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Il Distacco Intraeuropeo Di Cittadini Provenienti Da Paesi Terzi. Studio Delle Tendenze Nel Settore Delle Costruzioni

Perchè questo progetto?

Con3Post esamina una tendenza persistente, ma poco studiata, relativa al reclutamento e al distacco di cittadini di Paesi terzi per lavorare nel settore delle costruzioni nell’ambito del mercato unico europeo. Il progetto è finalizzato a produrre nuove conoscenze sul fenomeno, incoraggiare la cooperazione transnazionale e lo scambio di informazioni tra le principali parti interessate nell'Unione Europea e nei Paesi terzi e migliorare l'accesso alle informazioni. Con3Post contribuirà in modo innovativo a comprendere meglio le sfide nell’ambito del distacco di cittadini di Paesi terzi attraverso:

  • la produzione di nuove conoscenze su un fenomeno che non è stato ancora studiato approfonditamente attraverso la raccolta e l’analisi di dati primari
  • la conduzione di ricerche comparative che permettano di esplorare le differenze regionali e di analizzare il fenomeno del reclutamento e del distacco di lavoratori dal punto di vista di tutti i paesi coinvolti
  • lo sviluppo di raccomandazioni basate su dati empirici e rivolte a tutte le parti interessate
  • l’utilizzo di un approccio orientato al lungo periodo attraverso lo sviluppo di possibili scenari futuri con la tecnica del foresight
  • la condivisione di informazioni e l’istituzione di una cooperazione transnazionale con un impatto duraturo. 

Dimensione transnazionale

Con3Post riunisce esperti e stakeholders di sei Stati membri dell'UE -Slovenia, Austria, Italia, Finlandia, Estonia e Belgio- e di alcuni Paesi terzi situati vicino all'Unione Europea -come la Bosnia Erzegovina, il Marocco, la Tunisia e l'Ucraina- per organizzare incontri finalizzati allo scambio di conoscenze e informazioni. I paesi coinvolti sono stati accuratamente selezionati per rappresentare: gli Stati membri dell'UE che reclutano e distaccano lavoratori; gli Stati dell'UE che ricevono lavoratori distaccati cittadini di paesi terzi; i Paesi terzi da cui provengono i lavoratori. Con3Post si concentra sul reclutamento di lavoratori provenienti dai Balcani occidentali, dall'Africa settentrionale e da paesi dell'Europa orientale non appartenenti all'UE.

Partner del progetto

Coordinatore: Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts (Slovenia), Ca’ Foscari University of Venice (Italia), European Centre for Social Welfare Policy and Research (Austria), University of Jyväskylä (Finlandia), University of Warsaw (Polonia).

Partner associati

European Federation of Building and Woodworkers (Belgio), Federal Public Service for Employment, Labour and Social Dialogue (Belgio), Ministry of Labour, Family, Social Affairs and Equal Opportunities (Slovenia), Regional State Administrative Agency for Southwestern Finland (Finlandia), Ukrainian Workers’ Trade Union (Polonia), Labour Inspectorate of Estonia (Estonia), Ispettorato Territoriale del Lavoro di Venezia (Italia), FILLEA CGIL (Italy), CGIL (Italia), UNDOK – The Trade Union Advice Centre for Undocumented Workers (Austria), ETUI - European Trade Union Institute (Belgio), Association for Legal Intervention (Polonia).

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Colmare il divario tra legislazione e prassi nel distacco di lavoratori

BACKGROUND

Il progetto POW-BRIDGE studia il divario tra le procedure legali e le pratiche nell’applicazione della normativa sul distacco, identifica le sfide in atto e sviluppa e condivide modi efficaci per affrontare tali sfide per le imprese che distaccano e le istituzioni incaricate di applicare le normative. Analizza in particolare il modo in cui la Direttiva interagisce con altre normative nazionali e dell'UE in materia di sicurezza sociale, assicurazione sanitaria, lavoro somministrato e diritto delle imprese. Il partenariato è composto da enti di ricerca, istituzioni pubbliche e parti sociali che attueranno l'azione in otto Stati membri e paesi candidati di invio e di ricezione, confinanti o tra loro vicini, ossia: Austria, Slovenia, Italia, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Serbia e Macedonia settentrionale.

OBIETTIVI

Il distacco di lavoratori è una forma dinamica di mobilità del lavoro, che ha ricevuto una considerevole attenzione in ambito politico e di elaborazione delle policies, in particolare per quanto riguarda la prevenzione del dumping sociale, come si può vedere dalla revisione della direttiva approvata nel 2018. L'obiettivo principale del progetto è rafforzare gli sforzi per l'attuazione e l'applicazione della direttiva in una forma inclusiva, partecipativa e trasparente.

Gli obiettivi strategici includono: 

  • promuovere e migliorare l'applicazione in maniera efficace e trasparente delle norme dell'UE in materia di distacco;
  • promuovere una partecipazione più attiva delle imprese al processo di elaborazione delle politiche fondate su dati concreti;
  • stabilire, consolidare ed espandere la collaborazione transfrontaliera multi-stakeholder tra gli Stati membri dell'UE e i paesi candidati. 

