Laboratorio Demo-Etno-Antropologico

Il Laboratorio di ricerca Demo-Etno-Antropologico (LAB-DEA) opera secondo le finalità scientifiche e didattiche previste dalla qualità della ricerca promossa e sviluppata dall’Ateneo. Svolge attività scientifiche di ricerca nel campo dell'antropologia culturale e sociale, dell'etnologia, dell'etnografia e dell'etnolinguistica attraverso la realizzazione di progetti di ricerca senza alcuna limitazione tematica o geografica.

Si propone come percorso formativo interdisciplinare propedeutico all’attività di ricerca dei laureandi, finalizzato al perfezionamento delle metodologie della ricerca e dell’analisi scientifica nelle discipline demo-etno-antropologiche, con particolare riferimento alla ricerca sul campo attraverso la realizzazione di progetti etnografici senza alcuna limitazione tematica o geografica.

Contatti

Responsabile e coordinatrice:
Franca Tamisari
Laboratorio DEA
Dipartimento di Studi Umanistici
Dorsoduro 3484/D
30123 Venezia

Collaboratori

Giovanni Pedrini

Dottore di Ricerca in Studi Storici, Geografici e Antropologici presso la Scuola Superiore di Studi Storici, Geografici e Antropologici dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Antropologo culturale e orientalista, svolge attività di ricerca antropologica presso il Laboratorio Demo-Etno-Antropologico dell’Università Ca’ Foscari ed etnografica in Afghanistan, in particolare tra le popolazioni Wakhi e Kirghiz del Wakhan Pamir, dove ha condotto diversi fieldworks. Collabora con il Corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari dove è responsabile del Wakhan Pamir Research Project e delle missioni etnografiche di ricerca in Afghanistan. Si occupa inoltre dei rapporti tra scrittura di viaggio e antropologia con particolare riguardo allo studio delle problematiche connesse alla rappresentazione dell’Alterità e all’interpretazione delle diversità culturali tra Oriente e Occidente nelle fonti odeporiche dell’Età Moderna. In questo ambito è Responsabile del Progetto di Ricerca Hodoeporica – Etnografie dell’Alterità promosso dal Laboratorio Demo-Etno-Antropologico dell’Università Ca’ Foscari.

Pubblicazioni e studi

Tra le sue pubblicazioni la cura dei volumi della collana di studi e ricerche Hodoeporica:

  • Ad Orientes. Viaggiatori veneti lungo le vie d’Oriente (Montecchio Precalcino 2006)
  • Itinera Orientalia. Itinerari veneti tra Oriente e Occidente, relazioni di viaggio tra identità e alterità (Vicenza 2010)
  • Studia Orientis. Venezia e l’Oriente: un’eredità culturale (Vicenza 2013)
  • Hodoeporica Venetiana. La divisione del mondo in Orienti (Vicenza 2015)

e gli studi:

  • The Nomadic Feudalism of the Steppes in Central Asia. A Decade of Reforms, Centuries of Memories, a cura di Giampiero Bellingeri e Giovanni Pedrini (Firenze 2003)
  • Afghanistan, il buio albeggia da Oriente. Identità etniche e frontiere culturali nel Wakhan Pamir (Venezia 2006)
  • Afghanistan. Mahtab dar nesf-e shab miderakhshad in (H)ELP un viaggio di pace, a cura di Nico Veladiano (Vicenza 2009)
  • Afghanistan. Un lontano presente in Suzisat-i mu’ellefe. Contaminazioni e spigolature turcologiche. Scritti in onore di Giampiero Bellingeri, a cura di Vera Costantini e Matthias Kappler (Crocetta del Montello, TV 2010)
  • The Hoopoe's Calling: Esoteric Traditions of the Isma'ili Communities of the Afghan Pamir, in corso di pubblicazione in Pamirica I

Attualmente è impegnato nella realizzazione di una nuova monografia etnografica dedicata alle culture Wakhi e Kirghiz del Pamir Afghano:

