Le Storie 
Stage all'estero

Testimonianze

Matilde, qual è stato il tuo percorso di studi?
Durante le superiori ho frequentato il liceo linguistico studiando inglese, spagnolo e tedesco. Ho poi proseguito i miei studi a Ca’ Foscari con il corso di laurea in Lingue, Culture e Società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea, curriculum Cina. Attualmente sto completando la laurea magistrale in Language and Management to China.

Come sei arrivata a lavorare in Dynamica?
Tramite le offerte di stage pubblicate nell'Area Riservata del portale universitario. Informandomi dopo aver letto l’annuncio, ho trovato l’azienda Dynamica estremamente interessante, e mi sono candidata. Dopo un colloquio, ho ricevuto la fantastica notizia che sarei entrata a far parte del team.
Come sta andando l'esperienza? Che ambiente hai trovato e come si svolge la tua giornata tipo?
Molto bene! Lavoro in smart working, e la flessibilità dell’orario mi permette di mantenere i miei impegni universitari. In Dynamica ho trovato un team fantastico, c’è grande sinergia. Durante il giorno presento le nostre cantine a numerosi potenziali clienti e mi occupo delle attività di marketing.
E' stato facile ambientarsi in una realtà come Singapore?
Avendo iniziato lo stage durante la pandemia, purtroppo ancora non ho avuto la possibilità di viaggiare molto. Nonostante ciò, il lavoro è davvero stimolante e ho contatti con persone da tutto il mondo, il che mi permette anche di praticare diverse lingue straniere e di accrescere la mia conoscenza del vino.
Matilde, prova a dirci tre motivi per cui consiglieresti ai tuoi colleghi di vivere un'esperienza professionale all'estero.
È un’esperienza che permette di ampliare la propria apertura mentale, di conoscere come altri paesi si approcciano al mondo del business e soprattutto di sviluppare le proprie abilità di comunicazione. Senz’altro ti aiuta a crescere, sia a livello individuale che professionale.

Ci racconti qual è stato il tuo percorso di studi e come sei approdato alla Camera di Commercio Italiana in Croazia?
In triennale avevo scelto Commercio estero a Treviso, la scelta di Global development and entrepreneurship è stata la naturale continuazione di questo percorso. Per quanto riguarda l’approdo alla Camera ho cercato tra le aziende convenzionate con Ca’ Foscari in Croazia, e la Camera di Commercio mi sembrava la migliore alla quale propormi. Parlo di Croazia perché essendo figlio di croati ho sempre avuto un grande attaccamento verso questa cultura, e volevo provare a vivere un’esperienza in Croazia.

Cosa ti ha spinto a scegliere lo stage in Camera di Commercio? Cosa ti aspettavi da questa esperienza?
Non volevo perdere la connessione con l’Italia, e dato che si tratta di una Camera di Commercio italiana all’estero potevo rimanere in stretto contatto con l’Italia anche se ero in un altro Paese. Da questa esperienza mi aspettavo sicuramente di crescere sia a livello lavorativo che a livello personale, visto che il tutto è successo quando eravamo ancora in piena pandemia.

Ci racconti in poche parole cosa si fa in una Camera di Commercio Italiana all’estero?
Una Camera di Commercio Italiana all’estero aiuta le aziende e gli imprenditori italiani interessati al mercato di riferimento sia a sviluppare nuovi business, creando per esempio una nuova rete di contatti o trovando possibilità di partnership, clienti, fornitori ecc. che ad investire in quel Paese, aiutandoli passo per passo ed indirizzandoli verso la strada giusta. Diciamo che siamo una sorta di “collante”.
Oltre a questo, promuoviamo le eccellenze italiane nel Paese con eventi o fiere promozionali; ad esempio, durante lo stage abbiamo organizzato la prima fiera del prosecco in Croazia. Interagiamo anche con organi statali come policy maker.