Gli obiettivi specifici del progetto sono i seguenti:

  • Migliorare la cooperazione transnazionale tra istituzioni pubbliche, parti sociali e comunità scientifica, istituendo laboratori di apprendimento reciproco per lo scambio di conoscenze e informazioni tra i paesi di invio e di ricezione che partecipano al progetto;
  • Allargare l'accesso alle informazioni, come previsto dalle norme della Direttiva sul distacco dei lavoratori e della relativa Direttiva di applicazione negli otto paesi dell'azione;
  • Raccogliere e valutare nuovi dati al fine di approfondire la comprensione a) dell’interazione della Direttiva con altre normative nazionali e dell'UE in materia di sicurezza sociale, assicurazione sanitaria, lavoro somministrato e diritto delle imprese; b) del modo in cui l'interazione tra diversi contesti nazionali potrebbe far sorgere potenziali sfide e portare allo sviluppo di disuguaglianze e sfruttamento; c) del modo in cui affrontare queste sfide attraverso una riforma delle policies.

METODOLOGIA

I componenti del progetto di ricerca esamineranno il divario tra le procedure legali e le pratiche nell’applicazione della normativa sul distacco, il modo in cui l'attuazione della direttiva interagisce con altre normative nazionali e dell'UE relative al distacco e il modo in cui tutto questo influenza le pratiche dei datori di lavoro e le loro decisioni nel ricorso al distacco. Lo studio si concentrerà, in particolare, sulle normative nazionali in materia di sicurezza sociale, assicurazione sanitaria, lavoro somministrato e diritto delle imprese, ossia su aspetti che sono stati scarsamente studiati in questo contesto. In ciascun paese saranno raccolti dati primari per consentire la valutazione dell'impatto di queste diverse normative sulle pratiche effettive e in che misura queste differiscono tra i paesi coinvolti. Per la raccolta dei dati primari verrà utilizzata la tecnica delle vignettes, ossia scenari specificamente redatti per valutare e approfondire le dinamiche del rapporto istituzionale sia dal punto di vista dei datori di lavoro che ricorrono al distacco, sia dal punto di vista dei rappresentanti delle istituzioni e dei funzionari che si occupano del distacco. Il kick-off meeting, i laboratori di apprendimento reciproco, le riunioni dello strategic board e la conferenza internazionale finale saranno finalizzate a rafforzare la cooperazione e a favorire la condivisione delle informazioni tra le parti interessate e con un pubblico più ampio.

ATTIVITÁ

  • Un KICK-OFF MEETING
  • Due laboratori di mutuo apprendimento
  • Due riunioni dello strategic board
  • Tre riunioni dello steering group
  • Otto rapporti nazionali
  • Otto policy briefs
  • Un working paper comparativo
  • Otto podcast video
  • Una conferenza internazionale

ELENCO DEI PARTNER

European Centre for Social Welfare Policy and Research (Austria – Coordinatore); Università Ca’ Foscari Venezia – UNIVE (Italia); Institute for Labour and Family Research – ILFR (Slovacchia); University of Warsaw – UW (Polonia); Association for Research, Communications and Development “Public” – PUBLIC (Macedonia settentrionale); Center for Social Policy – CSP (Serbia); University of Primorska – UP (Slovenia)

ELENCO DEI PARTNER ASSOCIATI 

Camera del Lavoro di Vienna (Austria); FILLEA CGIL (Italia); FILT CGIL (Italia); Ispettorato Interregionale del Lavoro – Nord Est (Italia); Odborový zväz KOVO (Sindacato dei lavoratori metalmeccanici, Slovacchia); Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Macedonia settentrionale); Sindacato dei lavoratori dell’Ingegneria civile, dell’Industria e della Pianificazione (Macedonia settentrionale); Ministero del Lavoro, del Lavoro, dei Veterani e degli Affari Sociali (Serbia); Unità per l'Inclusione Sociale e la Riduzione della Povertà (Serbia); Confederazione sindacale "Nezavisnost" (Serbia); Confederazione dei Sindacati della Slovenia “Pergamo”; Associazione dei Liberi Sindacati della Slovenia (Zveza Svobodnih Sindikatov Slovenije); Camera del Commercio e dell’Industria della Slovenia.

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Il progetto POOSH si focalizza sulle condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza sul lavoro dei lavoratori distaccati (posted workers).
Il progetto mira innanzitutto a favorire la cooperazione transnazionale tra gli enti nazionali competenti, le parti sociali e le organizzazioni non governative di 9 paesi riceventi e/o invianti: Slovenia, Austria, Italia, Romania, Germania, Croazia, Belgio, Slovacchia e Spagna. In secondo luogo, è finalizzato a fornire un quadro esaustivo sulle vulnerabilità fronteggiate dai posted workers nell’ambito della salute e della sicurezza e sulla normativa in materia nei 9 paesi presi in considerazione. In terzo luogo, mira a migliorare l’accesso alle informazioni su condizioni di lavoro decenti tra i posted workers e le autorità competenti attraverso la creazione di un osservatorio transnazionale sul web.
Il progetto, finanziato dalla Commissione Europea, è coordinato da ZRC-ZASU Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts. Oltre al Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell'Università Ca' Foscari Venezia, partecipano l'European Centre for Social Welfare Policy and Research di Vienna, la National University of Political Studies and Public Administration di Bucarest e l'Università di Rostock. 

