Focus ricerca

Riciclare l'attrezzatura sportiva: il pattino come caso studio per l'economia circolare

condividi
Foto di karma svara su Unsplash

Cosa cerchiamo quando scegliamo un’attrezzatura sportiva? Prestazioni, comfort e sicurezza vengono solitamente al primo posto. Dedichiamo invece meno attenzione ai materiali che la compongono e a ciò che accade quando non può più essere utilizzata.

Il pattino in linea offre un esempio concreto di queste questioni. I diversi materiali e componenti che lo costituiscono sono progettati per funzionare insieme, ma recuperarli al termine della vita utile del prodotto può essere complesso. Questi materiali potrebbero diventare una risorsa anziché un rifiuto? E a quali condizioni il riciclo offrirebbe un reale beneficio ambientale?

È da queste esigenze che nasce il percorso promosso dalla Regione del Veneto attraverso il Tavolo Tecnico per l’Economia Circolare, coordinato da Roshan Borsato e composto da ARPAV, Università Ca’ Foscari Venezia, Università degli Studi di Verona e Università degli Studi di Padova. L’iniziativa punta a esplorare nuove possibilità per recuperare e valorizzare i materiali dell’attrezzatura sportiva, mettendo in relazione università, imprese e operatori del settore. L’obiettivo è contribuire a creare le condizioni per una futura Recycling Valley dello Sportsystem veneto.

Per iniziare a esplorare queste possibilità, è stato scelto il pattino in linea come prodotto pilota. Diffuso tra persone di età diverse e utilizzato tanto nel tempo libero quanto nell’attività agonistica, il pattino è composto da materiali e componenti differenti, studiati per garantire sicurezza, comfort e prestazioni. Quando non è più utilizzabile, può finire tra i rifiuti destinati all’incenerimento o alla discarica, a seconda dei sistemi di gestione disponibili. Capire come recuperare i materiali che lo compongono può quindi rappresentare un primo passo verso un uso più efficiente delle risorse, con possibili applicazioni anche ad altre attrezzature sportive. La scelta è legata anche al contesto industriale del territorio, dove operano aziende produttrici, fornitori e realtà impegnate nella ricerca e sviluppo. Inoltre, l’evoluzione della normativa europea in materia di rifiuti tessili e responsabilità estesa del produttore offre un ulteriore spunto per approfondire le opportunità di recupero e il quadro normativo applicabile.

Nell’ambito di questo percorso, lo studio degli impatti ambientali del pattino in linea è coordinato dal prof. Paolo Pavan, in collaborazione con la prof.ssa Elena Semenzin e la dott.ssa Aurora Trevisan e il contributo del dott. Saman Moftakharianasorimovahed, del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari.

Il lavoro mira a ricostruire l’intera filiera del pattino, dalle materie prime alla produzione, prevalentemente affidata a produttori asiatici, fino alla distribuzione, all’uso e al fine vita. In questa prima fase, la ricerca si concentra soprattutto sulla parte iniziale della filiera (upstream), attraverso la collaborazione con i produttori asiatici, coinvolti nella raccolta dei dati necessari a ricostruire i processi produttivi e la composizione del prodotto. Successivamente, l’analisi si estenderà alla fase d’uso, anche attraverso sondaggi rivolti agli esperti del settore, per poi passare alla modellizzazione di diversi scenari di fine vita. L’obiettivo sarà confrontare le possibili soluzioni di riciclo di alcune componenti con gli scenari di riferimento comunemente utilizzati per il settore delle calzature (footwear), per capire in quali condizioni il recupero possa offrire effettivi benefici ambientali.

I primi risultati relativi alla fase di upstream evidenziano il contributo rilevante delle materie prime agli impatti ambientali del pattino. Per questo, disporre di dati il più possibile accurati sulla composizione del prodotto è fondamentale per ottenere una valutazione attendibile. Il coinvolgimento diretto dei produttori diventa quindi essenziale: sono infatti loro a poter fornire informazioni dettagliate sui materiali utilizzati e sui processi di produzione, contribuendo a migliorare la qualità dei dati e l’affidabilità dei risultati.

Ma come si può capire se riciclare un prodotto sia davvero meglio per l’ambiente? Per rispondere a questa domanda è necessario valutare le risorse e l'energia impiegate, i processi necessari al trattamento e gli impatti ambientali associati alle diverse fasi. Per questo lo studio utilizza la metodologia Life Cycle Assessment (LCA), o analisi del ciclo di vita, che permette di valutare gli impatti ambientali di un prodotto dalla produzione delle materie prime fino alla gestione del fine vita. Applicata al pattino, l’analisi LCA aiuterà a comprendere meglio dove si concentrano gli impatti e quale contributo possano offrire le diverse soluzioni di recupero e riciclo.

Queste informazioni possono essere utili anche alle imprese dello Sportsystem. Conoscere gli impatti del prodotto e confrontare le possibili alternative permette di individuare margini di miglioramento, ma anche di capire quali difficoltà tecniche e operative sia necessario superare. In questo modo, la valutazione ambientale può aiutare a orientare le scelte verso soluzioni che tengano conto sia della sostenibilità sia delle esigenze concrete della produzione.

Lo studio potrà inoltre contribuire a valutare la fattibilità di future Product Category Rules (PCR), ovvero regole specifiche per la valutazione ambientale di una categoria di prodotti. Questi strumenti aiutano a rendere le analisi più coerenti e confrontabili, offrendo alle imprese criteri condivisi per valutare le prestazioni ambientali dei propri prodotti. La loro eventuale definizione richiederà ulteriori approfondimenti, ma rappresenta una possibile prospettiva di sviluppo del lavoro.

L’obiettivo, quindi, va oltre il recupero dei materiali di un singolo pattino. Si tratta di capire come la ricerca possa aiutare il territorio a sviluppare una filiera più circolare per l’attrezzatura sportiva, mettendo in rete le competenze delle università, delle imprese e degli operatori del recupero. Perché trasformare un prodotto a fine vita in una nuova risorsa richiede non solo soluzioni tecniche, ma anche conoscenze, collaborazione e scelte consapevoli.