Il Liutaio nel Bazaar: la divulgazione scientifica è giovane e digitale

Il Liutaio nel Bazaar è un progetto originale e innovativo non soltanto per i suoi contenuti, perché applica alla storia degli strumenti narrativi non tradizionali, ma anche per la sua natura, perché l'idea è nata dal basso, da studenti che spontaneamente hanno avanzato la proposta di un lavoro che non rientrava nei loro obblighi per sperimentare una nuova attività e offrire un'opportunità ai loro colleghi.” Così il prof. Stefano Dall’Aglio, supervisore dell’attività, descrive Il Liutaio nel Bazaar, un progetto di digital public history ideato da un gruppo di studenti del corso magistrale in Storia dal Medioevo e all’Età Contemporanea di Ca’ Foscari.

L’iniziativa è nata per offrire un’attività formativa alternativa al tirocinio in tempi di pandemia: “per noi ha significato poterci confrontare con la scrittura accademica e con la ricerca scientifica mettendo in pratica quanto appreso, in particolare, durante il corso di Digital History della prof.ssa Paci e in quello di Public History del prof. Dall’Aglio”, spiegano Rebecca Ivković ed Eleonora Montino, ideatrici del progetto. L’esperienza in classe diventa quindi il punto di partenza per una divulgazione in digitale rivolta al grande pubblico, che non si limita però a rendere più accessibili i concetti, ma anzi rende disponibili a tutti le fonti e i materiali di lavoro cui si è fatto riferimento. Chiunque può quindi esplorare, approfondire e - perché no? - verificare gli studi proposti: un approccio che avvicina non solo i risultati, ma anche i metodi e i processi della ricerca storica a tutti. Non a caso, gli studi dei partecipanti sono organizzati in moduli su temi significativi anche per l’attualità, come le fake news e le malattie, familiari anche a un pubblico più ampio.

Il nome del progetto ben riassume la sua natura. Da una parte, riprende il paragone dello storico Marc Bloch tra la professione dello storico e quella del liutaio: la scrittura storica dovrebbe essere realizzata con “tatto”, apposta per il pubblico. Allo stesso tempo, il bazaar è un riferimento all’idea dell’informatico Eric S. Raymond sulla decentralizzazione e la collaborazione tra le diverse parti coinvolte in un progetto.

Il digitale ha un ruolo fondamentale in questo processo: cronologie, documenti, studi, quadri e video si combinano per arricchire l’esperienza online, pur rimanendo a portata di click per un’esplorazione più specifica. L’interazione con gli autori, poi, è possibile attraverso commenti, email, o anche attraverso le piattaforme social, Instagram e Facebook. Il principio del bazaar di Raymond si ritrova anche nella gestione collettiva del progetto, che si sviluppa attraverso decisioni e lavoro di gruppo. A supportare gli studenti per la parte tecnica c’è l’alumnus cafoscarino Marco Sartor, oggi dottorando in Scienze filologico-letterarie, storico-filosofiche e artistiche all’Università di Parma ma “rimasto a Venezia” come studioso affiliato al Venice Centre for Digital and Public Humanities: il sito del Liutaio nel Bazaar è ospitato all’interno di Bembus, un progetto di giovani umanisti che sfruttano, nel proprio campo, le nuove possibilità offerte dall’informatica e dal digitale. Certo, iniziative come Il Liutaio nel Bazaar non sono prive di difficoltà: non sempre è possibile ricorrere a fonti open source e la barriera linguistica può impedire di raggiungere un pubblico più ampio, dato che il progetto è solo in italiano - per ora, almeno. 

“L’idea originale era di coinvolgere anche studenti di altri Dipartimenti, per poter analizzare lo stesso fenomeno da più prospettive disciplinari diverse: storia, arte, letteratura, economia, scienze. Per motivi logistici, non è stato possibile realizzare questo progetto iniziale, ma restiamo positivi”, spiegano gli studenti. Nonostante ciò, l’iniziativa si è già fatta notare anche in altri atenei: attraverso una collaborazione con Francesco Sunil Sbalchiero, laureato in Scienze Storiche all’Università di Torino e collaboratore del Centro Studi Piero Gobetti, Il Liutaio nel Bazaar ha partecipato ad alcune iniziative sulla storia della Resistenza, come la presentazione dell’ultimo lavoro di Chiara Colombini.

“Gli studenti e le studentesse che hanno ideato il 'Liutaio' hanno dato prova di grande spirito di iniziativa, determinazione e creatività. Tutti quelli che hanno partecipato come tirocinanti sono stati capaci di coniugare una metodologia della ricerca storica tradizionale con l'adozione di tecniche di digital public history, costruendo innovativi percorsi narrativi che coinvolgono anche il lettore non specialista e fanno della multimedialità la loro arma vincente”, aggiunge il prof. Dall’Aglio.

Rachele Svetlana Bassan