Obiettivi
Il progetto “L’Hiv in carcere” persegue i seguenti obiettivi:

  1. individuare il grado di consapevolezza delle dimensioni dell’Hiv/Aids all’interno delle strutture carcerarie italiane;
  2. approfondire le conoscenze dell’Hiv/Aids tra le persone detenute attraverso un metodo d’intervento riconducibile alla “ricerca-azione”, finalizzato anche a migliorare il livello di conoscenza e consapevolezza dei rischi di contagio;
  3. approfondire le conoscenze dell’Hiv/Aids tra i ragazzi detenuti nella fascia d’età 14/18 anni attraverso un metodo d’intervento riconducibile alla “ricerca-azione” finalizzato alla prevenzione;
  4. approfondire e migliorare il grado di conoscenza e consapevolezza dell’Hiv in carcere tra il personale sanitario, il personale di custodia, gli educatori e i volontari;
  5. costruire un’ampia rete tra istituzioni, associazioni e università in grado di sviluppare nuove conoscenze e competenze negli interventi di prevenzione dell’Hiv/Aids in carcere.

Fasi del progetto

  1. Rivista della letteratura
    Attività propedeutica allo svolgimento della ricerca è la rivista della letteratura nazionale e internazionale sull’Hiv e sulle Mts nella popolazione carceraria, a partire anche dalle linee guida internazionali “Hiv prevention, treatment and care in prisons and other closed settings: a comprehensive package of interventions”.Le indicazioni raccolte vengono utilizzate per approfondire e distinguere le problematiche da affrontare con i detenuti, adulti e minorenni, con il personale sanitario delle carceri, con il personale di custodia, con gli educatori e con i volontari che svolgono la loro azione all’interno delle carceri.
  2. Costruzione dei questionari
    I questionari indagano le conoscenze in materia di Hiv, l’eventuale esistenza di stigma nei confronti delle persone Hiv+, il livello di preoccupazione per possibili contagi in una situazione di convivenza forzata.  Considerate le diverse tipologie di persone coinvolte dal progetto, vengono predisposti diversi questionari. Al fine di massimizzare l’utilità della ricerca, la consulenza degli esperti consiste nell’individuazione dei differenti approcci da tenere con le diverse tipologie di persone cui i questionari sono rivolti.
  3. Supervisione dello strumento
    I questionari sono oggetto di supervisione da parte di un pool di clinici infettivologi con specifica competenza di interventi in carcere e da ex-detenuti peer educators, per controllare che ogni domanda sia formulata correttamente, sia comprensibile e sia coerente con le sensibilità presenti nelle diverse popolazioni (genere, età, nazionalità) presenti nelle carceri.
  4. Somministrazione pilota
    E’ prevista una somministrazione pilota dei questionari, per evidenziarne all’atto pratico le potenzialità, i limiti, gli elementi di criticità.
  5. Individuazione degli ambiti d’intervento
    Si tratta di un percorso ampio che si svolgerà in più carceri per adulti in cinque diverse regioni e nel carcere minorile di Roma. Per sviluppare il progetto, che prevede il coinvolgimento di diverse figure professionali, saranno richieste specifiche autorizzazioni ministeriali e delle Direzioni carcerarie, attraverso un complesso iter procedurale. Per facilitare il contatto con il Ministero della Giustizia, le carceri e le organizzazioni chiamate a partecipare al progetto, è prevista la predisposizione di un abstract di presentazione del progetto e un coordinamento operativo da parte della associazione SIMSPe.
  6. Somministrazione del questionario e stesura report
    Nell’ottobre 2016 iniziano le attività nelle strutture per adulti con la somministrazione dei questionari. In seguito vengono svolti incontri con i detenuti minorenni, con la somministrazione del questionario e la realizzazione di focus-group.
    A questa fase fa seguito l’analisi dei dati e la stesura del report di ricerca. A conclusione del lavoro è previsto un convegno finalizzato alla presentazione dei risultati.

Coordinamento amministrativo

Per agevolare in tutte le sue fasi lo sviluppo del progetto è prevista la regolamentazione dei flussi di documentazione amministrativa tra partner e Università da parte dell’associazione capofila SIMSPe, che ha il compito di coordinare e supportare sul piano contabile/amministrativo le associazioni partner.

Sponsor, Patrocini, Partnership

Ente capofila: S.I.M.S.Pe - Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria.
Il progetto è finanziato da ViiV Healthcare Spa.
Il progetto ha ottenuto il patrocinio a firma del Ministro della Giustizia on. Orlando e il patrocinio del Ministero della Salute.
Partner del progetto: Università Ca’ Foscari Venezia, N.P.S. Italia - Network Persone Sieropositive.

Responsabile scientifico: prof. Fabio Perocco ( fabio.perocco@unive.it)
Ricercatore incaricato: dott. Alessandro Battistella ( alessandro.battistella@unive.it)

Internstage: stage, tirocini, volontariato: tappe sulla strada per un lavoro dignitoso o per l'insicurezza?

