Teatro

In questo particolare momento di sospensione delle attività aperte al pubblico, il Teatro Ca' Foscari continua a essere presente con un programma di laboratori online e un diario dei progetti realizzati nel corso degli anni.

Per informazioni:  teatro.cafoscari@unive.it.

Altri contenuti sono visibili sui social network del Teatro.

Diario del Teatro Ca' Foscari

Teatro Ca' Foscari propone un diario con alcuni progetti e contenuti delle passate stagioni.

Il 7 e l’8 marzo del 2018, all’interno del programma 2017/2018 Alterazioni, è andato in scena al Teatro Ca’ Foscari lo spettacolo Guasto di Marcello Chiarenza, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Christa Wolf. Lo spettacolo è stato frutto di una residenza artistica con studenti e giovani attori diretti da Marcello Chiarenza.

Guasto narra il risveglio di alcune persone all’indomani dell’esplosione del reattore della centrale nucleare di Černobyl'. L'argomento tratta della malattia di un uomo, il fratello della scrittrice Christa Wolf, e della malattia della natura, che riguarda la collettività, causata dalla fusione del reattore nucleare della centrale di Černobyl'.La vita dell’uomo dipende dal rapporto di simbiosi con la Natura. L’uomo stesso è Natura, ma è anche lʼessere dotato delle capacità di esprimere la poetica.  Gli uomini sanno guardare oltre i limiti della materia. In un granello di sabbia o nella grande montagna, in una goccia di rugiada o nellʼimmensità del mare, gli uomini percepiscono le grandi immagini, lʼinvisibile che li avvicina al mistero.Lo spettacolo quindi è incentrato sul rapporto fra l’uomo e la Natura, ma anche sulla possibilità che l’uomo ha di guastare questo rapporto.

La messa in scena portata al Teatro Ca’ Foscari prende le mosse da un'importante esperienza già realizzata molti anni prima da Marcello Chiarenza allora incaricato dal leader dei Verdi al parlamento europeo di Strasburgo di progettare uno spettacolo ispirato a un romanzo di Christa Wolf (Guasto), con un gruppo numeroso di studenti. Fu un successo. Da qui l’idea di riprendere quel lavoro, ancora fortemente attuale, con gli studenti di Ca’ Foscari. Chiarenza ne ha voluto trarre un’esperienza corale, senza ruoli da protagonista, con una scenografia leggera e dinamica pensata per l'azione: soprattutto oggetti di natura simbolica, appositamente creati dallo stesso Chiarenza. La musicalità dello spettacolo è stata il frutto di un lavoro sulla coralità degli attori: voce, percussione di oggetti e qualche strumento musicale. Per questo lavoro, il regista si è avvalso della consulenza del musicista Carlo Cialdo Capelli (esperto compositore di musiche per il teatro) a cui è stata affidata l'orchestrazione delle voci e dei suoni.

"L'esperienza da me proposta è quella di un teatro povero e ricco allo stesso tempo. Un esempio di teatro corale in cui il testo non consiste solo nelle parole da recitare, in quanto la scrittura complessiva è il prodotto orchestrato di parole, voci, movimenti, immagini, suoni e luci. Aspirando così, sia pure in piccolo, a una forma di teatro sinfonico." [Marcello Chiarenza]

Altri progetti del diario

3 soldi, 2014

Il 15 aprile 2014, all’interno del programma 2013/2014 GenerAzioni teatrali. A chi appartiene il mondo? debuttava 3 soldi, spettacolo diretto da Sandra Mangini con un gruppo di studenti e giovani attori, che hanno abitato il Teatro Ca’ Foscari, per l’allestimento della produzione. 

Sandra Mangini, in dialogo con l'Opera del Mendicante di John Gay, che ritrae con folgorante acume una società degradata in cui i rapporti umani sono regolati esclusivamente dall'interesse economico, e le riflessioni sull’opera di Bertolt Brecht, che due secoli dopo analizza compiutamente le falle di un sistema che mette al centro il profitto e lo sfruttamento generalizzato, ha voluto mettere in scena le nuove povertà.

Impotenti sotto il peso di un inevitabile fallimento – dichiara Sandra Mangini – ci ritroviamo senza assicurazione sui nostri diritti fondamentali di esseri umani e soprattutto profondamente soli. 

Con un sapiente e incessante lavoro che mette insieme parola, musica, voce e corpo, la regista veneziana ha portato sul palcoscenico del Teatro Ca’ Foscari uno spettacolo che nulla ha da invidiare agli esempi più significativi dell’Off-Broadway.

