Perchè il mare è salato? Un viaggio nell’idrologia araba verso l’anno Mille

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Il grande fiume Amu Darya, vicino Beruniy, città che ha assunto il proprio nome in onore di Al-Biruni. Di Ymblanter - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Nel IX sec. era questa la domanda che si era posto Thabit b. Qurra, matematico e astronomo persiano, che giunse ad una conclusione: l’acqua del mare è salata per non ‘marcire’ e per regolare l’evaporazione, condizione indispensabile a far funzionare l’intero ecosistema globale; un vero e proprio ciclo dell’acqua dal mare alle nuvole, dalle precipitazioni ai fiumi e così via.  Un modello che si è sviluppato in Occidente soltanto dopo l’Illuminismo, dove dominava il modello aristotelico, per cui il grosso dell’acqua dei fiumi era prevalentemente generata sotto terra per trasformazione dell’aria. Un manoscritto di Qurra, conservato presso la biblioteca di Istanbul, è oggetto degli studi del ricercatore cafoscarino di Storia dei Paesi Islamici, Massimiliano Borroni

‘Non è dato sapere se queste fossero teorie già esistenti all'epoca pre-islamica poiché i persiani scrivevano molto poco e con una scrittura molto complessa, fatta apposta per essere difficile. L’idrologia dal IX sec in poi non è una ancora disciplina a sé stante - racconta Borroni - e si trovano passi interessanti in manoscritti che parlano di altro, come ad esempio nei trattati in cui viene spiegato come si costruiscono opere di irrigazione o in testi filosofico letterari come le ‘lettere dei fratelli della purità’, pensatori che sempre nel IX sec hanno trattato diversi argomenti o gli scritti del filosofo Abu Barakat al-Baghdadi.’

Borroni sta studiando tutte le percezioni dell’ambiente in ambito islamico per poi connetterle al contesto sociale e politico-amministrativo.
Questi studi sono collegati al progetto PON: Ambiente e comunità arabofone italiane: strumenti per la promozione dello sviluppo sostenibile che si concluderà a dicembre 2024. 

Qual è l’obiettivo del progetto?

L’obiettivo è quello di ricostruire una storia della sensibilità ambientale del mondo arabo e preparare un pacchetto di materiali per raggiungere un pubblico ampio coinvolgendo anche i ragazzi e le ragazze delle scuole secondarie di secondo grado per offrire, soprattutto ai ragazzi e le ragazze di origine mediorientale, una consapevolezza del background esistente di sostenibilità e attenzione all’ambiente di provenienza islamica e creare una sorta di continuità con questa tradizione intellettuale.  

Quando l’idrologia inizia a essere considerata una vera e propria scienza?

Sicuramente con l’Illuminismo, quando si iniziano a misurare le cose. Prima aveva uno status di ‘filosofia naturale’.  E gli occidentali guardavano all’Oriente soprattutto per la matematica, la medicina e l'astronomia. 

Queste teorie sono state prese in considerazione poi dalla scienza moderna?

Molto poco, in realtà. Ma potremmo dire che il lascito di queste ‘scienze dell’acqua’ antiche sia in opere di ingegneria idraulica come le qanat utilizzate per accedere alle falde acquifere, realizzate in epoca preislamica, iranica e poi ‘islamizzate’ con norme precise di costruzione e manutenzione e una diffusione che arriva fino al Marocco, a Palermo, alla Spagna e dalla Spagna al Messico e al Perù. Un'eredità preziosissima. 

Altro protagonista dei suoi studi è Abu Rayhan al-Biruni per le cui celebrazioni lei è stato invitato ad un convegno in Uzbekistan lo scorso settembre. Cosa ha ricordato in questa occasione di questa figura poliedrica?

Al-Biruni era un matematico e astronomo persiano del XI sec. Fornì cospicui contributi nei campi della matematica, della medicina, dell'astronomia, dell'astrologia, della filosofia e delle scienze ed è universalmente riconosciuto per l’importanza dei suoi studi, tanto da avergli dedicato un cratere sulla luna, un asteroide e aver dato il suo nome ad una città nella repubblica autonoma del Karakalpakstan, in Uzbekistan.

Lo scorso settembre ho partecipato a una conferenza a Tashkent per le celebrazioni del 1050 anniversario dalla sua nascita e ho contribuito con un intervento sulla meteorologia. La meteorologia in al-Biruni è un argomento molto vasto, egli intende tutti gli eventi naturali che avvengono sotto il livello della luna: i regimi fluviali, le comete, il ciclo dell'acqua, i climi, il clima di una regione. Si stacca dalla visione greca di climi a fasce intorno alla terra (ossia secondo la latitudine) e introduce altri fattori come la distanza dal mare e la presenza di montagne nel determinare il clima di una certa regione. Ovviamente all’epoca non c’era consapevolezza di quella che è la circolazione atmosferica come la intendiamo oggi, ma offre delle spiegazioni sulle previsioni del tempo basate su un sistema di periodi, all’interno di un ciclo di anni, secondo il  movimento delle stelle e della posizione della luna, a cui associa fenomeni meteo che ci si aspetta avvengano. È come dire ‘ con luna e stelle in questa posizione mi aspetto vento da ovest’.

Uno studio di 'climatologia storica' che ancora una volta dimostra la grande attenzione del mondo arabo in età tardoantica e medievale alle questioni ambientali, all’acqua e ad una sorta di disegno divino per cui la natura si tiene su da sola, in modo perpetuo, biocentrico.
La celebrazione dello scienziato Abu Rayhan al-Biruni ha avuto una certa eco locale e sono stato invitato anche ad un talk show serale della tv uzbeka.

Statua raffigurante al-Biruni a Tashkent, capitale dell'Uzbekistan

Sara Moscatelli