#neocafoscarine: Serena Trucchi dal job market a San Giobbe

Per i giovani economisti di tutto il mondo sta iniziando la stagione del job market. L’incontro tra opportunità di lavoro nel mondo della ricerca e i talenti formatisi nelle migliori università avviene attraverso portali dedicati e meeting in varie città.

Ca’ Foscari è tra le poche università italiane presenti: per il secondo anno consecutivo sarà al job market organizzato dalla Royal Economic Society. A Londra, docenti cafoscarini intervisteranno candidati provenienti da atenei internazionali per le quattro posizioni aperte per ricercatori a tempo determinato (candidature aperte fino al 10 dicembre).

Nel 2017, partendo da un centinaio di candidature da tutto il mondo, il Dipartimento di Economia ha selezionato Serena Trucchi, proveniente dall’omologo dipartimento di UCL, tra i più prestigiosi del mondo, dove ha trascorso due anni di ricerca grazie a una borsa Marie Curie. Dottorato a Torino, post-doc a Bologna, la giovane economista da inizio novembre fa parte del team cafoscarino del grande progetto di ricerca europeo SHARE. Oltre all’attività di ricerca, insegnerà Macroeconomia a studenti di magistrale e al dottorato.

Perché Ca’ Foscari?

“La scelta è arrivata dopo varie interviste in giro per l’Europa. Ho partecipato al job market di Londra ma anche a quello francese. Poi ho scelto Ca’ Foscari perché questo dipartimento è un bel posto in cui lavorare, stimolante, dinamico. Molti colleghi si interessano dei temi di cui mi occupo come mercato del lavoro, aspettative dei consumatori, alfabetizzazione finanziaria. Penso sia un posto dove un economista vorrebbe lavorare. E poi c’è Venezia, una bella città in cui vivere e in cui mi trovo bene”.

Il progetto Marie Curie sta dando i primi risultati…

“Ho studiato il ruolo delle aspettative nelle scelte di consumo delle famiglie durante la crisi. L’analisi è stata svolta su dati olandesi, ma è rappresentativa di dinamiche che hanno riguardato anche altri paesi europei, Italia compresa, in corrispondenza dei due grandi crolli dei consumi registrati nel 2008-2009 e nel 2011-2012. Vediamo come nel secondo caso la contrazione dei redditi venga percepita dagli individui come meno temporanea, più di lungo periodo. E aumenta l’incertezza. Questo ha avuto effetti sensibili sui consumi: le famiglie si sentono più povere”.

Avete studiato anche il rapporto tra ricchezza e consumi durante la crisi, con quali esiti?

“La crisi ha determinato un crollo nel valore delle azioni del 60% in Italia. Abbiamo osservato come questo shock, una sorpresa per i risparmiatori, abbia determinato una riduzione nei consumi. L’effetto è stato importante. Per ogni euro perso nella ricchezza finanziaria rischiosa abbiamo una riduzione nel consumo totale di 8-9 centesimi di euro”.

Un altro suo campo di interesse è l’alfabetizzazione finanziaria...

“Sì, abbiamo valutato il ruolo delle politiche informative delle banche nel promuovere tale alfabetizzazione. Dove c’è un impegno degli istituti nell’informare il consumatore notiamo un effetto positivo, specialmente su fasce deboli della popolazione come gli anziani”.