Leonardo Moretti Polegato, Villa Sandi

A cura di VSM Alumni, gennaio 2026

Le tre parole chiave dell’innovazione per un’impresa familiare: comprensione, metodo, responsabilità

Nel lavoro quotidiano di un’impresa familiare non esiste un momento preciso in cui “si innova”. Esiste piuttosto una sequenza di scelte operative che, sommate, cambiano il modo di lavorare.
È da questa prospettiva che Leonardo Moretti Polegato, laureato in Economia Aziendale a Ca’ Foscari e oggi Raw Materials Buyer di Villa Sandi e Consigliere Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, racconta il suo percorso e il suo lavoro in Villa Sandi, non come un susseguirsi di innovazioni da annunciare, ma come un processo che passa attraverso tre parole chiave: la comprensione dell’impresa, la disciplina del metodo e l’assunzione di responsabilità sulle conseguenze delle scelte.
La prima parola è comprensione: capire la storia dell’azienda, le persone che la abitano, le dinamiche che la tengono insieme. Senza questa comprensione, ogni intervento rischia di essere superficiale o inefficace.
La seconda è metodo: leggere i dati, valutare alternative, strutturare le decisioni, affrontare l’incertezza con disciplina. Non come esercizio tecnico fine a se stesso, ma come modo per rendere il cambiamento gestibile e condivisibile.
La terza è responsabilità, perché guidare un’impresa familiare significa assumersi il peso delle decisioni non solo sul piano economico, ma anche su quello umano e territoriale, verso le persone, la filiera e il contesto in cui l’impresa opera.

Queste tre parole — comprensione, metodo, responsabilità — hanno fatto parte anche il dialogo che si è svolto il 10 dicembre 2025 presso la Venice School of Management, durante l’incontro “Nuovi Orizzonti del Vino: Trend, Sfide, Mercati Internazionali e Innovazione – Un dialogo con Villa Sandi”, organizzato nell’ambito del corso di Food Marketing con la professoressa Christine Mauracher, in collaborazione con l’Agrifood Management & Innovation Lab della Venice School of Management. In quell’occasione abbiamo dialogato con Leonardo Moretti Polegato e con il Direttore Commerciale di Villa Sandi, Flavio Geretto, su come l’innovazione si costruisca davvero, lontano dalle narrazioni semplificate e dentro il lavoro quotidiano dell’impresa.
È a partire da queste tre parole che questa intervista prova a raccontare cosa significhi oggi innovare in un’impresa familiare.

Cosa ti ha spinto a scegliere di studiare Management a Ca’ Foscari e in che modo quell’esperienza ha contribuito a formare la tua visione di impresa e di leadership?
Venivo da una realtà familiare dinamica e volevo costruirmi strumenti miei, non semplicemente entrare in azienda “perché si deve”. Ca’ Foscari mi ha insegnato ad analizzare, mettere in discussione, prendere decisioni informate. A Ca’ Foscari ho capito che la leadership non è un esercizio di autorità, ma di responsabilità: significa assumersi il peso delle decisioni, valorizzare chi ti sta accanto e creare le condizioni perché le persone possano dare il meglio.

Oggi sei parte di una delle realtà vitivinicole più dinamiche del Paese. Guardando indietro, quali aspetti della formazione in management ti ritrovi ad applicare ogni giorno nel tuo lavoro in Villa Sandi?
Applico ogni giorno l’approccio analitico: leggere i numeri, confrontare alternative, valutare il rischio. È un metodo che mi permette di affrontare sfide come la crisi delle materie prime, il cambiamento dei mercati o il cambiamento delle preferenze dei consumatori con lucidità e disciplina.

Entrare in un’azienda familiare già affermata comporta la sfida di portare valore aggiunto. Qual è stata la tua priorità quando hai iniziato a lavorare in Villa Sandi e in che modo hai voluto imprimere la tua impronta personale?
La mia priorità è stata comprendere a fondo l’azienda prima di volerla cambiare. Ho iniziato ascoltando, osservando, passando tempo in tutti gli uffici e nelle diverse aree operative. Poi ho portato la mia impronta sulla parte di innovazione, digitalizzazione dei processi e strutturazione delle decisioni.

Guidare un’impresa familiare oggi significa anche saperla reinterpretare. Come si costruisce un’innovazione che non rompe con il passato, ma lo rigenera?
L’innovazione non è una rottura, è una continuità evolutiva. Si innova quando si capisce in profondità la propria identità e si traduce in linguaggio contemporaneo. Il nostro compito è rigenerare il patrimonio ricevuto, non sostituirlo.

Per Villa Sandi la sostenibilità è parte del DNA, ma anche la capacità di innovare: pensiamo, ad esempio, alle vostre sperimentazioni con il vino no-alcohol. Come si coniugano sostenibilità, evoluzione dei consumi e visione imprenditoriale nel vostro modo di fare impresa?
Per noi la sostenibilità è una scelta di lungo periodo che parte dal territorio, dalle persone e dalla filiera. Ma è anche un modo di pensare l’innovazione: non come un cambio di identità, bensì come un’evoluzione coerente con ciò che siamo.
Quando affrontiamo nuovi progetti — come l’area del no-alcohol — lo facciamo valorizzando le competenze, le infrastrutture e il know-how che fanno parte della nostra storia produttiva. Innovare, per noi, significa partire da ciò che conosciamo meglio e utilizzarlo per rispondere ai nuovi bisogni del mercato, senza rincorrere a mode o soluzioni che non ci appartengono.
In questo modo la sostenibilità, l’evoluzione dei consumi e la visione imprenditoriale si incontrano naturalmente: il futuro cresce sulle basi della tradizione, non in contrapposizione.

Che consiglio daresti agli studenti e agli alumni della Venice School of Management che desiderano portare innovazione in imprese familiari o settori tradizionali?
Il consiglio che darei agli studenti e agli alumni è di non avere fretta di cambiare le cose: prima bisogna capire. L’innovazione funziona quando nasce dal metodo, non dall’imposizione, e quando è supportata da dati, analisi e confronto. E soprattutto quando c’è fiducia: prima di chiederla agli altri, bisogna costruirla con il proprio atteggiamento, con la presenza, con la capacità di ascoltare. Sono queste le basi che ho imparato a considerare indispensabili nel guidare un’impresa familiare e nel portare innovazione in un settore tradizionale.


Quello che emerge dall’intervista non è un’idea astratta di innovazione, ma un modo concreto di lavorare dentro un’impresa: capire prima di intervenire, strutturare le decisioni, assumersi le conseguenze delle scelte. È un approccio che non cerca scorciatoie e non promette risultati rapidi, ma che punta a costruire cambiamenti che abbiano senso per l’organizzazione e per chi ne fa parte.
In un’epoca in cui tutto spinge verso la velocità e la semplificazione, questa prospettiva introduce una riflessione utile: ricorda che non tutto ciò che cambia in fretta migliora, e che la qualità del cambiamento dipende anche dal tempo, dall’attenzione e dalla responsabilità con cui viene costruito.