Hate speech and big data: i linguaggi dell'intolleranza nell'analisi del progetto ODYCCEUS

I social media, le discussioni e le notizie, talora deformate, nel web influenzano significativamente l’odierna comunicazione, l’organizzazione e l’espressione di singoli e gruppi: una discussione aperta di recente dall’Università Ca’ Foscari grazie al progetto di ricerca ODyCCEuS, che vedrà confrontarsi dal 18 al 20 ottobre 2018 studiosi internazionali sui linguaggi dell’intolleranza nel convegno “Hate Speech and Big Data: ODYCCEUS conference in Digital History and Digital Humanities”, ospitato a Ca’ Dolfin e in Sala Berengo nella sede storica di Ca'  Foscari.

Sette atenei tra cui Ca’ Foscari hanno creato nel 2016 grazie a un cospicuo finanziamento europeo un network di ricerca per studiare come nascono e si diffondono i conflitti sociali e culturali. Attraverso l’analisi del linguaggio e il suo utilizzo nel web e nei social media potremmo essere in grado di rilevare preventivamente e monitorare il numero crescente di crisi dovute a differenze culturali e visioni divergenti, e tentare di risolvere i conflitti prima che sfocino in violenza. Il progetto, denominato ODyCCEuS – Opinion Dynamics and Cultural Conflict in European Space, è finanziato dal programma Horizon 2020 “Future and Emerging Technologies” e comprende – oltre all’ateneo veneziano – il Max Planck Institute e l’Università di Lipsia, le Università di Paris 6 e Paris 7, l’Università di Chalmers (Goteborg, Svezia), l’Università di Amsterdam, la Vrjie Univesiteit di Bruxelles.

Le interazioni sociali che si intrecciano nel nostro presente digitalizzato e connesso raggiungono una rapidità, una dimensione e una densità difficilmente tracciabile. L’alta mobilità ne complica l’analisi e mina l’apprendimento dall’esperienza, risultando in potenziali crescenti di conflitto.

 “Il conflitto non è solo l’effetto di interessi divergenti, ma anche il risultato del modo in cui culture e visioni diverse filtrano e modellano la propria interazione, la rappresentazione individuale e sociale e le intenzioni verso un’azione o evento” spiega il team cafoscarino, composto da Massimo Warglien (coordinatore del team, Dipartimento di Management), Marco Li Calzi (Dipartimento di Management), e Simon Levis Sullam (Dipartimento di Studi Umanistici); del gruppo di ricerca veneziano fanno inoltre parte Roland Muhlenbernd, Deborah Paci e Rocco Tripodi. “Abbiamo bisogno di teorie del conflitto che comprendano l’intenzione e la rappresentazione, e non più solo l’interesse.”

Scopo del convegno che si terrà a Ca’ Foscari è analizzare attraverso i Big Data (l'insieme delle tecnologie e delle metodologie di analisi di dati massivi ed eterogenei, per scoprire i legami tra fenomeni diversi e prevedere quelli futuri) la formazione e circolazione di linguaggi intolleranti, razzisti e xenofobi.

Per la parte storica, attraverso gli approcci della Digital History – in particolare la Digital Text Analysis e la network analysis – viene investigato il caso dell’antisemitismo francese nell’Ottocento, che sfociò nella crisi democratica dell’affare Dreyfus a fine secolo. “In questo caso i Big Data sono costituiti da un corpus di circa 60 mila testi derivanti dal database Gallica della Bibliothèque Nationale de France (www.gallica.bnf.fr)” spiega Levis Sullam, che modera la sessione del 19 ottobre. “Di questi testi, in cui emerge la questione ebraica, vengono studiati la concentrazione cronologica e i diversi filoni ideologici di cui sono portatori: dall’antisemitismo religioso, a quello economico, a quello politico.” Un altro caso storico preso in esame con approcci digitali per individuarne le fonti testuali è quello dei “Protocolli dei Savi anziani di Sion”, un noto falso antisemita di inizio XX secolo, ancora oggi largamente diffuso in tutte le lingue, che sostiene in modo fantasioso l’esistenza di una cospirazione ebraica mondiale.

Al convegno parteciperanno sia esperti cafoscarini, come Walter Quattrociocchi, specialista di fake news in rete, Luc Steels, esperto di linguistica computazionale, Dorit Raines e Stephen White, con un intervento su un progetto pilota di trascrizione automatica dei manoscritti; sia studiosi di fama internazionale, come Richard Rogers, professore di New Media all’Università di Amsterdam, e Franco Moretti, fondatore del Literary Lab della Stanford University.

“L’auspicio – conclude Levis Sullam – è che dall’interazione delle nuove tecnologie con le scienze umane, dall’intreccio tra analisi qualitative e quantitative, possano emergere interpretazioni più complesse dei comportamenti collettivi conflittuali con radici politiche, culturali e religiose, per porre così  le premesse di un futuro più tollerante e più aperto alla conoscenza e all’accoglienza reciproca”.

Sito web del progetto europeo: https://www.odycceus.eu/#content
Agenda evento: https://www.unive.it/data/agenda/2/22981

HELENE DUCI