Per concludere il nostro ricordo di questa esperienza, riportiamo una dichiarazione di Sandra Mangini rilasciata nel corso di un’intervista con Chiara Sciascia per VeneziaNews, che appare quanto mai attuale oggi, al tempo dell’emergenza – non solo sanitaria – che stiamo vivendo.

La mia preoccupazione fondamentale sta nel fatto che il modello in cui viviamo non prevede assicurazione per l’essere umano, se non a costo di una trasformazione profonda del proprio DNA in senso distruttivo e di sopraffazione dell'altro. Per mantenere e accrescere il proprio potere, pochi ‘club’ di privilegiati negano spazio alle generazioni emergenti e ai soggetti non competitivi. Oggi come oggi fare teatro non è più un mestiere elitario, per pochi sognatori votati al precariato e alla resistenza. Oggi è il lavoro in generale a essere diventato un faticoso miraggio. Tuttavia, il teatro, nonostante sia permeato anch’esso dai meccanismi ottusi del mercato, può rappresentare un'opportunità in più per diventare coscienti di ciò che viviamo e aprire spazi di libertà e di vitalità personale e collettiva.

Lo spettacolo è stato replicato all’Auditorium del Centro Culturale Candiani a Mestre, il 7 e 8 maggio 2014, all’interno del programma “Di chi è il domani? Bertolt Brecht dall’Opera da tre soldi a Kuhle Wampe” due giornate dedicate a Brecht, in collaborazione con CafoscariCinema e il Goethe Institut di Torino, a cura di Donatella Ventimiglia. All’incontro del 7 maggio 2014 hanno partecipato Carmelo Alberti, Daniele Goldoni, Susanna Kuby, Roberto Ellero. A seguire è stato proiettato il film Kuhle Wampe oder Wem gehört die Welt, di Slatan Dudow; sceneggiatura di Bertolt Brecht e Ernst Ottwalt. 

Da parte loro nessuna domanda imbarazzante, 2017

Il 15 novembre 2017, all’interno di Alterazioni, la stagione 2017/2018, la compagnia Fanny & Alexander ha presentato lo spettacolo Da parte loro nessuna domanda imbarazzante con Chiara Lagani e Fiorenza Menni. Drammaturgia di Chiara Lagani. Regia e progetto sonoro di Luigi De Angelis. 

I testi della prima parte dello spettacolo sono tratti da alcuni brani da L’amica geniale di Elena Ferrante. Nella seconda parte i testi sono di Chiara Lagani, Lyman Frank Baum, Toti Scialoja, Wislawa Szymborska.

Presentazione

  1. L’Amica geniale, una lettura
    Nel primo dei quattro romanzi del ciclo L’Amica geniale di Elena Ferrante, due bambine gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato nero. Quando vanno a cercarle, le bambole non ci sono più. Le due bambine, convinte che Don Achille, l’orco della loro infanzia, le abbia rubate, un giorno trovano il coraggio di andare a reclamarle. Le due attrici, in questa lettura, si fanno fisicamente attraversare dal testo di Elena Ferrante, la storia è “detta” dai loro corpi e lascerà su di loro un’impronta indelebile.
  2. Storia di due bambole, fotoromanzo animato
    Qui ci sono solo due bambole. Sono forse le due bambole perdute? Nello spazio scuro e altamente simbolico in cui sono state abbandonate, le due figure si muovono e raccontano, quasi senza parole, la loro storia. Che eventi si consumano nel recesso misterioso e non scritto (della storia, del romanzo) che le ha prima accolte e poi fatte scomparire? Quelle bambole non hanno voce per rispondere a questa domanda, ma nemmeno per farne di nuove.

Fanny & Alexander è una bottega d'arte fondata a Ravenna nel 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani ai quali si aggrega nel 1997 Marco Cavalcoli. Realizza spettacoli teatrali e musicali e produzioni video e cinematografiche, installazioni, azioni performative, mostre fotografiche, convegni e seminari di studi, festival e rassegne. Tra i suoi lavori si ricordano il ciclo dedicato al romanzo di Nabokov Ada o ardore e vincitore di due premi Ubu; il progetto pluriennale dedicato a Il Mago di Oz (2007-2010) e l'affondo dedicato alla retorica pubblica con le serie dei Discorsi per indagare il rapporto tra singolo e comunità.