Internstage è un progetto di ricerca, finanziato dall'Unione Europea, che studia le esperienze di stage, tirocinio e volontariato in sei diversi paesi europei.
Stage, tirocini e volontariato sono fasi positive di transizione sulla strada per un lavoro dignitoso o potrebbero essere modi di preparare e disciplinare i giovani a una vita lavorativa insicura e precaria?
Fare qualche esperienza lavorativa può aiutare i giovani nel passaggio dal non-lavoro al lavoro, ma è provato che in alcun i casi, con l'aumento del numero degli stage, alcune di queste accordi non sono sempre utili.

È in atto una tendenza che sta rendendo meno positivo il ruolo degli stage nel mercato del lavoro? La tragica morte per superlavoro («cause naturali») di uno stagista di 21 anni, avvenuta ad agosto 2013, alla fine di sette settimane di stage presso la sede londinese Merrill Lynch, è un indice del rischio di super-sfruttamento.

Un altro fenomeno preoccupante riguarda la sostituzione di lavoratori assunti regolarmente con stagisti non pagati o pagati con salari ben al di sotto dei livelli stabiliti dai contratti nazionali. Alcuni stagisti non sembrano ricevere alcun tipo di formazione.
In tutta Europa studenti o laureati sono avviati alla vita lavorativa venendo obbligati a lavorare per poco o nulla. Oggi alcuni corsi universitari attribuiscono crediti formativi per tali forme di lavoro non retribuito.
Alcune imprese sembrano perfino essere modelli di una crescita aziendale i cui profitti dipendono direttamente e in modo continuativo dal lavoro gratuito. Alcuni enti pubblici si comportano allo stesso modo. E nel settore delle Ong, basato sempre più sul volontariato, in molti casi i posti di lavoro in organico sono offerti solo ai "volontari" che hanno lavorato per un periodo di tempo prolungato, venendo pagati poco o nulla

Le dimensioni, così come gli aspetti positivi e negativi di queste tendenze nel campo dei tirocini, sono ora oggetto di studio nell'ambito di Internstage, un nuovo progetto di ricerca che coinvolge sei paesi. Finanziato dalla Direzione generale Occupazione, Affari Sociali e Inclusione dell'Unione Europea, il progetto è coordinato da Sylvie Contrepois, membro del Working Lives Research Institute (WLRI) della London Metropolitan University e del centro di ricerca CRESSPA-CSU del CNRS di Parigi.

Le quattro tematiche di ricerca su cui indaga il progetto Internstage sono:

  1. In che misura stage, tirocini e volontariato portano i giovani verso un lavoro dignitoso?
  2. In quali aree e settori e a quali condizioni questi rapporti di lavoro potrebbero solo costituire un primo passo verso carriere lavorative insicure?
  3. Fino a che punto il dialogo tra le parti sociali contribuisce al conseguimento di risultati più positivi?
  4. Ci sono raccomandazioni politiche utili, derivanti dalla comparazione tra sei diversi contesti europei, che possono essere rivolte ai policy-makers a livello nazionale o europeo?

Il progetto vede la partecipazione di partner provenienti da sei paesi: la london Metropolitan University per il Regno Unito (coordinatore) e la Francia, l'Università Ca' Foscari Venezia per l'Italia, l'Università della Lettonia, l'Università Complutense per la Spagna e l'Università di Economia e Amministrazione di Gdynia per la Polonia.

Il progetto “Cosa ne sai” persegue i seguenti obiettivi:

  1. individuare il grado di conoscenza dell’HIV/AIDS tra la popolazione generale;
  2. approfondire le conoscenze dell’HIV/AIDS nella fascia d’età 14/18 anni attraverso un metodo d’intervento riconducibile alla “ricerca-azione”, finalizzato non solo a comprendere in che misura il livello di conoscenza incida sui comportamenti concreti dei giovani ma anche a migliorare contestualmente il livello di consapevolezza dei ragazzi contattati;
  3. approfondire e migliorare il grado di conoscenza e consapevolezza nella popolazione LGBT;
  4. indagare e migliorare il grado di conoscenza e consapevolezza nella popolazione immigrata;
  5. costruire un’ampia rete tra associazioni e università in grado di sviluppare nuove conoscenze e competenze negli interventi di prevenzione dell’HIV/AIDS.

Qui di seguito le attività di ricerca

Rivista della letteratura

Attività propedeutica allo svolgimento della ricerca è la rivista della letteratura nazionale e internazionale sul tema della conoscenza dell'AIDS e delle MTS nella popolazione in generale, nella popolazione immigrata, tra i giovani e nella popolazione LGBT.

Le indicazioni raccolte vengono utilizzate per approfondire e distinguere le problematiche proprie di ogni gruppo; questa operazione è utile per differenziare e definire i focus dei questionari e per calibrare gli strumenti d'indagine.

Costruzione dei questionari

Considerate le diverse tipologie di persone coinvolte dal progetto, vengono predisposti quattro tipi di questionario, costruiti con l’aiuto di clinici e operatori sanitari competenti nei diversi ambiti d’intervento (giovani, migranti, LGBT).

