In Norvegia per studiare i dipinti di Munch: l’esperienza di Beatrice

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Grazie al programma Erasmus + per tirocinio, studenti e studentesse di Ca’ Foscari possono svolgere tirocini in presenza presso importanti enti e istituzioni in Europa, sviluppando specifiche competenze e trasversali e mettendo in pratica quanto appreso durante gli studi.

Tra coloro che hanno preso parte a questa esperienza c’è anche Beatrice Boracchi, studentessa magistrale del corso in Conservation Science and Technology for Cultural Heritage, che negli scorsi mesi è entrata a far parte del team di scienziati e scienziate nel laboratorio di conservazione del Museo MUNCH a Oslo.

Abbiamo chiesto a Beatrice di raccontarci com’è andata.

Come è nata la decisione di prendere parte al progetto?

Ho sempre voluto fare un tirocinio all’estero perchè ritengo sia molto importante per arricchire il proprio curriculum. Le esperienze internazionali sono proprio una delle ragioni che mi hanno spinto a scegliere Ca’ Foscari come università per frequentare la magistrale.

Per quanto riguarda invece la destinazione, la scelta del Museo Munch in Norvegia è legata al tipo di attività che si svolge all’interno di questa istituzione: il Museo è infatti uno dei pochi in Europa che possiede un laboratorio di conservazione proprio.  
Ero inoltre interessata a fare un’esperienza lavorativa in un ambito che non fosse strettamente universitario, per vedere un’altra faccia del campo della conservazione, al di fuori del contesto accademico.

In cosa consisteva la tua attività presso il Museo?

Con il team del laboratorio di conservazione, ho collaborato a diversi progetti attivi nel Museo, tra cui il restauro del dipinto ‘Il Vampiro’ di Munch e l’utilizzo di nuovi metodi di pulitura con nanogel per rimuovere pitture deteriorate.

Il Museo ha poi acquisito un microscopio Hirox molto potente ed estremamente all’avanguardia, in grado di effettuare scansioni tridimensionali delle superfici pittoriche: la maggiorparte del mio tempo è stata dedicata all’utilizzo di questo strumento, che permette di valutare i cambiamenti della morfologia superficiale del dipinto dopo i trattamenti di restauro.

E’ stata un’esperienza decisamente positiva, sia a livello professionale che personale. La responsabile del laboratorio, la dott.ssa Irina Sandu, mi ha affidato svariati compiti, dimostrando anche molta fiducia nelle mie competenze.

Cosa porti a casa da questa esperienza?

I tre mesi che ho passato in Norvegia sono stati fondamentali per il mio percorso universitario e professionale. Il lavoro che ho svolto presso il Museo Munch diventerà oggetto della mia tesi magistrale: uno studio volto ad identificare le cause del deterioramento cromatico osservato nelle aree di colore blu in tre importanti opere di Munch (The Drowned Boy, Old Man in Warnemünde e The Death of the Bohemian), e alla caratterizzazione di materiali artistici originali dell’artista.
Infatti, ho avuto anche accesso a materiale autentico dell’artista e ciò mi ha permesso di campionare una ventina di tubetti di colore ad olio per effettuare analisi approfondite sulla pittura utilizzata, per capire se ci fosse correlazione tra la formulazione delle pitture e lo scurimento osservato nei dipinti.

Beatrice con il team del laboratorio di restauro del Museo Munch

Inoltre la responsabile del laboratorio - una persona che mi ha veramente ispirata - sarà anche co-relatrice della mia tesi. Sono davvero grata ai colleghi e alle colleghe con cui ho collaborato e, se riuscissi a laurearmi in tempo, mi piacerebbe candidarmi per una posizione aperta al Museo il prossimo anno.


Trovi tutte le informazioni sul programa Erasmus+ per tirocinio nella pagina dedicata

Francesca Favaro