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Quando il cinema incontra la guerra: il ruolo dei festival nella memoria dei conflitti

Dunja Jelenković - photo David Selovin

Un festival cinematografico è mai soltanto un festival cinematografico? La storia suggerisce di no. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nata nel 1932 nell’Italia fascista, fu presto sostenuta dal regime e utilizzata anche come piattaforma di propaganda. Il Festival di Cannes nacque invece con l’intento di offrire una risposta democratica all’influenza fascista sulla manifestazione veneziana, ma la sua prima edizione, prevista per il 1° settembre 1939, fu interrotta dallo scoppio della Seconda guerra mondiale.

È da questa relazione, che accompagna la storia dei festival fin dalle loro origini, che parte la ricerca di Dunja Jelenković, ricercatrice presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e titolare del progetto europeo Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA)  FESTWAR FM – Film Festivals and War: A Fe-Male Perspective (1939-today).

La ricerca si propone di comprendere come i festival cinematografici abbiano contribuito a raccontare, interpretare e conservare la memoria dei conflitti, trasformandosi in luoghi di confronto politico e culturale. L’attenzione si concentra in particolare sul ruolo delle donne in questo processo, non soltanto come registe o protagoniste dei film, ma anche come componenti di giurie, responsabili della programmazione e figure coinvolte nei processi decisionali.

Non soltanto film: i festival come spazi politici

La ricerca di Jelenković si basa sull’idea che i festival cinematografici sono eventi ad alta visibilità mediatica, capaci di influenzare il dibattito pubblico ben oltre le sale di proiezione. La scelta dei film, lo spazio riservato alle opere, il modo in cui vengono presentate e premiate contribuiscono a orientare l’attenzione verso determinate storie e interpretazioni degli avvenimenti.

«Quando guardiamo ai festival non soltanto come luoghi in cui vengono proiettati film, ma anche come spazi in cui gli eventi politici vengono rappresentati, interpretati e ricordati, iniziamo a comprenderne la reale portata», spiega Jelenković. Le scelte di programmazione possono infatti trasmettere messaggi politici e contribuire a modellare la memoria collettiva di un conflitto.

La prospettiva storica permette di osservare come questo ruolo sia cambiato nel tempo: dalla propaganda e dalla diplomazia culturale del Novecento fino alle prese di posizione pubbliche degli ospiti e degli organizzatori dei festival contemporanei. La ricerca si estende oltre l’Europa, includendo anche manifestazioni nordamericane come il Sundance Film Festival e il Toronto International Film Festival.

«Dalla propaganda del Novecento alle espressioni contemporanee di solidarietà i festival cinematografici sono anche luoghi in cui il cinema si confronta con l’attualità. Nel 2022, alla Mostra del Cinema di Venezia, ad esempio, l’attrice Tilda Swinton aveva reso omaggio all’Ucraina con un abito ispirato ai colori della sua bandiera: un gesto che mostra come il red carpet possa diventare uno spazio di espressione pubblica.»

Chi decide quali storie vengono raccontate?

Una parte centrale del progetto riguarda la prospettiva di genere. Per comprendere come viene rappresentata una guerra, infatti, non basta analizzare ciò che appare sullo schermo: è necessario chiedersi anche chi decide quali film vengono selezionati, proiettati e premiati.

«Quando analizziamo la rappresentazione delle donne nei film sulla guerra, dobbiamo essere consapevoli anche di chi ha preso le decisioni di programmarli o premiarli», sottolinea la ricercatrice.

Il progetto considera quindi le donne sia come protagoniste della rappresentazione cinematografica sia come figure che contribuiscono a orientare le scelte dei festival. L’obiettivo è comprendere meglio come la loro presenza e il loro ruolo nei processi decisionali incidano sul modo in cui i conflitti vengono raccontati e ricordati.

Tra i casi che hanno attirato l’attenzione della ricercatrice Jelenković vi è anche la diversa risposta dei grandi festival europei alla guerra in Ucraina e al conflitto in Palestina. In un articolo pubblicato nel 2026 sulla rivista NECSUS, la ricercatrice ha analizzato quelle che considera incoerenze nel modo in cui Venezia, Berlino e Cannes hanno preso posizione sui due contesti. Un esempio di come il confronto tra le scelte dei festival possa diventare uno strumento per interrogare il rapporto tra cultura, politica e conflitti contemporanei.

Dalla storia dell’ex Jugoslavia a una prospettiva globale

FESTWAR FM rappresenta la terza tappa di un percorso di ricerca che Jelenković ha sviluppato negli ultimi quindici anni. La sua tesi di dottorato era dedicata alla storia del Festival jugoslavo del documentario e del cortometraggio di Belgrado (1954-2004), studiato come luogo in cui i programmi cinematografici hanno contribuito a costruire identità collettive e memorie della guerra.

Il progetto successivo, CBA TRIESTE (sempre finanziato da Marie Sklodowska-Curie Actions, MSCA) , ha approfondito il rapporto tra cinema, confini e conflitto nell’area nord-adriatica, concentrandosi sulla crisi di Trieste e sulle narrazioni cinematografiche italiane e jugoslave del conflitto. FESTWAR FM amplia ora lo sguardo, mettendo in relazione i festival cinematografici realizzati in contesti geografici e periodi storici differenti.

Il confronto tra la Seconda guerra mondiale, le guerre nell’ex Jugoslavia e la guerra in Ucraina, insieme all’attenzione per i conflitti contemporanei in Medio Oriente, consentirà di indagare come i festival abbiano evoluto il proprio ruolo: sono stati soprattutto strumenti di propaganda oppure hanno saputo diventare luoghi di solidarietà e confronto con le comunità colpite dalla guerra? E quanto incidono, in queste dinamiche, le dimensioni e il potere dei singoli festival?

Sono alcune delle domande a cui la ricerca intende rispondere, mettendo in relazione storia, studi cinematografici, studio dei festival, dei confini e della prospettiva di genere.

Un archivio digitale per conservare e condividere la ricerca

Accanto alla produzione scientifica, FESTWAR FM prevede la realizzazione di un archivio digitale e di una banca dati di film, sul modello di quella sviluppata nell’ambito del progetto CBA TRIESTE. L’obiettivo è lasciare uno strumento utile anche oltre la conclusione della borsa, prevista nel 2028. Jelenković sta inoltre lavorando a un nuovo libro che svilupperà i risultati della ricerca.

Il confronto scientifico è un altro elemento centrale del progetto. Il symposium internazionale Film Festivals: Borders, Identities, Solidarities, fondato dalla ricercatrice nel 2024 a Ca’ Foscari, torna con una seconda edizione dal 2 al 4 novembre 2026 alla Concordia University di Montreal. L’incontro riunirà studiose e studiosi di diverse discipline, insieme a professioniste e professionisti del cinema e dei festival, per discutere il ruolo delle manifestazioni cinematografiche nella costruzione di confini, identità e solidarietà, con particolare attenzione alla propaganda e alle risposte dei festival alle guerre in corso.

Attraverso la ricerca storica e il confronto internazionale, FESTWAR FM invita così a guardare ai festival cinematografici da una prospettiva diversa: non soltanto come luoghi in cui si raccontano storie sullo schermo, ma anche come spazi in cui si decide quali storie acquistano visibilità e quale memoria dei conflitti viene trasmessa alle generazioni future.

 

Sara Moscatelli