Al fine di massimizzare l’utilità della ricerca, la consulenza degli esperti consiste nell’individuazione e nella differenziazione del focus dei questionari a seconda del tipo di popolazione intervistata. Le caratteristi salienti dei quattro questionari sono le seguenti.

Popolazione generale: questionario sintetico che tocca principalmente i temi delle modalità di prevenzione, del ricorso al test, dell’esistenza di pregiudizi e paure immotivate, delle modalità di informazione. 
Ragazzi tra i 14 e i 18 anni: questionario da utilizzare nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile. Dato che il progetto prevede la somministrazione con un setting adeguato e con la presenza di un esperto, il questionario è più approfondito e comprende un numero consistente di domande, principalmente finalizzate a indagare le conoscenze dei ragazzi in materia di protezione dalle MTS, l’esistenza di false credenze e di comportamenti a rischio inconsapevoli, il permanere di pregiudizi nei confronti delle persone sieropositive.
Immigrati: il questionario è strutturato sia per essere compilato da persone presenti in Italia da un certo tempo, e quindi con una sufficiente padronanza linguistica, sia per essere utilizzato da un mediatore culturale nel caso di persone di recente immigrazione. Questo questionario indaga le conoscenze sulla malattia, l’approccio culturale al tema della sieropositività, l’aspetto del ricorso al test e quello della prevenzione in gravidanza. 
LGBT: il questionario è finalizzato ad approfondire la conoscenza di alcuni aspetti specifici di rischio e a far emergere se e in che misura il grado di attenzione al problema delle MTS sia effettivamente calato all’interno della popolazione LGBT.

Supervisione dello strumento

Pur essendo costruiti da esperti della materia, i questionari sono oggetto di supervisione da parte di un clinico infettivologo e da rappresentanti delle popolazioni target, per controllare che ogni domanda sia formulata correttamente, sia comprensibile e coerente con le sensibilità presenti nelle diverse popolazioni target.

Somministrazione pilota

Sono previste due somministrazioni pilota dei questionari, per evidenziarne all'atto pratico le potenzialità, i limiti, gli elementi di criticità.

Le somministrazioni pilota, svolte in diverse luoghi del Veneto, riguardano gruppi di adolescenti tra i 14 e i 18 anni e immigrati di diversa nazionalità.

I risultati delle somministrazioni pilota sono oggetto di approfondimento per individuare gli elementi dei questionari su cui intervenire. La conclusione di questa fase è prevista per l'agosto 2013, con la stesura dei questionari definitivi.

 Costruzione della rete

Una fase importante è la costruzione della rete dei partner coinvolti dal progetto. A tutte le associazioni è inviato un documento esplicativo delle operazioni da svolgere e della tempistica del progetto; la riunione (settembre 2013) con i responsabili delle associazioni coinvolte intende illustrare e coordinare le modalità di lavoro e svolgere una prima attività formativa sulle modalità operative da seguire, per raccogliere una sintesi delle prime attività svolte nelle diverse regioni, per coordinare le modalità di supporto da sviluppare da parte dell'Università.
E' previsto un più approfondito accompagnamento metodologico e l'affiancamento dei volontari nelle diverse regioni, contestualmente alle prime somministrazioni del questionario.

Individuazione degli ambiti d’intervento

Le associazioni partner, supportate operativamente dall'associazione capofila, individuano gli ambiti in cui somministrare i questionari: le scuole superiori che aderiscono al progetto, spazi e contesti di aggregazione giovanile, associazioni e comunità di immigrati, associazioni di volontariato, i luoghi d'aggregazione della popolazione LGBT. Si tratta di un percorso complesso, soprattutto per quanto riguarda le scuole, che hanno tempi lunghi per deliberare la partecipazione al progetto.

Per facilitare il contatto con le organizzazioni chiamate a partecipare al progetto è prevista la predisposizione di un abstract di presentazione del progetto e la preparazione per le associazioni partner di diverse lettere di presentazione dello stesso. Ogni associazione può fare riferimento, per qualsiasi esigenza, al coordinatore e all'associazione capofila.