In occasione dello spettacolo, Ricciarda Ricorda ha incontrato Chiara Lagani sul palcoscenico del Teatro Ca’ Foscari, durante l’allestimento.

Il Ballo, 2015

Il 1° dicembre 2015, con Il ballo, racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco, liberamente ispirato a Il ballo di Irène Némirovsky, si inaugurava Latitudini – paesaggi teatrali, la stagione 2015-2016. Una produzione Teatro Franco Parenti/Sonia Bergamasco, rappresentata al Teatro Ca’ Foscari in prima regionale.

Nel racconto Il ballo, Irène Némirovsky reinterpreta la fiaba di Cenerentola flagellandone i simboli e l’impianto per colpire al cuore con le armi della vendetta. Vendetta estrema, senza remissione nei confronti della madre, dettata dalla solitudine e dalla mancanza d’amore patita dalla figlia – Antoinette/Cenerentola. Una Cenerentola che dopo quattordici anni di mancanza d’amore infierisce sul corpo della madre nel suo punto più vulnerabile, e cioè il desiderio di rivalsa e di affermazione sociale di una donna non più giovane. Antoinette vivrà il divieto a partecipare al primo ballo organizzato nella nuova grande casa dalla madre e dal padre – ebrei arricchiti e volgari – come l’ultimo affronto, e farà in modo che questo ballo non abbia mai luogo. Distrugge segretamente gli inviti, e li getta nella Senna, con ferocia, con determinazione. E’ la sua vendetta. Non ci sarà quindi nessun principe azzurro, né per lei né per la madre, desiderosa di riscatto. Non ci saranno bei vestiti e scarpette. La sera fatidica, tutto è pronto per la festa ma nessuno suonerà alla porta, e la madre/strega soccomberà sotto la più terrificante umiliazione, senza venire a conoscere le reali ragioni del fallimento della serata.
L’immagine della madre e della figlia si affrontano, in quest’ultimo istante di verità e di menzogna, e si rispecchiano in un passaggio di consegne che è anche il riconoscimento di una profonda, violenta affinità.

Nell’intervista realizzata durante l’allestimento dello spettacolo al Teatro Ca’ Foscari, Sonia Bergamasco parla del suo lavoro di musicista e attrice e della scelta di mettere in scena il racconto di Irène Némirovsky.

Solaris, 2018

L’8 maggio 2018, all’interno di "Alterazioni", il programma 2017/2018, il CTB - Centro Teatrale Bresciano e la Compagnia Lombardi Tiezzi portavano in scena al Teatro Ca’ Foscari Solaris, con la regia di Paolo Bignamini.

Scritto da Stanislaw Lem nel 1961 e portato sul grande schermo nel 1972 da Andrej Tarkovskij, Solaris è senza dubbio il capolavoro della fantascienza filosofica. Un mistero che turba e destabilizza lo spettatore sui temi dell'identità, del soggetto, del rapporto fra le percezioni dei sensi e quelle della memoria, ponendo la sempre radicale domanda su cosa sia veramente la realtà e su chi siano davvero le persone che amiamo: ciò che esse sono, o ciò che vogliamo che siano? Inquietante eppure intensamente lirico, visionario e poetico, Solaris è un viaggio nel punto più remoto dello spazio ma anche nell'abisso più profondo dell’essere umano.
Inoltre il 13 aprile 2018, in un incontro per gli studenti, Paolo Bignamini conversava sulla sua “lettura” del romanzo e del film di Tarkovskij con Fabrizio Borin, esperto del cinema di Tarkovskij, e con Marco Dalla Gassa. All’incontro è seguita la proiezione del film.

Riproporre il ricordo di Solaris in un momento come quello che stiamo vivendo, ci pare particolarmente significativo.

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Due donne che ballano, 2017

Viene ripresentata l’intervista di Enric Bou Maqueda, professore ordinario di Letteratura spagnola, che ha conversato con Maria Paiato e Arianna Scommegna nell’occasione dello spettacolo “Due donne che ballano”, commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità scritta da Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano. Lo spettacolo è andato in scena il 23 febbraio 2017 all’interno di Correlazioni – Stare al mondo, la stagione 2016/2017.

Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell’altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l’una per l’altra l’unica presenza confortante. Consumano le poche ore alla settimana che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare.

Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell’esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po’ la fatica.

