UCAMP: città a misura di residente grazie a Università e cittadini

Inquinamento, smaltimento rifiuti, sovraffollamento turistico, incapacità di tutelare l’ambiente naturale che ci circonda: la difficoltà nell’affrontare sfide urbane simili, in un anelito verso spazi ‘respirabili’ ed efficienti, ha portato all’incontro di 7 città europee per ripensare centri urbani ‘a misura di cittadino’ grazie al progetto Urban Good Camp – UCAMP.

Si tratta di un progetto Erasmus+ KA2 della durata di tre anni che unisce Università e cittadini per co-progettare città incentrate sui propri residenti, studenti e lavoratori, vinto dall’Università Ca’ Foscari Venezia assieme a un partenariato europeo composto da altri quattro istituti universitari, tre aziende private e una fondazione.

Analizzando ognuna le proprie contraddizioni e le sfide urbane più importanti che le caratterizzano, le città di Parigi, Madrid, Helsinki, Copenaghen, Ljubljana, Amsterdam e Venezia collaboreranno per creare momenti di confronto e di co-design con stakeholder locali, sviluppando soluzioni e best practice per un nuovo modello di città del futuro all’insegna della sostenibilità.

“L'ONU stima che attualmente il 55% della popolazione mondiale viva in centri urbani, una percentuale che dovrebbe salire al 68% entro il 2050” afferma Vladi Finotto, coordinatore UCAMP per l’Italia. “Con poche eccezioni, le città dovrebbero diventare sempre più grandi e più popolose, nonostante i cambiamenti che l’attuale pandemia ha generato o acuito. Trasformare questi agglomerati di edifici e persone è ormai una necessità che tocca tutte le sfere del vivere urbano – economica, sociale e ambientale. A Venezia abbiamo individuato nell’overtourism, il depopolamento e la tutela ambientale e della laguna le sfide principali verso una comunità più sostenibile.”

UCAMP consentirà agli Istituti Universitari protagonisti di esplorare le sfide urbane in prima persona, creando modelli di co-progettazione e partnership che coinvolgano attivamente il tessuto cittadino che anima le città: gli studenti, i cittadini, i lavoratori, i turisti, gli imprenditori, i docenti, l’amministrazione pubblica e gli enti culturali. In questo scenario, le Università potrebbero fungere da facilitatori per la cooperazione urbana e la co-creazione di un ecosistema urbano sostenibile, generando al contempo ambienti di apprendimento innovativi tra società civile, industria e governance locale.

Ca’ Foscari
partecipa al progetto con un team che vede collaborare il Dipartimento di Management, nelle figure di Vladi Finotto, Cinzia Colapinto e Daniela Pavan, e il Dipartimento di Scienze Ambientali con Fabio Pranovi. Il progetto è sviluppato in collaborazione con l’Ufficio per il trasferimento di conoscenza di Ca’ Foscari, PInK. I partner con cui Ca’ Foscari sta lavorando sono la  Knowledge Foundation Madri+d (Spagna), Bespoke (Danimarca), Institut Mines Telecom Business School - IMTB (Francia), University Industry Innovation Network - UIIN (Paesi Bassi),  Aalto University (Finlandia), Institute for Innovation and Development of University of Ljubljana - IRI UL (Slovenia), Advancis (Portogallo), Amsterdam University of Applied Sciences - AUAS (Paesi Bassi).


Il progetto è finanziato dal programma Erasmus+ KA2: "Cooperation for innovation and the exchange of good practices - Knowledge Alliances" - Grant Agreement number - 621686-EPP-1-2020-1-ES-EPPKA2.
Ai primi mesi lavoro consistenti in analisi, interviste, questionari e workshop con studenti e professionisti, seguiranno tra fine anno e il 2022 eventi e occasioni aperte alla comunità e la creazione di gruppi di lavoro locali che collaborino al design di una Venezia più sostenibile.

Le sfide urbane di Venezia

Dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1987, grande potenza marittima nel X secolo, Venezia è una città unica al mondo. Distribuita su 118 isole, Venezia e la sua laguna formano un inseparabile ecosistema: 70.176 ettari di territorio dove natura, storia, arte e commercio sono stati strettamente legati sin dalla sua fondazione. Insieme al suo paesaggio lagunare, sono il risultato di un potente e dinamico processo di interazione nel tempo, tra le persone e l'ambiente naturale.
Venezia si presenta come una città unica nel suo genere, anche nella dualità e scenari che si sono venuti a creare nel contesto della città storica e del suo entroterra.

