a collaborare. Le nostre specializzazioni in epigrafia, storia e storia delle religioni sono complementari. Vorrei anche creare una pagina web riguardo a Dodona online a Ca’ Foscari.

A causa del Covid ho dovuto rimandare la mia esperienza a Venezia molte volte, quindi ho accettato volentieri la possibilità di fare due lezioni in videoconferenza dal Canada. Ripensandoci credo sia stato un buon modo di rompere il ghiaccio, perché sia studenti che docenti volevano conoscermi di persona. Mi è piaciuto molto fare lezione, perché la reazione e l’interazione varia da contesto a contesto. Per quanto riguarda il mondo classico, i giovani italiani di solito hanno una formazione migliore rispetto ai coetanei dell’America del Nord, dove l’insegnamento del latino e del greco è praticamente scomparso negli ultimi decenni.

Infine, vi sono differenze strutturali tra i dipartimenti italiani e quelli canadesi. Avviare ulteriori collaborazioni sarebbe eccezionale, perché (fatta eccezione per le “maggiori” università) nessun ateneo può trattare tutti gli ambiti del sapere. La Université de Montréal, per esempio, si occupa di tutti gli studi nordamericani, incluse le culture mesoamericane, mentre Ca’ Foscari offre corsi non disponibili a Montréal, come ad esempio gli studi sull’Italia.

Professoressa Antonetti, come si è organizzato il Dipartimento per ospitare il collega canadese, e quali sono le opportunità offerte da questo tipo di scambio, soprattutto dal punto di vista della didattica e della ricerca? 

Il Dipartimento si è affidato in questo caso alla responsabile dello scambio, che sono io, e ai miei colleghi più diretti, quelli di storia antica. La mobilità del prof. Bonnechere era stata più volte rimandata a causa della situazione pandemica che impediva i viaggi intercontinentali: questo ci ha costretto a riprogrammare le attività didattiche previste ma anche a trovare soluzioni innovative. 

Grazie all'estrema disponibilità del collega, si è potuta realizzare una mobilità da remoto prima del suo arrivo: due lezioni fondamentali sulla comunicazione oracolare nel mondo greco antico si sono tenute via Zoom all'interno del mio corso specialistico di Storia e Civiltà dei Greci fra febbraio e marzo. Questo ha permesso agli studenti avanzati e ai Dottorandi di entrare in contatto diretto con il prof. Bonnechere e, una volta compresa la vastità delle sue competenze, di riflettere sulla possibilità di incontrarlo dal vivo e di far tesoro della sua esperienza per le proprie ricerche. Agli incontri da remoto ha partecipato anche lo studente cafoscarino (MA) che è attualmente ospite, grazie al medesimo scambio Erasmus + ICM, presso l'Università di Ottawa, mentre la Dottoranda che si recherà a Montréal a partire dall'aprile prossimo ha in tal modo già instaurato un rapporto proficuo con il suo docente di riferimento che è appunto il prof. Bonnechere. 

Quando perciò lui è finalmente arrivato in persona, è stato facile presentarlo ai colleghi e agli studenti e inserirlo in alcune attività didattiche, come il corso di 'Epigrafia latina: critica, contesto, strumenti digitali', tenuto dal prof. Lorenzo Calvelli. I Dottorandi si sono poi organizzati autonomamente, attraverso il loro rappresentante, per organizzare con il collega una serie di colloqui personali sui loro temi di ricerca. Anche i Marie Curie Fellows del nostro Dipartimento sono stati coinvolti nell'occasione, come la dr. Thea Sommerschield, che ha presentato a noi storici antichi e all'ospite il suo innovativo programma di epigrafia digitale Ithaca e ne ha discusso le potenzialità: tra queste vi potrebbe essere un 'test' sul corpus epigrafico delle tabelle oracolari di Dodona che sono oggetto di uno specifico progetto digitale diretto da P. Bonnechere (Dodona online). 

Le opportunità offerte dallo scambio dal punto di vista della ricerca sono perciò già rilevanti, ma potrebbero diventarlo ancor più, quando si saranno realizzate anche le nostre missioni in Canada (quella mia e quella della prof. Stefania De Vido) nel mese di maggio.

A cura di Federica Scotellaro e Joangela Ceccon