Garantire la stabilità finanziaria ai tempi del coronavirus

La Banca centrale europea lascia i tassi d’interesse invariati, la presidente Christine Lagarde esterna sul ruolo della sua istituzione nelle dinamiche dello spread, la borsa di Milano registra un record negativo peggiore del crack di Lehman Brothers e dell'11 settembre, il presidente della Repubblica Mattarella chiede solidarietà, non ostacoli.

Il 12 marzo 2020 rimarrà nella storia della finanza, perlomeno italiana, per molto tempo. Nello stesso giorno, un gruppo di studiosi di livello internazionale pubblicava un documento su “Coronavirus e stabilità finanziaria che analizza il problema (crollo di liquidità per le imprese), propone vie d’uscita (misure fiscali coordinate e mirate) e ‘scagiona’ la Bce: difficilmente misure di politica monetaria possono dissetare le casse delle imprese.

Ne parliamo con una delle autrici del documento, Loriana Pelizzon, professoressa di Finanza a Ca’ Foscari e all’Università Goethe di Francoforte.

Professoressa Pelizzon, partiamo da quanto appena accaduto. Cosa ci insegna questo giovedì 12 marzo?

“Tra il 12 marzo ed il 13 marzo sono successe molte cose, le borse che hanno perso quasi il 15% il 12 e hanno poi avuto un rimbalzo. La presidente della Bce Lagarde ha comunicato chiaramente che il rischio sistemico che il coronavirus sta generando non è affrontabile solo con strumenti di politica monetaria, anche se la Banca centrale europea farà la sua parte, ma serve un intervento fiscale.

A fronte di questo intervento, oggi il presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha presentato il “Bazooka” europeo: riduzione delle limitazioni del patto di stabilità e quindi via libera agli aiuti di stato in tutti i paesi europei. Questa scelta è in linea con l’idea che serve velocemente un intervento fiscale più che monetario, ma non risolve tutti i problemi, in particolare il rischio sovrano nel caso il debito pubblico di alcuni stati europei, incluso l’Italia, diventi troppo elevato.

Quanto manca nell’intervento della presidente Ursula Von Der Leyen è un serio piano di solidarietà europea a partire, per esempio, da una cassa integrazione per i lavoratori europea”.

Al contrario delle crisi del 2008 e del 2011, oggi il problema non nasce nei mercati. Questa diversa natura del virus mette al riparo banche e stati?

“Contrariamente al crollo del mercato finanziario del 2008, e alla crisi sovrana del 2011 è il settore reale che è stato colpito a livello globale, a causa dell'elevato livello di interconnessione della produzione e della distribuzione in tutto il mondo. Sebbene questa interruzione dell'attività economica inizialmente causi problemi di liquidità a privati, imprese e banche, la loro interconnessione potrebbe trasformare il problema di liquidità in un problema di solvibilità per imprese e banche.

Con una riduzione dei flussi di cassa, le aziende hanno infatti difficoltà a pagare i propri fornitori, dipendenti e, in definitiva, le loro banche, anche se i loro modelli di business sono solidi. Pertanto, in un mondo ideale, l'epidemia pone un problema di liquidità, non di redditività a lungo termine per le imprese. In realtà, le informazioni si diffondono in modo imperfetto e l'accesso ai finanziamenti può essere negato ad alcune aziende, trasformando la riduzione della liquidità in un problema di solvibilità, causando eventualmente il fallimento di imprese che sono redditizie.

In Europa, le banche sono i principali creditori e dovrebbero creare accantonamenti per perdite su crediti, con conseguente svalutazione della loro adeguatezza patrimoniale se fornissero la liquidità che le imprese oggi necessitano. Stiamo già assistendo a questo fenomeno in Italia, dove le banche hanno iniziato a concedere moratoria sui loro prestiti in essere, per evitare il default delle stesse. Questo può creare poi dei problemi di solvibilità anche alle stesse banche. In questo caso ci sarebbe un effetto di amplificazione perché i governi, oltre al sostegno diretto a imprese e privati, dovranno offrire un piano di salvataggio anche alle banche.

Se in uno Stato i livelli del debito sovrano sono già elevati, anche la capacità di finanziamento dello Stato è limitata e potrebbe innescare una spirale perversa tra rischio sovrano, rischio bancario e ancora rischio sovrano (doom loop) come nel 2011”.

Suggerite azioni coordinate a livello europeo, cosa metterebbe in cima alla lista delle priorità?

“Un sistema di assicurazione e ammortizzatori sociali a livello europeo e una moratoria nei pagamenti dei prestiti alle imprese che però non vada ad incidere poi sui bilanci delle banche che concedono questa moratoria. In questo modo, le imprese con carenze di liquidità possono esternalizzare temporaneamente parte dei salari oltre all’assicurazione contro la disoccupazione, finanziata con contributi previdenziali. Pertanto, vi è, per un periodo limitato, la condivisione del rischio di occupazione tra i lavoratori.

A livello europeo, tale supporto potrà essere concordato solo se si riesce ad evitare il moral hazard e cioè che imprese già vicine al fallimento (zombie firms) ne approfittino per ricevere tali sussidi, una condizione preliminare affinché il sistema sia economicamente efficiente e politicamente accettabile. Un indicatore oggettivo per tali sussidi potrebbe essere il pagamento dell’Iva dell’anno precedente, in questo modo si andrebbe ad evitare il finanziamento di zombie firms e anche di imprese che nel passato poco hanno contribuito alle entrate dello Stato magari perché evasori.

Le banche di sviluppo statali in Europa possono fungere da canali per raggiungere le imprese solventi ammissibili, come la Cassa Depositi e Prestiti sta già facendo in Italia. Le istituzioni finanziarie sovranazionali, in particolare la Banca per gli Investimenti Europei e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, attraverso il loro accesso alle banche e ai mercati dei capitali in tutta Europa, possono fornire i finanziamenti necessari.

Il sistema, se applicato con successo, fornirebbe un ponte durante il periodo di crisi, per aiutare le imprese colpite ed evitare le inefficienze e la perdita di competenze e competitività dell’Europa qualora queste imprese in questo breve periodo di tempo fossero costrette al fallimento”.

Il governo italiano sta varando misure a sostegno dell’economia con una dotazione che potrà arrivare a 25 miliardi. Quali sono o dovrebbero essere gli stimoli per rispondere al problema che evidenziate, quello della liquidità nelle imprese?

“Il governo Italiano, anche se ha ora la massima flessibilità su aiuti di Stato e patto di stabilità non può di certo permettersi di mettere in campo fondi illimitati come dichiarato dalla Germania (con un primo stanziamento di 550 miliardi!). Può usare i fondi che ha messo a disposizione per supportare le banche nella moratoria sui prestiti e per fornire liquidità diretta alle imprese. Ma per evitare che questa crisi temporanea diventi una crisi di più’ lunga durata serve un intervento di solidarietà a livello europeo”.

Enrico Costa