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Gli scarti del granchio blu diventano arte: il brevetto di Ca’ Foscari nell’opera “Materiæ”

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"Materiæ" di Sofiia Petryshyn

Un importante riconoscimento unisce la ricerca scientifica d'avanguardia del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari alla produzione artistica contemporanea. L’artista Sofiia Petryshyn si è aggiudicata il secondo posto nella categoria "Arte Pubblica" della settima edizione di “Artefici del nostro tempo”, il concorso promosso dal Comune di Venezia in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, che quest'anno ha visto la partecipazione di oltre 500 giovani artisti e artiste under 35.

L'opera premiata si intitola "Materiæ" ed è una cianotipia (antica tecnica di stampa fotografica) su biofilm a base di chitosano. Si tratta di un progetto interdisciplinare che propone un approccio ecologico innovativo alla produzione visiva, reso possibile grazie al fondamentale supporto tecnico-scientifico del gruppo di ricerca PPM (Polyphenol Chemistry and Materials Science) di Ca' Foscari, composto da Claudia Crestini, Matteo Gigli, Daniele Massari e Massimo Sgarzi. 

La collaborazione è nata su iniziativa dell'artista, che era venuta a conoscenza delle ricerche del gruppo PPM sulla valorizzazione degli scarti del granchio blu a seguito della diffusione mediatica legata al deposito di un brevetto da parte dell'Ateneo.

"Sofiia aveva immaginato un’opera che potesse raccontare la fragilità dell’ecosistema lagunare", spiega il professor Matteo Gigli. "Quando è venuta a conoscenza che nei nostri laboratori avevamo sviluppato film trasparenti e flessibili a partire dai gusci del granchio blu, ha riconosciuto in quel materiale un elemento chiave per dare forma al suo progetto e ha selezionato la cianotipia come forma realizzativa più adatta".

Il team PPM ha contribuito all’opera fornendo il materiale, dopo un vero e proprio lavoro di co-creazione e ottimizzazione in base alle esigenze della tecnica fotografica della cianotipia. Il gruppo di ricerca ha dialogato a lungo con l'artista per comprenderne le specifiche necessità, sviluppando formulazioni ad hoc che potessero garantire la giusta trasparenza, flessibilità e dimensione. Dopo una prima fase di prototipazione e successivi perfezionamenti basati sui feedback, il materiale è stato concesso gratuitamente, nello spirito di una forte condivisione di intenti legati alla sostenibilità e all'economia circolare.

"Nella proposta di Sofiia abbiamo riconosciuto un modo diverso, ma profondamente complementare al nostro, di raccontare l’urgenza di preservare l’ambiente", continua il professor Gigli. "Utilizzare quel biofilm significava trasformare un problema ambientale in uno strumento di consapevolezza, rendendo il messaggio dell’opera ancora più concreto e stratificato".

Attraverso una tecnica sperimentale, Materiæ combina un processo di elaborazione algoritmica di immagini microscopiche di fitoplancton – fornite dal Laboratorio di Ecologia Marina (EcoMar) dell'Istituto di Scienze Marine del CNR (CNR-ISMAR) – con un processo di cianotipia a esposizioni multiple. I diversi livelli dell'opera richiamano la fragilità dell'ecosistema: il materiale biodegradabile stesso evoca la temporaneità della materia, le immagini celebrano organismi invisibili ma essenziali per la vita marina, mentre il tipico colore blu della cianotipia rimanda sia all'acqua che alla specie ‘aliena’ da cui l'opera prende letteralmente forma.

L'installazione è stata concepita per evocare un ambiente di laboratorio come quelli del Campus scientifico di via Torino, che l'artista ha visitato personalmente per comprendere le dinamiche della ricerca quotidiana. All'interno dello spazio espositivo, allestito anche con il contributo del team cafoscarino, sono presenti alcuni film polimerici originari e l'articolo scientifico che illustra la tecnologia alla base del materiale.

"Vedere un materiale nato dalla ricerca scientifica entrare in un contesto di arte contemporanea e venire premiato è motivo di grande orgoglio e soddisfazione", conclude Gigli. "Crediamo che oggi sia fondamentale rafforzare il dialogo tra scienza, arte e società. L’arte ha la capacità di rendere accessibili e immediati messaggi complessi, mentre la scienza offre strumenti concreti per affrontare le grandi sfide ambientali. In Materiæ questi due linguaggi si incontrano e si potenziano a vicenda, contribuendo a comunicare in modo semplice ma incisivo l’importanza della sostenibilità, della ricerca e della tutela degli ecosistemi."

L'opera Materiæ è attualmente esposta all'interno della mostra collettiva presso la Casermetta 9 di Forte Marghera, visitabile gratuitamente fino al 27 settembre 2026.

Lo spazio espositivo

Francesca Favaro