E serbi un sasso il nome: memorie dei cafoscarini caduti, 2018

Il secondo spettacolo presentato in occasione dei 150 anni di Ca’ Foscari è stato E serbi un sasso il nome: memorie dei cafoscarini caduti. Lo descrive brevemente la professoressa Bisutti, curatrice del progetto interdisciplinare di Ateneo 'Tutto il tempo in un cortile': il Sacrario dei caduti cafoscarini nei conflitti del Novecento da cui nasce il lavoro teatrale.

«Le ricerche – condotte da un gruppo di docenti coadiuvati da borsisti –, hanno permesso di ricostruire le vite di molti dei giovani caduti e, a partire da queste vite ritrovate, di pensare a uno spettacolo teatrale agito da giovani di oggi che interpretino i giovani di allora. Il cortile-sacrario rievocato in scena potrà essere il palinsesto su cui leggere in trasparenza gli ideali, anche contraddittori, e i comportamenti quotidiani in tempo di guerra del mondo universitario di allora, misurandoli con quelli del presente. Lontane nel tempo storico ma vicine nello spazio-memoria creato dalla rappresentazione, singole figure, interpretate da allievi attori, ci porteranno dalle vicende individuali ad una storia. L’impegno congiunto degli allievi dell’Accademia Teatrale Veneta e dei laureandi e neo-laureati dell’Università Ca’ Foscari nella costruzione dello spettacolo rappresenta il risultato formativo dell’iniziativa».
[Francesca Bisutti]

Seguono le riflessioni di Paola Bigatto, che ha curato la drammaturgia e di Stefano Pagin, che ha diretto il gruppo di allievi del III anno della Scuola Teatrale Regionale di Eccellenza, progetto Te.Se.O (Regione Veneto-Teatro Stabile del Veneto-Accademia Teatrale Veneta).
«Un luogo di ricordo, una statua, un elenco di nomi: la ricerca sul sacrario dei caduti cafoscarini, svolto da docenti e studenti dell'Università Ca' Foscari, ha fatto venire alla luce diari, lettere, atti notarili, testimonianze... testi lontani dalla scrittura teatrale, ma che raccontano come quei nomi siano arrivati a essere incisi su quelle pareti di pietra in quel cortile dell'Università veneziana. Le storie di questi giovani, insieme alla storia dell'edificazione del sacrario, saranno la base per una drammaturgia originale, in parte affidata ai giovani allievi attori che incarneranno i protagonisti delle nostre storie: soldati della Prima Guerra Mondiale, ma anche madri, sorelle, fidanzate, le tante ‘Niobi’ prodotte dalla storia».
[Paola Bigatto]

Strategie per un metodo di lavoro:
«Nel periodo di novembre accade che il cimitero dove riposano i miei parenti, si popoli di donne, fin dalle prime ore del mattino (io ci vado sempre molto presto), tantissime signore, che raschiano, lavano, spolverano tombe, sostituiscono fiori, veri ma anche di plastica, ormai stinti dal sole dell'estate, interrano piantine, sradicano erbacce. Il cimitero, che di solito la domenica mattina (il mio giorno di visita) è deserto quasi da far paura, durante il mese dei morti si anima improvvisamente.
Mi capita di fare un gioco quando entro in un cimitero, mi fisso sul nome, sulle date e sulla foto di qualche defunto a me sconosciuto. La foto a colori di un ragazzo sulla sua moto (i giovani mi colpiscono sempre moltissimo). Mi dico che deve essere stato molto affezionato a quella moto se i genitori hanno deciso di fermarlo per sempre in quella postura. O forse... O forse era venuto particolarmente bene. Infatti ride ed è bellissimo. Qualche mese fa sulla tomba di un marito una moglie puliva il marmo con un fazzoletto da naso scossa da un pianto così fresco che con stupore ho letto la data di morte dell'uomo, il 1980. Mi sono chiesto perché il dolore non fosse ancora passato o se quella scena non fosse altro che una coincidenza. Così comincio a immaginare e spesso a inventare, attraverso i pochi elementi di cui dispongo, un contesto intorno a sconosciuti.
Proverò ad affrontare questa messa in scena insieme agli attori e a Paola Bigatto, la drammaturga che ha selezionato le informazioni storiche e “umane” di cui disponiamo, iniziando con un gioco simile a questo. Inventare o scoprire delle vite dietro corrispondenze, spesso edulcorate per nascondere ai propri cari gli orrori della guerra, diari, foto, documenti, articoli di giornali, dovrebbe essere un po' lo stesso tipo di esercizio. Così, forse, ci riuscirà di avvicinare nel modo più empatico possibile gli esseri umani di cui parleremo. Una cosa precisa ci siamo detti tutti, al di là del work in progress, fin dall'inizio del progetto: non vogliamo parlare di morte, ma di vita e giovinezza».
[Stefano Pagin]

Commedia degli Zanni, 2018

Uno dei progetti realizzati per i 150 anni di Ca' Foscari è la Commedia degli Zanni, su testo di Giovanni Poli, riallestita per l’occasione dal figlio Stefano Poli.

