Come l'uomo si sincronizza con il mondo? Enamare ce lo spiega

Come si connette l’uomo con il mondo circostante e quali ne sono le conseguenze? Le tre parole chiave sono: corpo, cervello, ambiente. Nessuno di noi è soltanto corpo, o soltanto cervello, ma tutto deve essere iscritto in un ambiente circostante che sollecita e genera diverse esperienze percettive.

Con questo approccio interdisciplinare basato sulla filosofia, ma che integrerà i risultati della ricerca nelle neuroscienze e nella biologia, è stato tracciato il progetto ENAMARE: Enactive model of aesthetic experience through rhythm and entrainment di Carlos Vara Sanchez, Marie Curie +1 a Ca’ Foscari dal 2017 (Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, sotto la supervisione della prof.ssa. Roberta Dreon) cui l’ateneo ha garantito un anno aggiuntivo di contratto e che presenterà prossimamente un progetto ERC con Ca' Foscari.

L’idea parte da molti filosofi dell’antichità, la nostra relazione con il mondo non è esclusivamente intellettuale, ma c’è anche una relazione tra noi e il mondo, fra l’ambiente e noi e le altre persone, un modo di condividere l’esperienza che non è solo nel linguaggio, ma anche nel movimento, nello sguardo, un’influenza che limita e controlla l’esperienza condivisa.

“Il mio intento è quello di creare un modello che utilizzerà strumenti concettuali provenienti dalla teoria dei sistemi dinamici, per acquisire una migliore comprensione di come l’uomo si sincronizza al mondo, e le relative conseguenze – spiega Vara Sanchez -. Questo a partire dall'esperienza estetica, perché è l’esperienza che informa tutta la vita, non solo quando vado in un museo, ma anche quando passeggio per la strada, mi compro una maglietta o faccio conversazione con un amico. Questa componente estetica si può spiegare in un modo dinamico di un’evoluzione tra la relazione dei diversi ritmi corporali e dell’ambiente in una sorta di sincronizzazione, per esempio, quando stai ascoltando musica, il corpo si muove spontaneamente seguendola. Tutto il processo di conoscenza non accade solo nel cervello, ma tutto il corpo ha un ruolo: la respirazione, il ritmo cardiaco, i movimenti della digestione, è un sistema condiviso tra ambiente, corpo, cervello che sono tre elementi correlati che si influenzano reciprocamente e dinamicamente”.

La conoscenza è un dunque un sistema condiviso tra ambiente, corpo, cervello.

Uno dei più influenti filosofi che hanno teorizzato questo concetto è stato John Dewey (1859-1952) al quale Vara Sanchez si ispira. Fu lui a ipotizzare che l’esperienza di percezione non accade solo nel cervello, ma c’è un ritmo condiviso tra ambiente, corpo e cervello. Per Dewey l’estetica è una fase di ogni esperienza e non si ha solo guardando un bel quadro, ma in ogni momento della vita.

Sanchez riprende e riattualizza questo filone di pensiero, sulla scia delle recenti scoperte delle scienze cognitive in una sintesi che guarda al futuro.

Importante in questo è senza dubbio la sua formazione che non ha seguito un percorso lineare, ma ha attinto a diverse scienze: laurea in biologia, magistrale in neuroscienze, magistrale in studi umanistici, filosofia, e dottorato in estetica, gli hanno conferito la capacità di guardare dall'alto e vedere le connessioni, di fare paragoni arditi e avere una sensibilità particolare.

I risultati del suo progetto di ricerca, concluso quest’anno, hanno portato all'elaborazione di un modello teoretico della componente estetica dell’esperienza come interazione ritmica tra narratività e attenzione che sta alla base anche dell’esperienza quotidiana.

"In altre parole, un’esperienza presenta una componente estetica se la nostra attenzione è catturata da qualcosa che è rilevante per noi stessi – ci spiega Carlos Vara Sanchez - . Gli aspetti dell’attenzione influenzano come ci focalizziamo sull'ambiente e quelli narrativi sono responsabili per come ciò che stiamo sperimentando è influenzato da ricordi, gusti personali, influenza culturale, aspirazioni. Questa interazione tra processo narrativo e attenzionale è il "ritmo" che condiziona le nostre decisioni. Ci fa agire in un modo o in un altro. Qualche volta siamo consci di questo processo – stiamo per esempio guardando un film e realizziamo come l’esperienza del personaggio principale sia correlata alla nostra situazione attuale – tuttavia, qualche volta, l’estetica influenza le nostre decisioni senza che noi ce ne rendiamo conto".

Il lavoro di ricerca che Vara Sanchez sta svolgendo si concentrerà soprattutto sul concetto di ritmo del quale vuole dare una nuova definizione che verrà pubblicata quest’anno in un articolo scientifico. Il ritmo è un modello che spiega le interazioni tra cervello, corpo e ambiente che si influenzano reciprocamente attraverso attività oscillatorie. Si sa infatti da tempo che differenti parti del cervello originano differenti modelli di oscillazione che dipendono da differenti compiti e situazioni: se stiamo prestando attenzione a quello che sta accadendo nell'ambiente, se siamo assorti nei nostri pensieri, se siamo svegli o stiamo dormendo. Alcuni esempi sono la condivisione di alcuni schemi ritmici nelle oscillazioni del corpo che influiscono sull'esperienza di coesione in un gruppo sociale oppure il modo in cui il rapporto fra le frequenze di respirazione e di battito cardiaco incide sulla percezione di quello che è intorno a noi.

Nel futuro Vara Sanchez intende espandere i confini del suo progetto andando oltre l’estetica e studiando le relazioni tra oscillazioni differenti di corpo e cervello in ambiti specifici di interazione sociale. 

Un’area importante di espansione di questa ricerca è la pedagogia, che studia per esempio come suggestionare l’attenzione degli alunni in aula con colori o suoni, presupponendo come cambia se le pareti sono per esempio bianche, se si sente musica o altro.

Un’altra area di applicazione di questi studi può essere l’urbanistica, il modo in cui la struttura urbana di una città influisce sulle nostre dinamiche sociali, ma anche il mondo dell’intelligenza artificiale, il modo in cui l’interfaccia di un sistema o un'applicazione incidono sulla nostra capacità di interagire con il sistema.

FEDERICA FERRARIN