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Così faccio suonare le gondole

E’ possibile individuare dei percorsi fra l’intrico di rami e di radici di un Ficus macrophylla s. columnaris, il gigantesco albero detto “ficus strangolatore”? Ed è possibile schematizzare questi percorsi in linee essenziali e quindi in musica? Ripensate matematicamente, possono essere tradotte in musica forme della natura, anche animali e vegetali. E persino una gondola.

La ‘traduttrice’ è una fisica-compositrice, Maria Mannone (Università di Palermo), che martedì 25 giugno presenterà a Ca’ Foscari il suo percorso e le sue composizioni nella conferenza “Navigare nella complessità attraverso le arti? Una ricerca matematica” (ore 10, sede ECLT Ca’ Bottacin). L'evento è organizzato da Ca' Foscari con la collaborazione di ECLT, Science Gallery Venice, Research for Global Challenges - Science of Complexity, DVRI.

Nel video, un esempio di composizioni tratte dalle linee di due piante del Giardino Botanico di Palermo:

Tra i temi del dibattito, anche la riflessione su quanto l’approccio STEAM (Science, Technology, Engineering, the Arts and Mathematics) nato in un ambito di nicchia quale matematica e arte possa essere esteso ai problemi aperti e alle “global challenges” (per saperne di più sull'iniziativa Research for Global Challenges).

Concluderà il suo intervento con un omaggio mate-musicale alla città di Venezia, con la traduzione in musica delle linee essenziali di alcune gondole. Come "suona" una gondola?

“Suona con linee melodiche sinuose e leggere, e un saliscendi che ne asseconda la forma. Leonardo sosteneva la superiorità della pittura (e del disegno) rispetto alla musica, “perché essa non more immediate dopo la sua creazione, come fa la sventurata musica”. Se però spostiamo l’attenzione dal disegno finale al suo processo di realizzazione, possiamo confrontare la costruzione nel tempo della musica come una sequenza di eventi spazio-temporali, e quindi associare musica e immagini come risultato di un unico processo creativo”.

Come ha fatto a tradurre una gondola in musica?

“Ho selezionato alcuni punti di un’immagine della struttura e li ho mappati in note musicali con determinate altezze, durate e intensità. Altri elementi li ho trattati in modo più svincolato. In un secondo esempio, ho composto musica ‘liberamente’, ossia senza un mapping formale, ma tentando di creare l’illusione di una costruzione contemporanea di suono e immagine, per effetto di un unico movimento creativo. Si tratta di un’applicazione del principio di similarità gestuale su cui ho iniziato a lavorare fin dal terzo anno del mio dottorato negli Stati Uniti”.

A un primo approccio, potrebbe sembrare un divertimento, un esercizio fine a sé stesso, ma quali sono le sfide 'scientifiche' e 'matematiche' dietro le sue composizioni e quali i risultati dal punto di vista musicale?

“La sfida consiste nel conciliare approccio scientifico e ispirazione artistica, ma anche approccio artistico e ispirazione fornita dai concetti scientifici. L’arte ricerca la varietà a partire da uno stesso tema; la matematica ricerca l’unità, mira cioè a individuare gli elementi, le strutture in comune all’interno di una varietà. Su una stessa immagine di gondola dieci compositori realizzeranno presumibilmente dieci composizioni diverse, mi aspetto tuttavia che queste composizioni abbiano qualcosa in comune: questo qualcosa è oggetto di interesse scientifico, perché contiene informazioni sulla struttura visiva e sulla sua possibile traduzione in suono".

"Ho condotto un esperimento simile con i miei studenti. Li ho invitati a comporre un breve pezzo ispirandosi alla struttura della bottiglia di Klein rappresentata in tre dimensioni. L’esperimento è perfettamente riuscito, nel senso che le composizioni realizzate, pur nella loro radicale diversità, rappresentano la struttura e l’autointersezione che caratterizza la bottiglia di Klein”.

“Le sfide consistono nel ricercare degli ‘invarianti’: è possibile concepire un’idea artistica prima e indipendentemente dalla specifica realizzazione in un codice espressivo o in un altro? Quali sono i limiti della traduzione della Gestalt visiva in musicale, e viceversa, e quali sono le condizioni che rendono tale traduzione possibile? La creazione artistica è in qualche modo un tentativo di esplorare, o di ripercorrere, la creazione naturale? Mi chiedo infatti se forme e trasformazioni delle figure della matematica da una parte, e della natura dall’altra, si possano analizzare e confrontare grazie a un linguaggio comune, che potrebbe derivare dalla ricerca estetica e dallo sviluppo di modellizzazioni matematiche. Musicalmente, i risultati dipendono molto dai parametri scelti: range delle note, durata delle composizioni e stile armonico. Ma articolazioni, pattern e andamenti generali, nonché profili melodici e processi di trasformazione sembrano mostrare strette correlazioni con forme, strutture e processi di trasformazione esterni alla musica”.

Cos'è per lei l'approccio STEAM e quali scenari può aprire una sua diffusione negli ambienti accademici, anche italiani?

“Per me l’approccio STEAM è un’esigenza, ma anche una via per ricomporre la separazione fra discipline recuperando una visione d’insieme della conoscenza umana, al cui approfondimento corrisponde un’inevitabile frammentazione. Arte e scienza si influenzano a vicenda, ed è innegabile il ruolo della ricerca estetica come motore per l’indagine scientifica: “questo è bello, ma perché appare bello? come funziona?”, come è innegabile il ruolo del pensiero scientifico quale stimolo per l’immaginazione e l’ispirazione artistica".

"La diffusione del pensiero STEAM negli ambienti accademici potrebbe permettere la definizione di un linguaggio comune e di una terminologia condivisa, al di là del gergo tecnico di ogni singola disciplina, in vista del miglioramento della comunicazione attraverso scambi di idee, critiche, collaborazioni. Questo è particolarmente significativo per il nostro Paese, dove i periodi di maggiore splendore culturale, artistico e scientifico sono stati proprio quelli in cui l’interscambio e l’accostamento scienza e arte è stato più vivace e creativo. Come durante il Rinascimento, con cui il mondo spesso identifica l’Italia stessa”.

Enrico Costa