  • Vanishing Cultures on the Bam-e Dunya (Roof of the World)

Attività didattica e di ricerca

Il Laboratorio svolge un’intensa attività didattica seminariale rivolta alla formazione e all’approfondimento metodologico dei laureandi al fine di consentire loro di raggiungere un elevato grado di comprensione dei fenomeni e dei contesti presentati. Tale attività seminariale prevede la partecipazione attiva sia di docenti e studiosi di provata esperienza e autorevolezza scientifica sia di giovani laureati e ricercatori che si siano distinti con studi e ricerche di particolare interesse.

Laboratorio DEA, II semestre 2019/2020

Responsabili: prof.ssa Franca Tamisari,  tamisari@unive.it

CFU riconosciuti: 1 CFU per la frequenza a 5 incontri

file pdfProgramma generale Lab DEA 2020
Laboratorio demo-etno-antropologico, febbraio-aprile 2020
233 K
file pdfLe musiche per le nozze tra presente e passato prossimo - Giovanni De Zorzi e Raffaello Gnesutta
3 febbraio 2020 ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
259 K
file pdfToccati dalle sue spaghettose appendici. Aggregazione urbana e attivismo - Jacopo Ranzato
10 febbraio 2020 ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
248 K
file pdfVerso un moderno umanesimo civile e laico - Giorgio Politi
17 febbraio ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
244 K
file pdfIl cosmo sciamanico. Ontologie indigene fra Asia e Americhe - Stefano Beggiora
24 febbraio ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
247 K
file pdfDirsi Sinti nello spettacolo viaggiante: spazi di riconoscimento e geografie del “rispetto” in una nicchia economica condivisa - Chiara Tribulato
2 marzo ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
247 K
file pdfAntropologia delle migrazioni: un approccio applicativo - Gianfranco Bonesso
23 marzo ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
267 K
file pdfGulagscapes: pratiche e discorsi di un’etnografia della memoria del Gulag a Tbilisi, Georgia - Laura Mafizzoli
30 marzo ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
253 K
file pdfLingua madre, lingua accademica, lingua del terreno: i molteplici dialetti dell’antropologia - Michael Herzfeld
6 aprile ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
243 K
file pdfPresentazione del libro: "I linguaggi del rito. Prospettive antropologiche sulla religiosità giapponese", Milano, Mimesis, 2018 - Giovanni Bulian
20 aprile ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
245 K
file pdfTra malattia e macumba: la compresenza di più modelli interpretativi negli itinerari terapeutici afro-brasiliani - Claudia Antonangeli
27 aprile ore 14.30-16.30, Marcorà Malcanton (Aula Milone)
258 K

Progetti di ricerca

Building an archive of conflicting memories: Carlos Casado's tannin factory in Paraguay

Il progetto si propone di raccontare i 100 anni di storia della fabbrica di tannino dell'impresa Carlos Casado S.A. in Paraguay. La fabbrica, fondata in territorio indigeno, ha esportato tannino per la lavorazione della pelle in tutto il mondo (l'Italia era uno dei principali compratori) fino a venire venduta nell'anno 2000 alla coreana Chiesa dell'Unificazione del reverendo Moon. Come parte del progetto è stata organizzata una mostra itinerante che viaggerà tra Asuncion (Paraguay), New York e Venezia, intitolata: DESTIEMPO: DINAMOGRAMA DE PUERTO CASADO.

Referente

Valentina Bonifacio,
Marie-Curie Research Fellow
Ca' Foscari University of Venice
Parsons - New School for Design, New York


Le radici del racconto

Che cos’è la fiaba? In particolare che cos’è quella forma specifica di racconto che è la fiaba magica? Comprendere la natura e l’origine della fiaba magica è il fine ambizioso di questo progetto, poiché la fiaba magica è riconosciuta come l’archetipo delle forme narrative ed è presente in tutte le tradizioni, popolari e letterarie: dai poemi epici come Gilgamesh e l’Odissea, ai poemi cavallereschi medievali, alla letteratura di ogni tempo e paese.