Giugno 2013 – Maggio 2014

Il progetto si propone di studiare il rapporto tra integrazione europea, internazionalizzazione della produzione e impoverimento in Europa occidentale – con particolare attenzione all'Italia, al Regno Unito e alla Germania nel periodo successivo allo scoppio della crisi economica mondiale. La riconfigurazione, regionale e globale, della struttura produttiva europea, sta avendo profonde conseguenze sulle condizioni di lavoro e gli standard di vita dei lavoratori in Europa occidentale. Mentre negli Stati Uniti c’è un’ampia letteratura sugli effetti del NAFTA, in Europa un numero ridotto di studi affronta il rapporto tra integrazione, internazionalizzazione e impoverimento. La letteratura sul rapporto tra globalizzazione e occupazione si concentra sulle conseguenze dello sviluppo tecnologico, l'integrazione commerciale e la minaccia della perdita di posti di lavoro sul grado di sindacalizzazione, ma meno sugli effetti della globalizzazione sul processo d’impoverimento. La letteratura sui regimi di welfare europei, d’altra parte, tende a trascurare i fattori politico-economici e si rivela sempre più inadeguata a comprendere le trasformazioni indotte dalla crisi economica. La mia indagine si propone di discutere criticamente la tesi secondo cui, in Europa occidentale, la perdita di posti di lavoro manuali non qualificati è compensata da una riorganizzazione della struttura occupazionale verso posti di lavoro più qualificati e meglio pagati, in particolare nel settore dei cosiddetti servizi (campo in cui, soprattutto a partire dal 2004, outsourcing, licenziamenti e tagli salariali sono aumentati). La ricerca sviluppa ulteriormente un'analisi critica dei presupposti teorici dei principali studi sul fenomeno dei working poor, che non sono in grado di coglierne il carattere strutturale e la dimensione intrinsecamente internazionale. La ricerca intende verificare la tesi secondo cui la crisi economica globale sta facendo crescere la pressione competitiva della globalizzazione sul mercato del lavoro e le politiche sociali, rivelando la presenza di tendenze strutturali all’impoverimento legate alla crescita di nuovi concorrenti, dei paesi emergenti in particolare. Quest’analisi intende contribuire all’elaborazione di alternative realistiche per far fronte al processo di impoverimento dei lavoratori in Europa occidentale.

CITISPYCE – Combating Inequalities Through Innovative Social Practices of and for Young People in Cities across Europe, VII Framework Programme
2013 - 2015

Il progetto CITISPYCE è finanziato dalla Commissione Europea entro il Settimo Programma Quadro e coordinato dall’Università di Aston.

Il progetto ha una durata di tre anni (2013-2015) ed è finalizzato a individuare e approfondire pratiche e strategie innovative relativamente al superamento delle diseguaglianze che stanno emergendo tra i giovani che vivono nelle aree svantaggiate dei contesti urbani attraverso l’uso di metodologie etnografiche. Esso si basa su una precedente ricerca che mostra le pesanti conseguenze della crisi economica sui giovani in tutta Europa, tra queste vanno annoverati gli elevati tassi di disoccupazione giovanile e l’impossibilità di accesso alle tutele welfaristiche e alle risorse sociali di cui hanno godutole generazioni precedenti. A ciò si aggiunge l’incremento anagrafico dei giovani di origine immigrata, ormai una componente significativa della popolazione giovanile delle principali città europee. Nonostante condividano pratiche linguistiche, abitudini sociali e repertori culturali “europei”, sono quotidianamente discriminati in tutti gli ambiti dell’agire sociale in quanto appartenenti a collettività poste ai margini del mercato del lavoro e, più in generale, della partecipazione civica.
Attraverso il coinvolgimento di diversi attori della società civile (tra cui le istituzioni municipali, stakeholder esperti in processi di policy-making e soggetti del mondo accademico e della ricerca) il progetto CITISPYCE è finalizzato a:

  1. Descrivere lo scenario dei cambiamenti demografici delle disuguaglianze sociali che hanno luogo nelle principali città dell’Unione Europea e le sfide i giovani discriminati lungo direttrici“etnico-razziali”, culturali, residenziali, familiari, formative ed economiche devono quotidianamente affrontare;
  2. Monitorare i diversi approcci di intervento degli attori istituzionali e del terzo volti ad affrontare le disuguaglianze tra i giovani, promuovere l’attivismo economica e l’ingresso nel mercato del lavoro, garantire l’accesso ai servizi, migliorare le opportunità economiche e la partecipazione alla vita civile;
  3. Individuare e approfondire pratiche e strategie innovative relativamente al superamento delle diseguaglianze che stanno emergendo tra i giovani, di età compresa tra i 16 e i 24 anni, che vivono nelle aree svantaggiate dei contesti urbani attraverso l’uso di metodologie etnografiche;
  4. Analizzare in che misura queste strategie possono essere considerate socialmente innovative;esplorare attraverso una serie di progetti pilota come tali strategie potrebbero essere trasferite nei diversi contesti europei; utilizzare i risultati ottenuti per rimodellare le politiche a livello europeo,nazionale e locale.

I partner coinvolti nel progetto sono: Aston University (UK); Universitat de Barcelona (ES); Hamburg University of Applied Sciences (DE); Malmö University (SE); City of Malmö (SE); Masaryk University (CZ); Krakow University of Economics (PL); Krakow City (PL); Birmingham City Council (UK); Plus Confidence (NL); International Centre for Minority Studies and; Intercultural Relations (BG); Kendro Merimnas Oikoyenias Kai Pediou (GR); Università Ca’ Foscari Venezia (IT).

Ricerca "Linkage. Labour Market Integration through Social Dialogue", EC Employment, Social Affairs and EqualOpportunities
2013

Si tratta di un progetto elaborato nell’ambito della European Social Research Unit (ESRU), all’interno della DG Employment, Social Affairs and Inclusion.