Che mansioni avevi durante lo stage? Come si è evoluto il tuo lavoro ora che ti hanno confermato nel team?
Appena arrivato mi è stato spiegato il ruolo di una Camera di Commercio Italiana all’estero; ritengo che sia fondamentale capire questo concetto, innanzitutto. Poi ho realizzato una ricerca, la cosiddetta scheda Paese, che viene realizzata ogni anno, dove si raccolgono in un unico documento tutte le informazioni generiche del Paese in questione. Questo documento viene condiviso con i potenziali investitori o le persone interessate a commerciare o lavorare con il Paese - la Croazia in questo caso. Questo documento è un’analisi macroeconomica del Paese; ho avuto libertà di scegliere come impostarlo, sempre sotto la supervisione del Segretario generale. Successivamente abbiamo organizzato una fiera, ho realizzato diverse ricerche di mercato per aziende interessate a diversi settori e infine abbiamo organizzato la cena di gala di fine anno, dove vengono premiate le migliori realtà italiane nel Paese.
Rispetto allo stage non è cambiato tanto rispetto alle mansioni che svolgo, in quanto fin da subito mi hanno affidato compiti che avevano un certo peso e mi hanno fatto sentire parte del team della Camera. Nel prossimo futuro avrò maggiori responsabilità: inizierò a seguire la parte relativa alla preparazione dei progetti europei e dal prossimo autunno stiamo pensando di inserire nuovi servizi come quello del TEM (Temporary Export Manager), che seguirò da vicino.

Che competenze ritieni siano fondamentali per lavorare in questo ambito? Quali conoscenze acquisite durante gli studi si sono rivelate più utili per affrontare questa esperienza?
Fondamentale in questo ambito è essere smart, avere velocità di pensiero e spirito di adattamento, avere una chiara idea di come lavorare; capiterà sempre di ricevere richieste per le quali non sai da dove partire a cercare le informazioni, ma con metodo e spirito di adattamento si riesce a fare tutto. Tra le competenze aggiungo anche il saper ascoltare e comunicare: nei vari eventi a cui si partecipa si incontrano sempre un sacco di persone. Per quanto riguarda le competenze utili che derivano dagli studi, non ce n’è una in particolare; dal mio punto di vista il fatto di essere “smart” l’ho acquisito grazie ai miei studi a Ca’ Foscari, in quanto il mio percorso di studi è stato vario e ad ampio spettro. Vorrei menzionare in particolare il laboratorio ALL Export Manager, ormai giunto alla sua 4° edizione, a cui ho avuto il piacere di partecipare: è stato molto utile perché ho visto ed ho potuto svolgere a livello pratico alcune delle attività che svolgo ora in Camera di Commercio. Ritengo che queste attività extracurriculari che l’Università Ca’ Foscari offre per consentire agli studenti di sviluppare le competenze trasversali e sperimentare a livello pratico quello che poi effettivamente li aspetta nel mondo del lavoro siano di altissimo livello, e consiglio a tutti gli studenti di approfittarne.

A fine 2021 hai partecipato al programma Erasmus + Traineeship trascorrendo due mesi a Corinto, dove hai svolto attività di supporto al campo rifugiati della città. Ci puoi raccontare la tua esperienza?
La Grecia è stata un’esperienza incredibile. Fare attività di supporto a persone che vivono in un campo rifugiati significa essere sempre a contatto con uomini, donne e minori con un background molto complesso e spesso (se non sempre) traumatico. La nostra attività si svolgeva al di fuori del campo, dato che le ONG non sono più autorizzate ad entrare nei campi greci da un paio di anni. Poiché ero l’unica volontaria a parlare arabo, oltre alle attività di distribuzione di beni di prima necessità e di insegnamento della lingua inglese nella scuola della ONG, mi occupavo anche di mediazioni linguistiche in arabo, italiano e inglese, principalmente riguardo l’ambito medico e le attività della ONG. Ogni volontaria e volontario poteva poi avere un proprio workshop settimanale, per proporre alle persone che frequentavano i nostri spazi attività come musica, fotografia, cucito, uncinetto e maglia.

