Francesco Serena, da Ca' Foscari a OTB grazie al Career Day

Francesco Serena studia Marketing e Comunicazione a Ca' Foscari e da qualche mese è stato assunto da OTB - il gruppo fondato da Renzo Rosso a cui fanno capo marchi quali Diesel, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf - grazie alla recruiting session della Luxury&Fashion week, uno degli eventi legati ai Career Day di Ca’ Foscari. Ci siamo fatti raccontare la sua esperienza, che si divide tra gli studi universitari e il lavoro nel ramo della comunicazione per una delle società più importanti nel campo della moda.

Quando hai iniziato l’università avevi già chiari i tuoi obiettivi lavorativi o ci sono state tappe nel tuo percorso universitario che pensi siano state fondamentali per raggiungerli?

Inizialmente avevo due grandi rami in cui mi sarebbe piaciuto lavorare: quello in cui sono adesso, ovvero il lato comunicazione, e un ramo totalmente opposto, che è quello finanziario. Ho fatto la mia scelta durante il terzo anno di triennale, perché in un periodo più scarico di corsi ho frequentato quello di Economia e Finanza della magistrale per capire se mi sarebbe potuto piacere e ho capito che in realtà non era la mia vita, così ho deciso di prendere l’altro ramo e ad oggi sono veramente felice di aver fatto questa scelta.

Parlando della tua attuale esperienza lavorativa presso OTB: come ti si è presentata questa opportunità?


Innanzitutto, l’opportunità mi si è presentata durante un Career Day, quello del Luxury and Fashion. Tra le aziende c’era anche OTB, che ha tenuto un breve speech riguardante la loro azienda e poi c’era la possibilità di fare dei colloqui, in realtà non con OTB, ma con Diesel, che è uno dei brand di OTB. Ho quindi fatto un colloquio con loro come tutti gli altri ragazzi presenti, poi una settimana circa dopo ho fatto un’application su Linkedin relativamente ad una posizione in Diesel e sono stato ricontattato dopo circa 10 giorni per la posizione che ricopro attualmente, non in Diesel, ma in OTB. Il primo colloquio l’ho fatto tramite una piattaforma di recruiting gestita dall’HR di Diesel, dopo questo c’è stato un colloquio telefonico con l’HR di OTB e infine ho fatto un colloquio in sede con l’HR di nuovo e un secondo colloquio in sede con l’HR e il mio manager di riferimento.

Cogliere questa esperienza ha cambiato molte cose per te?

Sì, sono cambiate parecchie cose! Innanzitutto, adesso sto facendo il secondo anno di magistrale e ovviamente non posso frequentare avendo un lavoro full time. Da un lato mi stimola sicuramente a cercare di migliorare le mie capacità organizzative, lavorando e cercando di concludere questo che speriamo sia il mio ultimo anno di università. Sento comunque un po’ di difficoltà dovuta al doppio impegno: non potendo frequentare mi rendo conto di fare più fatica ad assimilare certi concetti e che le spiegazioni dei docenti sono molto d’aiuto, anche se cerco di studiare con gli appunti dei miei amici, oltre che con le slide e i libri. Oltre al fatto che mi dispiace mancare a determinati workshop o lavori di gruppo con le aziende, che sono una parte importante per il mio corso di laurea.  Penso comunque che sia stata una bella opportunità entrare in OTB, ormai sono quattro mesi che sono qua: è una bella azienda, molto dinamica e soprattutto molto giovane: nel mio ufficio, nell’Area Digital, siamo in nove e l’età massima arriva a trentaquattro anni!

Quali sono le caratteristiche che un’azienda del calibro di OTB cerca nei giovani e, nel nostro caso specifico, negli studenti e neolaureati?

Sicuramente, secondo almeno la mia esperienza in questi mesi, tanta capacità di lavorare in gruppo, perché quasi metà delle mie ore di lavoro vengono occupate da meeting, riunioni e progetti con altre persone. Sicuramente anche la conoscenza perlomeno di un inglese lavorativo, diciamo un livello B2: ovviamente dipende dalla posizione e dal ruolo che si ricopre, ma per quanto mi riguarda quasi ogni giorno mi interfaccio con persone estere e quindi l’inglese è fondamentale. Ovviamente non è richiesta la professionalità da madrelingua, perché come non l’abbiamo noi, non ce l’hanno anche loro, ma è fondamentale riuscirsi a capire.
Poi è fondamentale un certa voglia di mettersi in gioco, non bisogna lasciarsi sopraffare dalle molte cose nuove che si presenteranno, perché è normale che all’inizio sia così: ci sono tante dinamiche nuove quando si entra nel mondo del lavoro che non si studiano sui libri dell’università e comunque dopo un po’ di tempo viene richiesto di proporre idee e dare la propria opinione in merito, perché la visione di una persona nuova  è diversa e può portare alla luce dettagli che una persona ormai entrata nel mind set di quel tipo di lavoro non riesce a cogliere.

Dato che sono sempre di più i ragazzi che vorrebbero entrare nel campo della comunicazione, cosa ti senti di dire agli studenti che intendono intraprendere una carriera simile alla tua?


Di buttarsi. Ovviamente buttarsi non vuol dire rischiare tutto o fare chissà cosa, ma semplicemente provare a fare dei colloqui e anche prendersi delle porte in faccia: anche il solo fatto di mandare curriculum, fare applicazioni e fare colloqui, anche se veniamo scartati, aiutano a imparare a gestire lo stress che tutti abbiamo avuto in quei momenti, io compreso. Poi non bisogna mai smettere di imparare e dare sempre ascolto a quello che ci viene detto in fase di colloquio e anche prima, inoltre è sempre bene andare preparati ai colloqui e rispetto all’ambiente in cui si vorrebbe lavorare. Se ci si propone per un’azienda, è meglio informarsi bene riguardo a cosa si occupa, come sta andando ultimamente, quali sono i suoi punti di forza. In poche parole: non andare allo sbaraglio.
Se invece ci si sposta all’estero, l’attenzione delle aziende si sposta dal titolo di studio alle competenze che una persona ha: quel che conta per loro è trovare una persona che sia attiva e con tanta voglia di fare. Non importa che tu abbia una laurea triennale o magistrale a quel punto, perché molte competenze le puoi acquisire solo e soltanto lavorando sul campo.

A cura di Alessia Zannoni

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