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Una, cento, mille Venezie

Quante Venezie esistono nei toponimi? L’idea di una natura plurima del concetto di Venezia è alla base del saggio di Lorenzo Calvelli, Venetiae, che vedrà la pubblicazione nel primo numero di Vesper. Journal of Architecture, Arts and Theory (nuova rivista scientifica del Dipartimento di Culture del Progetto dell'Università Iuav di Venezia - Dipartimento di Eccellenza, diretta dalla Prof.ssa Sara Marini ) che sarà dedicato al racconto di una Venezia extra-ordinaria, che superi le convenzionali interpretazioni della città lagunare.
Il saggio indaga gli usi del toponimo Venetiae, che è attestato dalle fonti scritte sin dalla prima età romano-imperiale. Già in epoca antica esistevano più Venetiae, come scriveva anche nell'XI secolo il diacono Giovanni, cappellano del doge Pietro Orseolo. Le Venetiae possono dunque essere già considerate più di una, quantomeno a partire dall'età romano-imperiale.

Già nella monumentale opera di Plinio il Vecchio compare infatti una molteplice nozione del termine Venetia, che vede sia una fascia marittima estremamente ristretta, priva di insediamenti antropici identificabili come città, che un territorio posto in mediterraneo regionis, ovvero, diremmo oggi, in terraferma, dove sono localizzate la colonia di Este e gli oppida di Asolo, Padova, Oderzo, Belluno e Vicenza.

Quindi una Venezia proiettata verso il mare e ad esso legata, e un’area invece di terraferma, con usi e vocazione diversa, insomma un sistema complesso e articolato.

A queste due Venezie se ne aggiunge una terza, corrispondente alla metropoli lagunare, che divenne, tra il medioevo e l'età moderna, uno dei principali centri urbani d'Europa e del Mediterraneo. La si intuisce dalle parole che Francesco Guicciardini fece pronunciare al doge Leonardo Loredan: «è stupendissimo il sito suo; posta, unica nel mondo, tra l'acque salse, e congiunte in modo tutte le parti sue che in uno tempo medesimo si gode la comodità dell'acqua e il piacere della terra […]. E quanto sono maravigliosi gli edifici publici e privati, edificati con incredibile spesa e magnificenza, e pieni di ornatissimi marmi forestieri e di pietre singolari condotte in questa città da tutte le parti del mondo».
Insomma una città con confini estremamente mutevoli e indeterminati, dislocati fra acqua e terra nel contesto geografico dell'Italia nord-orientale, confini che arrivano in alcuni casi a estendersi nel “Golfo di Venezia”, fino a Istria, Dalmazia e Grecia.

“La pluralità semantica del toponimo prosegue fino ai giorni attuali, in cui molteplici Venezie si sovrappongono nell'epoca dell'iperturismo e della realtà virtuale – spiega Lorenzo Calvelli Nonostante le insidie dei cambiamenti climatici e l'assedio del turismo incontrollato, la Venezia dei mattoni e delle pietre reimpiegate resiste e si moltiplica nelle sue copie, sparpagliate per tutto il mondo, così come negli immaginari e nelle aspettative di chiunque la visiti. Oggi le Venezie non sono più due o tre, ma milioni o miliardi, riprodotte dai dispositivi digitali e ricreate nella realtà virtuale. Tuttavia, come ricordava il diacono Giovanni, una città è fatta anche da coloro che ora vi dimorano. Secondo il cronista, nella Venezia delle origini viveva felicemente una folta popolazione: la sfida della Venezia di domani è dunque quella di invertire la tendenza all'abbandono del centro storico da parte dei suoi residenti, garantendo loro una migliore qualità della vita, affinché nello «stupendissimo […] sito» guicciardiniano si possa tornare ad abitare feliciter”.

Il saggio, nell'ottica di rinsaldare i legami di collaborazione tra IUAV e Ca' Foscari, verrà pubblicato su Vesper, una nuova rivista scientifica semestrale, multidisciplinare e bilingue (italiano e inglese) che indaga le relazioni tra forme e processi del progetto e del pensiero. Il primo numero della rivista, dal titolo Supervenice, uscirà nel novembre 2019:
http://www.iuav.it/DIPARTIMEN/IRIDE/IRIDE/PARD/RIVISTA/numeroinco/

FEDERICA FERRARIN

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