Il progetto LinkAge guarda alla vulnerabilità sociale di due precisi gruppi della popolazione:

  1. i lavoratori under 25
  2. i lavoratori over 55

Coinvolge 7 partners collocati in 6 diversi paesi europei:

  • Universitat de Barcelona (ES)
  • Solidarnosc (PL)
  • Université Libre de Bruxelles (BE)
  • Aston University (UK)
  • Università Ca’Foscari Venezia (IT)
  • Institute of Economic and Social Research - Italian General Confederation of Labour (IT)
  • ZentrumfürSozialeInnovation (AT)

Il tema d’indagine è quello dell’inclusione nel mercato del lavoro di alcuni gruppi della popolazione particolarmente vulnerabili, con preciso riferimento allo strumento del dialogo sociale. Prevede interviste alle parti sociali, ai pubblici decisori e ai lavoratori attraverso questionari semi-strutturati e in profondità.

Pagina web del progetto [EN].

Ricerca "Ricongiungimento familiare, genere, diritti stratificati. Pratiche e strategie di genere per la ricostruzione della cittadinanza"
Nell'ambito del programma PRIN 2009 “Le condizioni del riconoscimento. Genere, migrazioni, spazi sociali” 
Finanziato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
2011-2012

Il progetto intende verificare come in un contesto europeo e nazionale, restrittivo in materia di politiche migratorie e di riconoscimento del diritto all'unità familiare, uomini e donne immigrati/e affrontano il percorso di riunificazione della famiglia e riconducono poi questa esperienza all'interno dell'esperienza più complessa di integrazione sociale e di costruzione della/e cittadinanza/e. La ricerca prende in esame quegli aspetti del processo di ricongiungimento che riguardano i modi in cui le famiglie migranti mettono in pratica, esercitano e interpretano il diritto all'unità familiare, un diritto riconosciuto e allo stesso tempo limitato, differenziato, e anche negato ad alcuni membri della famiglia. Ipotizza che questa esperienza lasci un segno di genere e di generazione sul percorso di integrazione e di ri-costruzione di identità (senso di appartenenza e riconoscimento), a livello individuale, familiare e collettivo, e in un tempo che riguarda non solo la fase della separazione/ricongiungimento ma anche quella della stabilizzazione. Un duplice punto di vista, dall'alto e dal basso, si ripropone metodologicamente all'indagine, nell'analisi sul campo sia delle pratiche delle agenzie e dei funzionari pubblici preposti a livello locale sia delle pratiche di fronteggiamento messe in atto dagli immigrati. L'interazione tra questi due livelli investe l'intera vita quotidiana e proprio per questo ha delle ricadute sui diversi modi in cui il/la richiedente e i famigliari fanno esperienza della vita pubblica e del senso della piena cittadinanza o della semi-cittadinanza. La ricerca aspira a ricostruire, attraverso un'indagine sul campo, questo processo.

The impact of the Racial Equality Directive – A survey of trade unions and employers in theMember States of the European Union
PromossadallaFoundamental Rights Agency di Vienna
2009

Il progetto, coordinato dalWorkingLivesResearchInstitute della LondonMetropolitan University, si prefiggeva di analizzare l’applicazione da parte di datori di lavoro e sindacati della Direttiva 43/2000 (RacialEquality Directive) a dieci anni dalla sua implementazione.

L’indagine, commissionata dalla European Union Agency for FundamentalRights, ha riguardato i 27 paesi membri dell’Unione europea, era finalizzata ad approfondire le posizioni, le politiche e le pratiche del sindacato e delle imprese in materia di contrasto alle discriminazioni razziali in ambito lavorativo.

Nello specifico, gli obiettividella ricercasono stati:

  1. Raccoglieredati qualitativicirca la consapevolezzada parte degli attori sociali di ogni Paese partner rispetto alla RED e alla corrispondente legislazione nazionale;
  2. Raccogliere informazionisu ciò chele parti socialihanno fattoper prevenire ecombattere le discriminazioni su base “etnico-razziale”che hanno preso forma luoghi dilavoro dal 2003 in poi;
  3. Identificare le buonepratiche in tema di contrasto alle discriminazioni “etnico-razziali” sui luoghi di lavoroincoraggiate dallaRED;
  4. Esplorarequelli che,secondo il pareredelle parti sociali,costituiscono ifattori alla base dellimitato numero disegnalazioni di discriminazione “etnico-razziale” ai nuoviorganismi di parità, istituiti dalladirettiva;
  5. valutare la portata deldialogo sociale rispetto al tema della lotta controla discriminazioneetnico-razziale sui luoghi di lavoro dal 2003 in poi.

I partner coinvolti nel progetto sono stati: WorkingLivesResearchInstitute della LondonMetropolitan University; The Forschungs- und BeratungsstelleArbeitswelt; Universite Libre de Bruxelles; Foundation IFPI; un ricercatore indipendente da Cipro; un ricercatore indipendente dalla Lettonia; Labour & Social Affairs ResearchInstitute; Roskilde University (Denmark); Tartu University; Jyväskylä University; Technical U. Munich; Social Policy & Labour Institute; Galway University; Glasgow University; Malta University; Amsterdam University; Warsaw University; Lisbon University; Labour & Family ResearchInstitute; Gothenberg University; Università Ca’ Foscari di Venezia.

Pagina web del progetto [EN].