Responsabile del progetto

Glauco Sanga,  sanga@unive.it

La presenza di fiabe magiche tra i cacciatori-raccoglitori

Propp ha dimostrato che tutte le fiabe magiche seguono un identico schema compositivo, e che il loro contenuto risale ai miti e ai riti di iniziazione dei cacciatori-raccoglitori. Nel celebre dibattito tra Propp e Lévi-Strauss su mito e fiaba, Propp nega la coesistenza di fiaba e mito e sostiene che tra i cacciatori-raccoglitori non esistono fiabe magiche, ma racconti di altro genere: miti, leggende, racconti di animali, racconti sul trickster, storielle eziologiche.

Il problema è rimasto irrisolto perché nessuno ha mai indagato la presenza di fiabe magiche tra i cacciatori-raccoglitori, e questo è lo scopo di questa ricerca. La soluzione va ricercata nello studio etnografico della narrativa dei cacciatori-raccoglitori e nelle forme di contatto che questi hanno avuto, dal Neolitico in poi, con le popolazioni sedentarie con cui hanno stabilito forme di scambio economico, matrimoniale e culturale. Una di queste forme di scambio è stata verosimilmente la narrazione, di cui i cacciatori erano specialisti.

La materia narrativa usata in questi scambi culturali era sia quella profana (racconti di caccia), che verosimilmente quella mitica (miti sugli animali, racconti iniziatici). I miti nel nuovo contesto culturale per i narratori perdevano il carattere sacrale e le conseguenti interdizioni e per gli ascoltatori assumevano quel carattere fantastico che è costitutivamente proprio delle fiabe magiche e delle favole di animali.

La risposta al quesito iniziale dunque va data attraverso una vasta ricerca di campo, estesa a tutto il mondo, sulla narrativa dei cacciatori-raccoglitori e sulle loro forme di scambio culturale con le popolazioni sedentarie.


Wakhan Pamir Research Project (Afghanistan)

Il progetto di ricerca antropologica si propone – attraverso prolungate missioni etnografiche sul campo e analisi comparate dei materiali raccolti – lo studio approfondito delle comunità Wakhi e Kirghiz del Wakhan Pamir, dei loro modelli sociali e culturali, delle loro lingue e istituzioni e del loro adattamento a un ambiente ecologico severo e povero di risorse.

Pamir Archives

Il progetto si propone inoltre la raccolta di materiali eterogenei relativi alle culture del Pamir Afghano (studi, ricerche e monografie di carattere storico, sociale, etno-antropologico; documenti originali e interviste di campo; registrazioni audiovisive e immagini fotografiche; rappresentazioni cartografiche storiche; ecc.) al fine di costituire degli archivi utili agli studiosi e ai ricercatori che si interessato di tali culture.

Referenti

Glauco Sanga, Direttore del progetto
Giovanni Pedrini, Responsabile del progetto e delle missioni etnografiche di ricerca in Afghanistan

Wakhan Pamir: un altro Afghanistan

L’Afghanistan è una terra antica, ricca di tradizioni e culture che affondano le loro radici nella storia millenaria di questo paese. Situato lungo le antiche vie carovaniere dell’Asia Centrale, ha rappresentato con i suoi caravanserragli e mercati uno snodo importante di scambio, di comunicazione e di interazione culturale tra Oriente e Occidente. L’Afghanistan appartiene al complesso albero genealogico dell’Asia Centrale, pieno di rami intricati. Uno di questi, all’estermità orientale, si annoda al “Tetto del Mondo” (Bam-e Dunya): l'esteso nodo orografico del Pamir ai confini con il Tajikistan, il Pakistan e la Cina. Questo territorio afghano di frontiera (Wakhan Woluswali) comprende differenti zone ecologiche: dalle vallate d’alta quota ai pascoli stepposi degli altipiani, fino alle montagne più elevate del Pamir. 