«Ci è sembrato importante, nell'anno dei festeggiamenti dei 150 anni del nostro Ateneo, recuperare un momento storico della vita del teatro italiano di cui fu protagonista il Teatro Universitario di Cà Foscari fondato nel 1950.
Frutto di studi compiuti da Giovanni Poli su documenti originali, La commedia degli Zanni è una storia antologica delle principali maschere italiane, giocata sui contrasti di sapore primitivo, talora a filastrocca popolaresca, sino alle forme più decadenti confluite in altri generi letterari del '600. Si compone di brani e singoli versi ricuciti pazientemente, capaci di delineare esattamente i tratti psicologici peculiari delle maschere e, nell'insieme, risultare un susseguirsi di avvenimenti fantastici.
Per questo motivo è apparsa quanto mai felice e opportuna, l’idea di riproporre questo spettacolo a sessant'anni dalla sua prima rappresentazione con la speranza di ricostruirvi attorno da parte del pubblico di oggi e dei nostri studenti lo stesso stupore e il favore di allora».
[Maria Ida Biggi]


Programma 2019/2020

file pdfLocandina programma Teatro Ca' Foscari 2019/2020
La via maestra - ricomporre il presente; Altre strade - sezione dedicata alle giovani compagnie; Laboratori
0.97 M

Dieci anni del Teatro Ca' Foscari

Sono trascorsi dieci anni dalla prima stagione del Teatro Ca’ Foscari inaugurata nel 2009/2010, dopo alcuni anni di inattività successivi a una gestione esterna. Dieci anni in cui intorno al piccolo spazio di Santa Marta si è raccolta un comunità di persone – artisti, studenti, spettatori – che hanno saputo dialogare tra loro e dare vita a un luogo che è prima di tutto dell’Università Ca’ Foscari, ma anche della città intera.
Aver riportato il teatro all’interno dell’Ateneo, dopo l’esperienza folgorante e irripetibile di Giovanni Poli fondatore nel 1953 del Teatro Ca’ Foscari a Palazzo Giustinian dei Vescovi, ha favorito lo sviluppo di un forte senso di appartenenza nella comunità cafoscarina e ha rigenerato uno spazio aperto alla città.
Da allora, con le attività e i progetti del Teatro Ca' Foscari, l'Ateneo continua a offrire a studenti, docenti, cittadini, appassionati e artefici dello spettacolo un luogo in cui è possibile recuperare il senso di un impegno comune e rinnovare lo spirito di creatività, il gusto per il dibattito artistico e la capacità di giudizio critico.

  • Spettacoli: 141
  • Residenze artistiche: 32
  • Laboratori/workshop: 38
  • Posti a sedere: 186
  • Presenze in sala: 33250 (le presenze sono riferite a tutte le attività)
  • Studenti collaboratori e stagisti: 73
file pdf2018/2019
Teatro Ca' Foscari per i 150 anni; Spettacoli 2019
733 K
file pdfFebbraio-maggio 2019
Laboratori
0.98 M
file pdf2017/2018
Alterazioni; Correnti alternate
768 K
file pdf2016/2017
Correlazioni – Stare al mondo; Altre destinazioni
700 K
file pdf2015/2016
Latitudini – Paesaggi teatrali
750 K
file pdfFebbraio-giugno 2015
LineaMenti – Profili del pensiero
812 K
file pdfOttobre-dicembre 2014
RiGenerAzioni – Ripensare la scena
360 K
file pdf2013/2014
GenerAzioni teatrali. A chi appartiene il mondo?; Molecole
835 K
file pdf2012/2013
Sussulti, ancora; Molecole: esperienze, laboratori, spettacoli e letture
388 K
file pdf2011/2012
Litanie del Caos; Molecole: esperienze, laboratori, spettacoli e letture
420 K
file pdf2010/2011
Atelier; Ri-scontri: laboratori e proposte
158 K