La scomparsa di Giuseppe Maria Pilo

La storia dell’arte e l’ateneo hanno perso con la scomparsa di Giuseppe Maria Pilo di Capaci un grande studioso, un ricercatore appassionato e prolifico con all’attivo oltre 700 pubblicazioni, un amante della cultura e del patrimonio artistico.

Docente emerito di Ca’ Foscari, era arrivato nel ‘94 nel nostro ateneo da Udine e vi è rimasto fino alla pensione; aveva ricoperto numerosi ruoli nell’ambito museale (Direttore del Museo di Bassano, dei Concordi di Rovigo, di Pordenone) aveva curato mostre di rilievo, si era dedicato in particolare all’arte veneziana e a pittori come Tintoretto, Giambattista Tiepolo, Tiziano, Lorenzo Lotto, Sebastiano Ricci e molti altri.

Nella sua lunga vita (aveva 91 anni) aveva ricevuto vari riconoscimenti tra cui l’onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana ed era Confratello della Scuola Grande di San Rocco.

Sua creatura era ARTE|Documento, rivista di Storia e tutela dei Beni culturali da lui fondata e diretta.

Aveva inoltre curato nel 2005 il volume uscito per Marsilio che documentava il delicato intervento di restauro della sede sul Canal Grande del nostro ateneo dal titolo Ca' Foscari: storia e restauro del palazzo dell'Università di Venezia.

I funerali si svolgeranno domani 4 novembre nella Chiesa di SS Trinità a Bassano del Grappa

Di seguito il ricordo del prof. Giuseppe Barbieri, Direttore del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali

"Negli ultimi tempi ho avuto soprattutto una relazione telefonica con il prof. Giuseppe Maria Pilo, che ci ha lasciato a 91 anni domenica scorsa. Era sempre meglio rispondere in tempo reale, perché erano tutte chiamate dettate da un senso di urgenza, e spesso di emergenza, per quanto si trattasse sempre di situazioni rapidamente risolvibili. Ma Giuseppe Maria era fatto così e le passioni che lo muovevano (negli ultimi anni, almeno con me, soprattutto la sua rivista “Arte|Documento”, fondata a Udine nel 1987, giunta al 36º numero, da molti anni domiciliata al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali del nostro ateneo) non ammettevano ritardi o rinvii. Era questo (con altri, di maggiore spessore) un tratto costante e saliente di un’attività instancabile, durata sette decenni, senza pause.

Il prof. Pilo non ha mai lesinato sulle passioni: quando ha diretto e fondato musei, quando ha fondato e presieduto Facoltà e corsi di laurea, quando ha fondato e diretto riviste, curato mostre, quando scriveva, visto che è morto con due saggi quasi conclusi, in una bibliografia complessiva che supera i 700 titoli. Il primo corso di studi in Beni Culturali lo ha avviato lui, a Udine, a metà degli anni ’80 ed è stato l’unico in Italia per quasi un decennio: è stato grazie all’attivazione di quel corso che ho cominciato a insegnare all’università. E grazie a lui, con la mediazione decisiva di Giuseppe Mazzariol (ricordo ancora oggi nitidamente il divertente incontro a tre in piazzetta San Marco).

Ci è voluta una grande passione per riunire a Udine (in una “caserma” culturale ancora priva di biblioteche, poi allocata in un seminario) centinaia di studenti che venivano da tutta Italia, isole comprese, e decine di professori, perché il preside Pilo andava a Roma e tornava di soppiatto con l’assegnazione, anno per anno, di dieci, venti, quindici cattedre di prima e di seconda fascia. A inizio anni ’90 a Udine insegnarono contemporaneamente 7 professori ordinari di Storia dell’Arte Moderna, più che a Roma e a Firenze messe insieme, per non parlare di Venezia. Anche al Ministero insomma era difficile resistergli, ma Giuseppe Maria ha usato in maniera impareggiabile quelle ingenti risorse.

Anche solo elencare sommariamente i suoi temi di ricerca è una faccenda troppo lunga: pittura veneta dal XVI al XVIII sec., soprattutto, ma anche l’amato Rubens, la musica antica, la conservazione del Cultural Heritage, i restauri come fonte di conoscenza. Avremo certo modo per riprendere la sua “lezione”, perché non è stato solo uno studioso, ma un appassionato docente: alla fine nel nostro ateneo, una collocazione inseguita anche qui con tenace passione. Lo faceva con il suo stile, certo: spesso ci voleva parecchio per sentirlo arrivare al punto, ma anche le spirali precedenti che tratteggiava erano importanti. Tutto il contrario di quando guidava la macchina, un’altra passione condivisa a Udine con Ugo Duse: lì c’era davvero da avere paura… gli sia lieve la terra".

Federica Ferrarin