Il Wakhan è abitato essenzialmente da Wakhi e, nella parte più orientale, da Kirghiz.
I Wakhi seguono una strategia di sussistenza basata sull’agricoltura di montagna combinata con la pastorizia. Parlano una lingua chiamata xik-zik appartenente al ramo nord-orientale delle lingue iraniche.
I Kirghiz, invece, nell’utilizzo degli alti pascoli del Pamir adottano un modello ecologico legato al nomadismo pastorale. La loro lingua appartiene al ceppo Altaico.
Oltre alle differenze linguistiche, Wakhi e Kirghiz hanno culture e credenze diverse: i Kirghiz sono sunniti mentre i Wakhi fanno parte della Shi‘a Ismailita Nizarita e riconoscono nella figura dell’Aga Khan il loro leader spirituale. Le appartenenze culturali e religiose influenzano in maniera significativa la vita sociale di queste comunità di montagna.


Hodoeporica. Etnografie dell'Alterità

Il progetto di ricerca intende sviluppare una riflessione critica sulle problematiche connesse alla rappresentazione dell’Alterità e all’interpretazione delle diversità culturali tra Oriente e Occidente nelle fonti odeporiche dell’età moderna.
L’analisi e la valorizzazione di queste particolari forme di etnografie dell’Alterità rappresentano altri importanti obiettivi del progetto.

Referente

Giovanni Pedrini, Responsabile del progetto 

Letteratura odeporica e rappresentazione dell'Alterità

Come la cartografia, dove le acquisizioni scientifiche inerenti ai sistemi di rappresentazione progrediscono con l’evolversi delle informazioni circa le scoperte di nuovi territori, anche la letteratura odeporica, a partire dal Cinquecento, si estende a nuove categorie di viaggiatori, sempre più accorti e raffinati, pronti ad affrontare e a raccontare le loro esperienze di viaggio con maggiore interesse e attenzione per gli aspetti umani e culturali delle civiltà che essi incontrano.

Tutto ciò nel solco di un sempre maggiore interesse europeo per l’Oriente e il Nuovo Mondo, stimolato sia dalla scoperta di nuove e più redditizie rotte commerciali, sia dalla possibilità di diffondere il cristianesimo in vaste aree di nuova colonizzazione. Non solo mercanti, conquistatori, missionari e pellegrini si incontrano lungo questi itinera, ma sempre più numerosi sono coloro che “accesi d’un impaziente desiderio di scorrere il mondo” e sospinti dal “nobil desìo a far viaggio”, scelgono “l’andar al Cataio” o al “Mondo Nuovo” nonostante le numerose insidie e difficoltà.

Con l’avvento dell’età moderna matura l’esperienza del viaggio narrato come stimolo alla conoscenza. La nuova frontiera del racconto di viaggio si situa tra la necessità di ridimensionare l’idea favolosa dell’esotico, in auge nel passato, e il bisogno, più moderno, di rendere credibile ciò che viene raccontato. La scrittura diventa lo strumento mediante il quale vengono costruite le rappresentazioni dell’Altro; rappresentazioni che scaturiscono non solo dal decodificare segni, dall’interpretare gesti e azioni che altri esseri umani praticano nel loro operare quotidiano o in situazioni speciali come la ritualità, ma anche dal raccontare le loro historie.

Le relazioni, i diari, i racconti di viaggio rappresentano delle importanti testimonianze documentarie della scoperta di un’umanità “Altra” rispetto a quella concepita da chi viaggia, a partire dalle quali si organizza un sistema di pensiero che tenta di interpretarle. Il viaggio, in tal senso, si configura come scoperta intellettuale, una sorta di laboratorio privilegiato per l’osservazione, e la sua scrittura diventa il mezzo attraverso il quale il viaggiatore rappresenta le diversità culturali, sociali, religiose che ha incontrato.

 

Last update: 13/02/2020