Dalla ricerca all'impresa: nuove norme per il tech transfer

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Foto di ThisisEngineering RAEng su Unsplash

Il 23 agosto 2023 è entrata in vigore la legge n. 102 del 24 luglio 2023, che modifica il 'Codice della proprietà industriale' e mette fine anche al cosiddetto ‘professor privilege’ nell’ambito del trasferimento tecnologico, collegato nello specifico alla valorizzazione dei risultati di ricerca attraverso la brevettazione.

Dal 2001 una normativa speciale per la proprietà industriale, relativa ai risultati proteggibili con brevetto o modello di utilità, ammetteva che docenti, ricercatori e ricercatrici mantenessero la titolarità di ciò che veniva da loro conseguito nell’ambito di attività di ricerca istituzionale. Il caso italiano rappresentava finora un unicum in Europa, insieme alla Svezia.

Il ‘professor privilege’ ha però creato più innefficienze che benefici: il singolo ricercatore o ricercatrice titolare dei diritti di un brevetto o invenzione difficilmente è in grado di tutelarne e valorizzarne i risultati, senza contare gli elevati costi che vanno affrontati nel processo di brevettazione: ne risulta alla fine spesso una maggiore debolezza sia in termini di ritorni economici, sia di impatto sulla società.

Con l’abolizione di questo provvedimento, l’Università diventa titolare di tutte le invenzioni nate al suo interno, con una conseguente semplificazione dei percorsi di trasferimento tecnologico e un’agevolazione del passaggio dell’innovazione dal sistema della ricerca a quello produttivo.

Il personale universitario dedicato e appositamente formato sarà poi in grado di accompagnare e gestire tutto il processo di valorizzazione dei risultati brevettabili.

“Si tratta di un passaggio importante per almeno due motivi” commenta il prof. Vladi Finotto, Delegato della Rettrice al Trasferimento di conoscenza. “Il primo perché allinea il sistema italiano agli altri nel mondo e l’università con le organizzazioni private. Si sancisce un importante principio: le università, istituzioni pubbliche, vengono incaricate della valorizzazione dell’innovazione derivante dai finanziamenti pubblici. In seconda istanza, la razionalizzazione dei processi che è sottesa a questa modifica riconosce gli enormi passi avanti fatti dalle università italiane nel campo del trasferimento tecnologico e le sfida a fare ancora meglio: ogni conoscenza utile che dovesse rimanere nei “cassetti” dei ricercatori è uno spreco sia dal punto di vista del funzionamento delle università stesse –trasferire la proprietà intellettuale significa finanziare di più e meglio la prossima ricerca– sia dal punto di vista sociale. Troppi sono i problemi pressanti che cercano soluzione oggi, pensiamo al solo cambiamento climatico: le passate indecisioni nel far “uscire” brevetti e conoscenze dai locali dell’accademia per dare risposte al mondo non sono più tollerabili. La revisione del codice traccia quindi una traiettoria chiara per le università e propone una sfida che ci sentiamo pronti a cogliere.”

Dal 2015, infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico – poi Ministero delle Imprese e del Made Italy – ha ampiamente investito nella creazione di uffici per il trasferimento tecnologico all’interno di Università pubbliche attraverso l’assunzione di figure professionali specializzate, con competenze tecniche e non solo amministrative. Lo stesso Ufficio di trasferimento di conoscenza di Ca’ Foscari, PInK (Promozione dell’Innovazione e del Know-how, www.unive.it/pink) è nato nel 2018 grazie a queste iniziative: si è ampliato in questi anni fino a includere figure dedicate al knowledge transfer e all’innovation management per occuparsi di scouting, incontri mirati con le imprese e ricerche collaborative, offrire sostegno all'imprenditorialità dei ricercatori e occasioni di formazione e networking. L’Ufficio è inoltre affiancato da un gruppo di ricercatori e ricercatrici esperti in materia di proprietà intellettuale.

La protezione e valorizzazione della proprietà intellettuale rappresenta quindi un nodo cruciale del processo di trasferimento e co-creazione con stakeholder esterni (enti, imprese, associazioni…), di cui spesso chi si occupa di ricerca non è sufficientemente consapevole: ma attraverso il supporto di personale specializzato, materiale (vedi la Guida alla IP in Moodle) e occasioni formative (il prossimo incontro è previsto a dicembre), ricercatori e ricercatrici possono seguire al meglio tutte le fasi di tutela e valorizzazione, evitando ‘scivoloni’ dati dalla fretta o dovuti alla disinformazione.

Francesca Favaro