Ricerca

  • Facilitating Corporate Social Responsibility in the Field of Human Trafficking, 2012-2013, EC Home Affairs
    Approfondimenti [EN]
  • Craw. Challenging Racism at Work, 2012-2013, EC Employment, Social Affairs and Equal Opportunities
  • Precstude. Precarious work among students in Europe, 2012, EC Employment, Social Affairs and Equal Opportunities
  • TEAM. Trade Unions, Economic Change and Active Inclusion of Migrant Workers, 2011-2012, nell'ambito del programma "Industrial Relations and Social Dialogue", EC Employment, Social Affairs and Equal Opportunities
    Approfondimenti [EN]
  • Responses to Forced Labour in the EU, 2011, promossa dalla Joseph Rowntree Foundation
  • Redazione del Rapporto Occupazione per il Cospe di Firenze, 2007- 2009, coordinatore nazionale del progetto “Raxen” promosso dall'Agenzia per i Diritti Fondamentali (FRA) di Vienna.
  • Forme e tendenze del ricongiungimento familiare in provincia di Venezia, 2008, commissionata dalla Prefettura di Venezia.
  • Undocumented Workers Transitions [EN], 2007/2008, nell'ambito del Framework VI finanziato dalla Commissione Europea-Divisione Ricerca, con i seguenti partner: LondonMetropolitan University - WorkingLivesResearchInstitute, Université Libre de Bruxelles-Centre de Sociologie di Travail, International Center for MinorityStudies and Intercultural Relations of Sophia, Federico Caffè Centre - Department of Social Sciences Roskilde University (DK), Forschungs- und BeratungsstelleArbeitswelt (Wien), Centre d'Estudis I RecercaSindicals (Barcelona).
  • L'inserimento lavorativo degli immigrati nella provincia di Venezia, 2005/2006, per conto dell'Assessorato Provinciale al Lavoro.
  • Inclusione ed esclusione delle donne immigrate in Alto Adige, commissionata dalla Cooperativa Mosaik, nell'ambito del progetto FSE “Athena. Donna immigrata” della Provincia Autonoma di Bolzano.
    Approfondimenti [PDF]
  • Redazione del Rapporto Occupazione per il Cospe di Firenze, 2004/2005/2006, coordinatore nazionale del progetto “Raxen 5” promosso dall'Osservatorio Europeo sul Razzismo e la Xenofobia (Eumc) di Vienna.
  • Racism and Trade Unions. Racial and ethnic minorities, immigration and the role of trade unions in combating discrimination and xenofobia, in couraging participation and in securing social inclusion and citizenship [EN] (Progetto RITU), 2003/2005, nell'ambito del Framework Programme V (CommissioneEuropea-DivisioneRicerca), con iseguenti partner: University of North London-Working Lives Research Institute, Université Paris VII-Unité de recherche Migrations et Sociétés, UniversitéLibre de Bruxelles-Centre de Sociologie di Travail, International Center for Minority Studies and Intercultural Relations of Sophia. Nell'ambito di questo progetto sono stati redatti 5 rapporti di ricerca e una guida sulle buone pratiche, in corso di pubblicazione in un volume che uscirà in libreria nel 2008.
    Approfondimenti [EN]
  • Gli immigrati maghrebini in Veneto, 2003/2004, nell'ambito della ricerca nazionale “Inserimento lavorativo e integrazione sociale degli immigrati maghrebini”, promossa dall'OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni - sede di Roma). I risultati sono stati pubblicati nel rapporto di ricerca “Gli immigrati maghrebini in Veneto. Radicamento, precarizzazione, resistenza, selezione” e raccolti nella pubblicazione generale “L'integrazione dei migranti maghrebini in Italia” (a cura di E. Pugliese), Cnr-Ipprs, 2004.
  • Atteggiamenti e comportamenti degli immigrati nei confronti delle sostanze stupefacenti, 2001/2003, promossa dal Comune di Padova - Assessorato Servizi Sociali. I risultati sono stati raccolti all'interno della seguente pubblicazione: “Tossicodipendenza e immigrazione. Una ricerca sulle rappresentazioni sociali delle sostanze stupefacenti e sui percorsi di droga tra gli immigrati”, Edizioni del Comune di Padova, 2003 (Per ricevere una copia gratuita del volume scrivere all'indirizzo e-mail).
  • Gli immigrati albanesi in Veneto, 2001, nell'ambito della ricerca nazionale “Inserimento lavorativo e integrazione sociale degli immigrati albanesi”, promossa dall'OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni - sede di Roma). I risultati sono stati pubblicati nel rapporto di ricerca “Gli immigrati albanesi in Veneto” (2001) e nel volume “Gli albanesi in Italia”, FrancoAngeli, Milano, 2003.
  • L'immigrazione straniera nella provincia di Belluno, 1999, promossa dall'Istituto di Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Belluno. I risultati sono stati pubblicati nella rivista del medesimo istituto (“Protagonisti”).
  • Ricerca per la Fondazione Benetton Studi Ricerche sul tema Alcol e immigrazione, 1998. La ricerca è stata promossa dal Servizio Igiene e dal Servizio Alcologia dell'ULSS 9 di Treviso. I risultati sono stati pubblicati in alcune riviste scientifiche nazionali (“Rivista Italiana di Servizio Sociale”, “Noumen”, “Alcolismi”).

Last update: 01/12/2021