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Stop ai panel interamente maschili: le linee guida inclusive di Ca' Foscari

Stop ai panel interamente maschili, sì a convegni trasversali e inclusivi. L’Università Ca’ Foscari muove un altro passo verso l’inclusione, producendo una serie di linee guida a favore della parità di genere negli eventi, come previsto dal GEP - Gender Equality Plan. Obiettivo dell’iniziativa è superare l’asimmetria di genere nelle attività di disseminazione culturale cafoscarine e sviluppare una cultura della parità anche attraverso le attività legate a incontri, seminari e convegni.

Il documento, presentato e approvato all'unanimità nella seduta del Senato Accademico del 26 ottobre,  sintetizza in otto punti le buone regole da adottare per ideare e organizzare eventi inclusivi: dal rispetto del bilanciamento dei generi tra partecipanti, alla verifica di tutte le misure che garantiscano l’accessibilità all’evento, compresa la scelta di tempistiche per quanto possibile inclusive. La conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle persone che intervengono è considerata prioritaria, e potranno anche essere previste – se necessario -  iniziative di baby-sitting. Un altro punto importante riguarda i contributi finanziari da parte dell’Ateneo o dei singoli dipartimenti destinati a iniziative pubbliche che coinvolgono il contesto extra-accademico. I criteri di assegnazione potranno infatti prevedere la valorizzazione di conferenze, convegni o seminari che presentino obiettivi di pari opportunità, in termini di equilibrio di genere, e che rispettino adeguate misure di conciliazione e di inclusione delle differenze.

Il documento frutto di un lavoro condiviso multilivello coordinato dalla delegata della Rettrice alla parità di genere, prof.ssa Sara De Vido, in accordo con la Prorettrice alla terza missione prof.ssa Caterina Carpinato, che ha coinvolto l’ufficio Sostenibilità, nonché le delegate e i delegati alla parità di genere dei dipartimenti.

Il documento finale rappresenta un altro tassello per la creazione di uno spazio universitario realmente accogliente verso tutte le differenze, per mettere in atto una strategia utile a correggere distorsioni e disuguaglianze all’interno dell’Ateneo e per promuovere una cultura accademica maggiormente inclusiva e rappresentativa.

“A livello europeo ed italiano è stata lanciata, già anni fa, la campagna No Women No Panel, che è volta a rispondere a situazioni di squilibrio e discriminazione attraverso azioni di sensibilizzazione e promozione della parità di genere - spiega Sara De Vido. - Il problema dei “manel” (ovvero dei panel interamente di soli uomini o con le donne in soli ruolo di coordinamento e organizzazione) esiste (anche) a livello accademico. Da una micro-indagine nel nostro Ateneo - indagine per sua natura limitata, certo, ma comunque indicativa di una tendenza - che abbiamo svolto su 30 convegni tra il 2019 e il 2022 in tutti i dipartimenti (quattro per ogni dipartimento) è emerso che il rapporto donne/uomini è 0,6, quindi sei donne per ogni 10 uomini presenti”. 

Le linee guida rispondono dunque ad una esigenza, si ispirano a documenti simili adottati da altre università italiane e “abbracciano un approccio inclusivo delle differenze, non solo con riferimento al genere, ma anche, ad esempio, all’età e alla provenienza geografica, - aggiunge la delegata. - Un aspetto importante da evidenziare è che le linee guida non sono vincolanti e la loro violazione non determina alcuna sanzione. Esse costituiscono un’azione di riflessione e di presa di coscienza di discriminazioni persistenti anche in ambito accademico e sono volte a ispirare un cambiamento culturale, frutto di piccoli determinati passi quali quello che sta compiendo il nostro Ateneo”. 

Linee guida 

1. Evitare che l’iniziativa proposta riproduca stereotipi rispetto alle competenze scientifiche (gender o aree di ricerca) assicurando panel trasversali ed inclusivi. 

2. Promuovere un ambiente inclusivo che favorisca l’equilibrio di genere nelle attività didattiche e di ricerca, assicurando a tutti e a tutte la parità nelle opportunità di networking e di promozione della propria ricerca, nonché di acquisizione di prestigio sociale ed economico; a tal fine, è necessario agire a tutela soprattutto delle persone appartenenti al genere sottorappresentato nel rispettivo settore scientifico-disciplinare. 

3. Accertarsi che siano state messe in atto tutte le misure necessarie a una pari accessibilità in tutti gli eventi e le azioni dell’Ateneo.

4. Considerare le esigenze di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle persone che partecipano all’evento, scegliendo tempistiche per quanto possibile inclusive e verificando la possibilità di attivare iniziative di babysitting, ove necessario. 

5. Prestare attenzione al linguaggio di genere nella preparazione delle locandine e delle brochure degli eventi, e in generale nelle pagine internet dell’Ateneo, come raccomandato nelle linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo del MUR. 

6. L’Ateneo, un dipartimento o un centro di ricerca potrebbero considerare, tra i criteri per assegnare il proprio patrocinio, il rispetto di un adeguato equilibrio tra i generi nei panel di conferenze, convegni o seminari. 

7. Con riferimento a contributi finanziari da parte dell’Ateneo o dei singoli dipartimenti per le iniziative pubbliche che coinvolgono il contesto extraaccademico è opportuno prevedere, tra i criteri di assegnazione, la valorizzazione di conferenze, convegni o seminari che presentano obiettivi di pari opportunità, in termini di equilibrio di genere, di adeguate misure di conciliazione e di inclusione delle differenze.

8. Adottare un approccio inclusivo delle differenze, a partire da quella di genere, età e provenienza geografica nella programmazione e gestione delle iniziative aperte a un pubblico più ampio e non esclusivamente accademico promuovendo una composizione equilibrata del comitato organizzatore e scientifico. Evitare che le studiose siano coinvolte unicamente in ruoli di coordinamento e discussione (ovvero nel ruolo di discussant, presidenti e/o moderatrici) o di organizzazione (ovvero nei soli comitati organizzativi)

L’impegno per l’uguaglianza di genere passa anche attraverso l’uso di un linguaggio inclusivo e attento alle differenze. Ca’ Foscari sta lavorando alla stesura di linee guida sul linguaggio inclusivo e di un vademecum che stabilisca regole comuni per la comunicazione di Ateneo. Ti ricordiamo che è ancora attiva la possibilità di inviare le segnalazioni di materiali da aggiornare attraverso il form #faladifferenza

Federica Scotellaro