Ricerca sul ruolo di potere delle monache medievali

Donne potenti e determinate, le monache medievali sono figure cruciali per esplorare dal punto di vista storico la relazione complessa, e sempre attuale, tra genere e potere. Un’immagine ben lontana da quella delle loro ‘colleghe’ recluse, infelici e senza vocazione -  come ci vengono raccontate – più moderne, del XVII-XIX secolo.

Questa analisi comparativa è l’epicentro dello studio di Veronica West-Harling, ricercatrice dal curriculum internazionale formatasi tra La Sorbonne, Oxford e Cambridge, ora a Ca’ Foscari con una borsa ‘Marie Curie’ finanziata dall’UE all’interno del programma Horizon2020.

Le monache del primo Medioevo erano – secondo gli studi dI West-Harling - al vertice del mondo politico. Erano donne che non sempre potevano esercitare un potere regale o ducale in modo diretto, in una società dove il potere era maschile, ma lo facevano tramite la loro influenza sui maschi della famiglia, con un ruolo di controllo sociale, di gestione di grandi patrimoni e di custodia della storia di famiglia. La vita monastica, in un mondo in cui essere sposata e dunque partorire era sempre un grande rischio, poteva essere una scelta di carriera.

La ricerca comparativa e interdisciplinare che la studiosa conduce a Ca’ Foscari verte su Famiglia, potere, memoria:il monachesimo femminile in Italia tra 700 e 1100. Il fenomeno del monachesimo medievale, che non comportava un ritiro dal mondo ma un pieno coinvolgimento nella sfera  politica, economica e culturale, risulta essere quindi un tassello essenziale per  capire la società del tempo. Dal loro inizio in Occidente nel V secolo, i monasteri hanno un ruolo fondamentale nelle comunità locale, particolarmente in campagna, dove rappresentano centri sociali, economici e religiosi, scuole e biblioteche.

Nello studio del monachesimo occidentale, l’Italia è un centro molto importante, ricco di monasteri famosissimi in tutta l’Europa.
Sotto la lente dI West-Harling ci sono in particolare cinque istituzioni femminili rappresentative per la composizione politica, sociale ed etnica dell’Italia dall’ottavo secolo in poi: San Salvatore o Santa Giulia di Brescia, Santa Sofia di Benevento, Sant’Andrea Maggiore a Ravenna, San Zaccaria a Venezia e San Ciriaco a Roma.

Questi ricchi monasteri hanno lasciato un’ampia varietà di fonti, tra le quali i racconti della loro fondazione, insieme a carte di donazioni, liste di monache e delle rispettive famiglie con cui avevano legami economici e spirituali molto stretti. E’ così possibile studiare, per esempio, i rapporti tra la dinastia fondatrice e il monastero, a cui la famiglia donava terre e beni su cui continuava comunque a mantenere il controllo, considerando il monastero stesso non solo un centro di preghiera per le anime della casata, ma anche un vero e proprio possedimento.

L'intervento della ricercatrice all'inaugurazione dell'anno accademico 2015/16