Cosa ti ha lasciato questa avventura? Quali competenze pensi di aver acquisito durante lo stage?
È un’esperienza forte, lavorare in questo tipo di ambiente. Ti fa vedere e toccare con mano una realtà molto cruda, mostra l’impatto che le politiche europee in materia di migrazione hanno sulle persone migranti. Sotto questo punto di vista, sicuramente questa avventura ti lascia l’amaro in bocca. Allo stesso tempo, il cuore è colmo di gioia, perché si creano dei rapporti umani tra persone così diverse, di culture così diverse, che logicamente ci si arricchisce a vicenda. Parlando poi una lingua come l’arabo, i legami che si creano sono ancora più forti. È grazie a questo che il mio livello di lingua araba è migliorato molto, ho cominciato a capire meglio il dialetto siriano e ad avere più coscienza della grammatica. Inoltre ho imparato a fare squadra con i miei compagni e le mie compagne, a ricoprire ruoli di responsabilità e (finalmente) ad usare Excel, dato che mi occupavo delle registrazioni ai programmi di distribuzione alimentare.

Quali prospettive si sono aperte per te dopo questa esperienza?
Ho capito che gli studi sulle migrazioni sono il percorso che voglio intraprendere per il mio futuro accademico e lavorativo. Inoltre, “mettendo le mani in pasta”, ho capito che potrei essere un elemento valido anche in eventuali progetti umanitari sul campo, perché riesco a mantenere la calma e a rendermi utile per la missione. Ho creato contatti sia con gli altri volontari e le altre volontarie che con la mia coordinatrice, cosa che spero mi tornerà utile in futuro. Penso che il networking sia essenziale per lavorare in ambito umanitario. 

Che consigli daresti a chi vorrebbe collaborare con una Onlus e operare nel campo della cooperazione internazionale?
Servono sicuramente dei nervi saldi, dato che si va ad operare con persone con un vissuto forte. So che mi sto ripetendo, ma avere un buon equilibrio interno è essenziale per essere utili in questo contesto. Le competenze linguistiche sono centrali poi, l’inglese è fondamentale per comunicare con colleghi, colleghe e utenti, anche il francese è estremamente utile, così come il farsi, data la grande quantità di persone provenienti da Iran e Afghanistan che comprendono e parlano, almeno un minimo, questa lingua. L’arabo è molto utile, ma direi che c’è più bisogno di volontari o volontarie che parlano farsi. Il resto è tutta una questione di sapersi adattare (molto) e mettersi in gioco. In generale, buttatevi!

Che caratteristiche deve avere secondo te chi vuole lavorare in questo settore? Quali sono le skills da allenare?
Bisogna saper lavorare in gruppo e saper chiedere aiuto, i problemi si risolvono meglio e prima se si pensa insieme. Io non sono, in genere, una persona estroversa, ma la mia esperienza mi ha insegnato che, quando si vive e si lavora insieme, ci vuole veramente poco per sentirsi a proprio agio, anche con le persone per le quali si lavora. Essere pazienti e organizzati, gentili ma decisi è centrale; queste sono qualità in parte innate, in parte sono skills che si possono sviluppare lavorando sul campo. Mettersi in gioco è essenziale: questo tipo di esperienza ti mostra anche ciò che in realtà sei, i tuoi limiti e i lati caratteriali da smussare o valorizzare.

Da cosa nasce il tuo interesse per le relazioni internazionali e la diplomazia?

Fin da piccola sono stata incuriosita dalle lingue e dalle culture straniere. Negli anni di liceo ho fatto diversi viaggi studio all’estero, e ho capito che l’internazionale era il mio mondo. Nello specifico, il mio interesse per le relazioni internazionali e la diplomazia è nato nel 2013, durante la mia prima simulazione delle Nazioni Unite, che mi ha consentito di comprendere l’importanza della cooperazione internazionale e della diplomazia. Questa passione è stata poi confermata negli anni universitari, durante i quali ho studiato diritto internazionale e relazioni internazionali e ho partecipato a molte edizioni di MUN e MEU.

