Mig.Pro: agire politico e diritti oltre la cittadinanza. Studio su lavoratori e lavoratrici migranti in ambito agricolo di Italia e Canada
Il progetto di ricerca Mig.pro ha avuto come obiettivo lo studio, l’analisi e l’amplificazione della conoscenza relative alle pratiche di rivendicazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici migranti - e/o con background migratorio - in agricoltura.
Mig. Pro. ha inteso esplorare l’agire politico di persone migranti narrate spesso come ‘passive’, ‘vittime’, ma anche ‘essenziali’, come durante lo stato di eccezionalità dovuto alla pandemia di Covid. Poiché l’agire politico, soprattutto nelle sue forme istituzionali come il voto, è spesso legato allo status legale — al permesso di soggiorno e, in Italia, al possesso della cittadinanza — il progetto si è proposto di indagare se e quali pratiche di rivendicazione dei diritti esistano al di là dello status legale, e anche in sua assenza. La domanda centrale è come le persone narrate come le più vulnerabili possano — o non possano — incidere e influenzare decisioni e processi che riguardano non solo la loro vita, le loro condizioni di lavoro e i loro diritti, ma anche i diritti di tutte e tutti, in quanto persone.
Il progetto ha avuto una durata di tre anni e due contesti di studio, il Canada e l’Italia.E’ stato condotto dalla dott.ssa Eriselda Shkopi (principal investigator), e coinvolge per l’Università Ca’ Foscari il prof. Fabio Perocco (supervisor) e per la Western University Canada la prof.ssa Susana Caxai (co-supervisor). Pur partendo dalle forme quotidiane e ‘micro’ di resistenza, Mig. Pro. ha indagato, in ciascun contesto, forme e pratiche di mobilitazione individuale, collettiva, visibili/non visibili, a guida migrante e non.
Negli ultimi vent’anni, in entrambi i Paesi, si sono sviluppati movimenti che hanno denunciato le violazioni dei diritti umani subite da questa popolazione, e che hanno promosso cambiamenti nelle politiche, nelle pratiche istituzionali e modalità di produzione e distribuzione alternative in agricoltura.
Una particolare attenzione è stata dedicata alle donne migranti impiegate in questo settore che, nonostante siano molto spesso esposte a forme intersecanti e multiple di sfruttamento e violenza, preservano e mostrano spazi di azione e pratiche quotidiane di resistenza sia a livello individuale sia a livello collettivo. L’obiettivo finale del progetto era quello di offrire, grazie alla ricerca empirica, un'analisi critica per stimolare il dibattito pubblico, oltre che scientifico, sul ruolo delle scienze sociali, dei decisori politici, delle comunità, della ricerca, dei movimenti a guida migrante nel definire cosa significhi essere cittadini e cittadine nell’Europa “inclusiva” del XXI secolo e, dall’altra parte dell’Atlantico, nel contesto canadese.
L’originalità dello studio risiede nel mettere in relazione due contesti - Italia e Canada - che sembrano ad un primo sguardo molto diversi, e nell’approccio interdisciplinare, che intreccia studi sui movimenti sociali, sulla cittadinanza e la migrazione, sul lavoro e sui femminismi critici, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza, basata sulla ricerca empirica in merito alle soggettività politiche dei lavoratori e delle lavoratrici migranti nel settore agricolo.
Il quadro comparato evidenzia alcuni elementi indispensabili e comuni ai due contesti, ma non solo ad essi, per poter sostenere i processi di cambiamento sociale che partono dal basso. Vedere il contesto Italiano attraverso l’esperienza del contesto canadese invita a riflettere sul fatto che l’approccio normativo o di contrasto alla criminalità, allo sfruttamento lavorativo da solo non può bastare. Serve anche un cambiamento di paradigma culturale e sociale trasversale, sul quale giocano un ruolo fondamentale i network di attiviste/i, sindacati, associazioni, enti del terzo settore, l'accademia stessa e le alleanze di supporto.
“I risultati includono una serie di raccomandazioni, elaborate insieme alle persone migranti che lavorano in agricoltura, associazioni, attiviste/i, sindacati, ricercatori, ricercatrici ed enti del terzo settore, coinvolte/i nella ricerca - spiega la dott.ssa Eriselda Shkopi. - Ai primi posti, in termini di priorità da consolidare per il contesto italiano, emergono: il rafforzamento, o la creazione, di un campo attivo e coeso di solidarietà locale a guida migrante; l’istituzione di un organo rappresentativo guidato da lavoratrici e lavoratori migranti; il rafforzamento del ruolo dei sindacati e della rappresentazione delle persone con background migratorio al loro interno; la garanzia di un abitare dignitoso e il ripensamento del sistema delle quote”.
Non mancano esempi di ‘buone pratiche’, costruite in decenni di impegno sia della società civile, sia delle persone migranti impiegate in agricoltura. Nel saluzzese, dove arrivano circa 11.000 lavoratrici e lavoratori stagionali, negli ultimi anni è stata realizzata un’accoglienza diffusa per circa 250 persone, dimostrando che soluzioni concrete e dignitose sono possibili. In questo contesto ciascuno degli attori sociali ha avuto un ruolo fondamentale. Si sono sviluppati progetti di housing sociale e servizi di supporto — dagli sportelli informativi all’assistenza legale, alla mediazione interculturale — rafforzando la rete territoriale già attiva da più di 15 anni. In Puglia, ci sono realtà mutualistiche come la Rete Sfrutta Zero promossa dall’associazione Diritti a Sud a Nardò e Solidaria a Bari, mentre in altre regioni ci sono esperienze di attivazione dei servizi di trasporto. “Riconoscere questi risultati significa continuare a costruire su basi solide - continua la dott.ssa Shkopi - percorsi/pratiche di rivendicazione dei diritti a guida migrante, insieme alle persone migranti impiegate in agricoltura. Le raccomandazioni che abbiamo proposto a conclusione del progetto sono state suggerite e costruite con le/i partecipanti e mirano a rafforzare quanto già fatto e a trasformare iniziative locali e regionali in prassi strutturali e trasversali”.
Il percorso non si conclude qui: “A fianco alle attività di disseminazione con la comunità scientifica in conferenze nazionali (SISEC, gennaio 2026) e internazionali (IMISCOE luglio 2026), e attraverso pubblicazioni scientifiche open access (disponibili sul sito di Mig. Pro.), sono previste attività specifiche nei territori (in Piemonte ad esempio nel mese di Marzo 2026) dove ha avuto luogo la ricerca - conclude la dott.ssa Shkopi. - I risultati sono a disposizione di chi ha partecipato all'indagine, delle persone migranti e delle comunità locali. Tutte le persone che hanno partecipato potranno ampliare o modificare i testi delle raccomandazioni per obiettivi e scopi specifici nei contesti, locali, regionali e nazionali di riferimento per facilitare percorsi co-costruiti a lungo termine guidati da e con le persone migranti impiegate in agricoltura”.