Nel corso dei tre anni di progetto, il team di ricercatori cafoscarini si occuperà di realizzare un'analisi della città e delle principali sfide urbane individuate – sovraffollamento turistico, depopolamento e tutela ambientale e della laguna – e di quali approcci di co-design possano essere messi in pista con gli stakeholder locali: l’obiettivo sarà di trovare soluzioni che permettano alla città di evolvere da “company town”, focalizzata quasi esclusivamente sul turismo come sostentamento economico, a “hub” per una comunità di nuovi residenti, nel rispetto del suo contesto urbano e naturale.

Come riportato dal New York Times (2020), a Venezia, dopo l'emergenza pandemica, "residenti e leader locali sperano che la propria città possa sviluppare un'economia che non ruoti interamente intorno al turismo, che attiri investitori internazionali, espanda l'impronta delle due università della città, e trasformi i suoi edifici vuoti in strutture di ricerca per l’ambiente lagunare e l’ecosistema locale”.

UCAMP: Venezia e la questione ambientale. Ne parliamo con il prof. Fabio Pranovi

È possibile immaginare una Venezia con i canali interrati e asfaltati e le macchine che corrono sotto i ponti? Questo scenario agghiacciante è la provocazione lanciata dal prof. Fabio Pranovi, docente di ecologia marina al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari, per aiutarci a comprendere il valore del capitale naturale di Venezia, la sua laguna.

Proprio la questione ambientale è una delle tre sfide per Venezia, individuate nell’ambito del progetto UCAMP.
Il prof. Pranovi non ha dubbi. La risposta a “Quale città vogliamo?”, quesito che alcuni stakeholder di UCAMP si sono posti durante l’ultimo workshop di progetto a dicembre 2021, passa inevitabilmente per un’altra domanda: quale laguna vogliamo? Una Venezia museo, parcheggio per turisti, o un ecosistema vitale che si integri con una città in un continuo rapporto dinamico?
Le strategie da adottare dipendono in gran parte da questa risposta.

Nel caso in cui si perseguisse la prima strada, l’utilizzo più “intensivo” del Mose rappresenterebbe una scelta oculata, non solo dal punto di vista ingegneristico. Con l’attivazione delle paratie a un livello di 110 cm di alta marea, si manterrebbe asciutta Piazza San Marco, principale meta del turismo, e non se ne intaccherebbe l’industria, ciò però a discapito di alcuni processi ecologici. Gli eventi di acqua alta, soprattutto quella sostenuta, rivestono infatti un ruolo funzionale per la pulizia della laguna e la diluizione di elementi nocivi che altrimenti si concentrano, portando anche a un deterioramento della qualità dell’acqua nelle aree più interne. Bloccare totalmente l’acqua alta a San Marco per ragioni di esclusivo carattere economico sarebbe deleterio nel lungo termine, poiché trascura la qualità della vita dei cittadini del futuro, che subiranno queste esternalità, minando i possibili effetti positivi di tutte le azioni volte a combattere la decrescita della popolazione veneziana.

Nel secondo caso, si potrebbe giungere ad un compromesso: innalzare, almeno in alcune occasioni, il livello al quale si attiva la chiusura delle paratie (ad esempio 120/130 cm), accettando la presenza di acqua in alcune zone della città -ovviamente attivando interventi mirati ad evitare i possibili danni locali alle attività economiche e ai monumenti, come la basilica di S. Marco- a fronte dei benefici ecologici che queste condizioni di alta marea sostenuta avrebbero sul funzionamento dell’intero ecosistema lagunare.

“La difesa dell’ambiente non è un freno allo sviluppo economico – spiega il professor Pranovi – la salute psicofisica degli umani dipende interamente dai “Servizi Ecosistemici”, cioè il contributo dei processi ecologici al benessere dell’uomo. Nel caso di Venezia, i canali navigabili, la protezione data dagli specchi d’acqua, la salubrità della stessa, tutti i processi che depurano le acque, le barene e la vegetazione acquatica che catturano anidride carbonica, così come la pesca, lo svago e le gite nell’ambiente lagunare”.

Per favorire il ripopolamento, non servono solo servizi edilizi e sociali, ma anche ambientali. L’ambiente ha plasmato Venezia nei secoli e i veneziani, per vivere sull’acqua, hanno plasmato a loro volta la laguna. Una sinergia uomo-natura e una città a misura di residenti sono ancora possibili, a patto che non si punti esclusivamente sul turismo di massa e non si snaturi la relazione fra Venezia e il mare.

In quest’ottica i versi del poeta Ezra Pound, che risiedette a Venezia per mezzo secolo nel ‘900, risuonano quasi profetici:

O Dio, quale grande gesto di bontà
abbiamo fatto in passato,
e dimenticato,
Che tu ci doni questa meraviglia,
O Dio delle acque?

A cura di Hélène Duci e Veronica Chiossi