Qual è il percorso che ti ha portato alla Commissione Europea?
Negli anni di studio a Ca’ Foscari ho scoperto il funzionamento dell’UE e delle sue Istituzioni e mi sono interessata in particolare al lavoro della Commissione europea. Grazie al tirocinio presso la sede di Bruxelles della Regione del Veneto, sono entrata in contatto con le iniziative dell’UE in materia di sviluppo regionale, ricerca e innovazione, cultura e istruzione, per citarne alcune. Questa esperienza di tirocinio, insieme ad altre esperienze lavorative e di studi all’estero, mi hanno infine condotta alla Commissione europea.

Come si è svolto il tuo tirocinio nella sede di Bruxelles della Regione Veneto?
Durante il tirocinio ho affiancato i funzionari nelle loro attività e ho partecipato a riunioni e conferenze organizzate dalle Istituzioni europee e da altre organizzazioni regionali. Ho condotto ricerche su varie politiche e programmi dell’UE e ho avuto modo di conoscere da vicino i risultati delle politiche europee sul territorio. I funzionari mi hanno fornito una formazione costate e mi hanno sostenuta nel mio percorso di crescita professionale.

Quali skills apprese nel percorso universitario ti sono state più utili?
Le competenze linguistiche sono molto importanti per lavorare in contesti internazionali. Aver studiato le lingue è stato fondamentale. Inoltre, ho acquisito buone capacità di dibattito, negoziazione, leadership e team work grazie ai MUN e ai MEU. Infine, ho acquisito ottime capacità organizzative, di ricerca e scrittura, oltre che di accuratezza.

Di cosa ti occuperai in questa nuova avventura alla Commissione Europea?
Durante il mio tirocinio alla Commissione europea mi occuperò di Politica regionale e urbana e lavorerò nell’Unità per la Crescita intelligente e sostenibile. Mi occuperò in particolare di Smart Specialization Strategies (S3), ovvero strategie di specializzazione intelligente che mirano a individuare gli investimenti in ricerca e innovazione migliori a seconda delle caratteristiche e necessità di una regione.

Quali iniziative dell'Ateneo ti sono state più utili per arrivare alla posizione che ricopri oggi? Ci racconti la tua esperienza con i progetti MUN e MEU (Model United Nations e Model European Union)?
I progetti e i tirocini promossi dall’Ufficio Stage Estero e Career Service sono stati fondamentali per intraprendere la mia carriera post-laurea. Grazie a questi, ho partecipato a diverse edizioni del Rome MUN e di Harvard National MUN, oltre che al VeUMEU. Attraverso le simulazioni ho approfondito tematiche di grande rilevanza internazionale e sviluppato competenze quali il public speaking, la negoziazione e la leadership. Inoltre, consultando le offerte di tirocinio all’estero pubblicate in Area Riservata ho trovato un tirocinio presso una società di consulenza strategica in ambito europeo e il tirocinio presso la Regione del Veneto - Sede di Bruxelles.

Come hai trovato le opportunità di formazione e tirocinio che hanno contribuito a costruire il tuo percorso di carriera? Come hai valorizzato il tuo profilo in fase di candidatura?
Attraverso le mail ricevute dal Settore Stage Estero e dal Career Service e nelle loro pagine web. Dopo aver letto i requisiti di selezione per ogni tirocinio o progetto, nelle mie candidature ho messo in risalto le mie esperienze e competenze che potevano essere più utili a soddisfarli e ho cercato di dimostrare la mia motivazione e il mio atteggiamento proattivo.

Come consiglieresti di prepararsi prima di partire per un'esperienza di stage o lavoro all’estero?
In primo luogo, consiglierei di non aspettarsi di trovare le stesse abitudini e cultura che abbiamo in Italia. Partire per l’estero vuol dire aprire la mente e lasciarsi affascinare da altre culture, imparando a rispettarle e ad apprezzare il valore inestimabile della diversità. Significa anche adattarsi ed essere flessibili. In secondo luogo, consiglierei di informarsi sugli usi e costumi del Paese ospitante, anche dal punto di vista burocratico e lavorativo. Infine, consiglierei di vivere a pieno l’esperienza, sfruttando al massimo anche l'apporto sociale proveniente dal contatto coi colleghi e con le persone del luogo.

Quali sono le principali differenze, positive e negative, che hai incontrato e che incontri quotidianamente vivendo e lavorando a Bruxelles?
Bruxelles è una città internazionale e cosmopolita, dove si ha la possibilità di interagire quotidianamente con persone provenienti da tutto il mondo. Questa è sicuramente una delle caratteristiche che apprezzo di più, e che spesso non si trova in Italia. La città offre tantissime opportunità di crescita professionale, ma anche di sviluppo personale, un altro punto a favore per me. Punto a sfavore è il clima piovoso e il cielo grigio, al quale ho fatto un po’ fatica ad abituarmi. 

Come sei approdata alla Camera di Commercio Italiana di Ho Chi Minh?
Tramite il Desk In The World di Ca’ Foscari, nel 2017. 

Di cosa ti occupi? Tra le competenze e conoscenze che hai appreso all'Università, quali sono quelle che utilizzi maggiormente nel lavoro di tutti i giorni?
Mi occupo principalmente di eventi e comunicazione, ma gestisco in generale tutto ciò che ha a che vedere con la parte “italiana” della camera. La mia attività spazia dall’organizzazione di eventi B2B per un certo settore, con il coinvolgimento di imprese italiane non presenti in Vietnam, ai rapporti con Assocamerestero e l’organizzazione di eventi a scopo promozionale per prodotti italiani. 

Quali iniziative o servizi offerti dall'Ateneo ti sono stati più utili per arrivare alla posizione che ricopri oggi? 
Sicuramente il Desk in the World. 

Come sei riuscita a valorizzare il tuo percorso formativo tramutando le tue conoscenze in una professione? Come hai affrontato il passaggio da neolaureata a lavoratrice?
Durante i miei studi a Ca’ Foscari, non mi sono limitata a seguire i corsi obbligatori ma ho cercato di differenziare la mia esperienza e cogliere tutte le possibilità che l’università offriva, anche i sentieri meno battuti, per così dire. Nonostante il mio curriculum fosse quello di lingua giapponese, e quindi i corsi fossero focalizzati per il 90% sul Giappone, sono riuscita a prendere ciò che poteva essere utile per un’esperienza in Vietnam proprio differenziandomi.
Il passaggio da neolaureata a lavoratrice è stato più lineare di quello che mi aspettassi, proprio grazie alla possibilità di tirocinio che Ca’ Foscari mi aveva dato durante il corso della mia laurea triennale. 

Come consiglieresti di prepararsi prima di partire per un'esperienza di stage o lavoro all'estero?
Ricorderei a chi si prepara per quest’esperienza che durante il periodo di residenza all’estero sarà, volente o nolente, un rappresentante del nostro Paese per tutte le persone che incontrerà. Questo significa che i suoi comportamenti saranno generalizzati e portati come esempio di tutti gli italiani. Consiglio quindi di informarsi sulle leggi, regole, consuetudini dello stato in cui si vivrà, per portare il dovuto rispetto ma anche per rappresentare al meglio il nostro Paese. Per quanto riguarda la parte lavorativa, consiglierei assolutamente di fare attenzione agli aspetti legali e burocratici: da un punto di vista studente/lavoratore molte volte non siamo abituati a tutte le formalità che un contratto porta con sé, di conseguenza non siamo informati sulle regole riguardanti il permesso di lavoro, la tassazione, la registrazione alla lista AIRE ecc. Consiglierei sempre di informarsi sui siti ufficiali, ma anche, in maniera più informale, di chiedere a chi ha svolto questa esperienza prima di te. 

Quali sono le principali difficoltà e differenze, culturali e sociali, che hai incontrato e che incontri quotidianamente lavorando in Vietnam?
Il Vietnam, come ogni Stato così geograficamente lontano dall’Europa, ha usanze e abitudini completamente diverse dalle nostre. E’ uno Stato su cui si potrebbero spendere anni di studi, essendo ancora relativamente poco conosciuto accademicamente in Italia.
Le differenze che incontro riguardano sia comportamenti quotidiani, per esempio nella maniera di appellarsi al proprio interlocutore con il giusto modo, nel modo in cui si porgono i soldi per il pagamento, nelle feste e nelle celebrazioni, ma anche nel modo in cui il Paese vive la politica, nella sicurezza e nelle leggi. Dal mio punto di vista, come molti paesi asiatici, il Vietnam tende ad offrire agli stranieri molti più vantaggi che svantaggi. Alla base di questo comportamento sta un’incredibile ammirazione per tutto ciò che è bianco e occidentale, che spesso sfocia in comportamenti di emulazione. Essere giovane e bianca in Vietnam porta con sé tutta una serie di attenzioni che possono essere molto gradite (come la disponibilità e la gentilezza quando si è smarrita la strada) o possono mettere a disagio (fotografie non richieste, differenze abissali nello stipendio ecc.). Essendo il Vietnam un Paese giovane e in continua evoluzione, sono sicura che i contatti con l’estero cresceranno e così anche l’impressione dell’occidente cambierà, normalizzando la percezione degli stranieri che giungono in Vietnam. Fino ad allora, personalmente, cerco di non “approfittare” di vantaggi che non merito e di rispettare la cultura vietnamita, imparandone la lingua e le regole. 

Double Degree / Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa Mediterranea, Università Ca’ Foscari Venezia e Master in Teaching Chinese to Speakers of Other Languages, Capital Normal University di Pechino.

Programma Colgate: Una nuova vita a Colgate University

Ferragosto 2018. Aeroporto di Catania. Sono le 7 del mattino. Mi imbarco su un volo con direzione Istanbul. Da lì mi dirigo poi a Boston e infine a Syracuse, stato di New York. Ho da poco concluso il percorso di Doppia Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa Mediterranea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il Master in Teaching Chinese to Speakers of Other Languages presso la Capital Normal University di Pechino. Parto alla volta dell’Università Colgate, a Hamilton, grazie ad un tirocinio offerto dall’ufficio Stage Estero di Ca’ Foscari. Sono felice, fiducioso, contento di aver vinto questo bando al quale puntavo ormai da anni.

Arrivo a Hamilton stanco ma felice, dopo il lungo viaggio. Disfo i bagagli e vado a letto. Mi risveglio il giorno dopo. È il primo giorno del mio stage, il primo giorno di una nuova vita a Colgate.

Sono molte le persone e gli aspetti che hanno contribuito al successo di questa esperienza. Nel corso degli ultimi dieci mesi, ho avuto il privilegio di lavorare con Professori eccellenti, che hanno saputo valorizzare le mie capacità e hanno investito sul mio talento. A Colgate ho avuto la possibilità di esprimere la mia creatività, promuovendo lo studio della lingua e della cultura italiana: ho lanciato Radio italiana, un programma radio di musica e intrattenimento settimanale totalmente in italiano e dedicato agli studenti di italiano LS; ho aperto Casa Italia, uno spazio per praticare, ascoltare, leggere, vedere e scoprire di più sull’Italia. Infine, ho avuto l’opportunità di investire sul mio futuro. Al termine della pausa estiva, infatti, tornerò negli Stati Uniti per intraprendere un dottorato di ricerca, continuando a insegnare la lingua italiana e portando avanti il mio lavoro di ricerca.

Consiglierei a tutti il programma Colgate. Sono fiero di andare nel mondo e dire di essere stato un cafoscarino. Sono grato all’ufficio Stage Estero per l’opportunità che mi ha offerto e infine sono grato a tutte le persone che hanno reso la mia permanenza a Colgate così significativa e memorabile. 

Progetto Desk – Camera di Commercio di Hong Kong

Raccontaci il tuo percorso a Ca' Foscari.
A Ca’ Foscari ho trascorso gli ultimi 5 anni della mia carriera universitaria. Dopo aver conseguito la Laurea Triennale in Economia e Commercio, sto attualmente completando il corso in International Management, per ampliare ulteriormente i miei orizzonti e migliorare la conoscenza della lingua inglese.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere un'esperienza di stage all'estero?
La mia prima esperienza di stage all’estero risale al secondo anno della triennale.
La voglia di vivere e lavorare in un mondo completamente diverso dal mio era forte, volevo finalmente capire cosa si provava a stare in una citta’ e farne la propria casa anche se, purtroppo, solo per un periodo di tempo limitato.
Grazie a quell’esperienza, ho avuto l’opportunità di visitare Hong Kong per la prima volta e da lì ho deciso che era la citta’ giusta per me e che prima o poi ci sarei tornato a vivere.

Come si è sviluppato il tuo rapporto con l'azienda, dal primo contatto a oggi?
Il primo contatto diretto con l’azienda è avvenuto in occasione del colloquio con la General Manager: grazie a lei ho compreso al meglio lo spirito e la passione presenti all’interno della Camera di Commercio. Quando mi hanno ricontattato per chiedermi se accettavo lo stage, non ho avuto dubbi.
Il momento del ritorno a casa è stato veramente duro: ho promesso a me stesso che avrei fatto di tutto per tornare, e così è stato.

Di cosa ti occupi attualmente in Camera di Commercio? Quali sono le tue mansioni?
La Camera di Commercio si occupa di aiutare le aziende, italiane e non, a sviluppare il proprio business ad Hong Kong e Macao tramite eventi, servizi di business matching e molto altro.
Nello specifico, io mi occupo di gestire la relazione con i soci e di ampliare la rete dei potenziali partner che desiderano collaborare con la Camera.

Quanto ti è stato utile il tuo percorso universitario per il lavoro che svolgi?
Il corso di Laurea Magistrale si sta rivelando estrememente utile per il modo in cui mi ha preparato ad entrare in contatto con ambienti lavorativi e culturali totalmente diversi.
In aggiunta, grazie ad un approccio differente rispetto a quello appreso nel corso della Laurea Triennale, sono riuscito a far mio un nuovo modo di affrontare i problemi e le sfide quotidiane, che si è rivelato fondamentale nel mio percorso lavorativo.         

Quali sono le difficoltà e le differenze principali che hai incontrato nel vivere all'estero?
Le maggiori difficoltà che ho incontrato sono sicuramente la cultura e la lingua locale, che inizialmente mi hanno reso difficile apprezzare a pieno la città e le sue tradizioni. Una volta superati questi scogli, mi sono reso conto di come fosse necessario abbandonare alcuni miei preconcetti per abbracciare uno stile di vita totalmente nuovo, che include l’aspetto culinario, quello lavorativo ed ovviamente quello personale.

Ricordi di viaggio

Ricordi di Viaggio è un’iniziativa attraverso la quale vogliamo raccogliere anno per anno il racconto dei migliori studenti di Ca' Foscari partiti per uno stage all'estero.

A ciascuno abbiamo fatto delle domande, chiedendo di raccontare il loro viaggio.  Oltre alle emozioni dell’arrivo e alla descrizione delle atmosfere del paese che li ha ospitati, all’interno dell’opuscolo sono raccolti consigli per trovare alloggio, impressioni sulle esperienze di stage e sul contesto professionale nel quale si è svolta la loro esperienza.

Documenti allegati

Se anche tu sei partito per uno stage all'estero, e vuoi raccontare la tua esperienza, scrivici una mail a  stage.estero@unive.it. Potrai diventare nostro testimonial!

Last update: 18/01/2023