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Israele e Palestina: memorie intrecciate e l’orizzonte del binazionalismo

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Il confronto tra traumi storici e la ricerca di nuove categorie politiche approda a Ca’ Foscari. Venerdì 24 aprile, alle ore 11, l'Auditorium Santa Margherita - Emanuele Severino ospiterà un incontro con Bashir Bashir (Open University of Israel) e Amos Goldberg (Università Ebraica di Gerusalemme), voci tra le più autorevoli nel dibattito su memoria, storia e coesistenza in Israele e Palestina.

L’occasione muove dalla recente pubblicazione del volume curato dai due studiosi, Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma (Zikkaron, 2023). A dialogare con gli autori saranno Simon Levis Sullam (Università Ca’ Foscari Venezia) e Maria Chiara Rioli (Università di Modena e Reggio Emilia). 

L’incontro gode del patrocinio dei Dipartimenti di Studi Umanistici, Asia e Africa Mediterranea, ed Economia di Ca’ Foscari.

Il cuore della proposta teorica di Bashir e Goldberg risiede nel superamento delle narrazioni escludenti. Come spiegato da Goldberg in una recente intervista su Il Manifesto, condotta da Simon Levis SullamMicol Meghnagi, Olocausto e Nakba non vanno né equiparati né isolati "ma pensati insieme storicamente, perché l’uno è entrato nella costituzione politica dell’altro. Ciò che accadde in Europa negli anni Trenta e Quaranta – l’antisemitismo e l’Olocausto – ebbe anche un impatto decisivo su quanto avvenne in Palestina e successivamente in Israele. Lo Stato di Israele nacque in larga misura come risposta all’antisemitismo europeo, che portò all’annientamento di due terzi degli ebrei d’Europa, ma si costruì al tempo stesso sulla distruzione e sulle rovine nazionali del popolo palestinese attraverso la Nakba”.

Per scardinare questa logica binaria, gli autori introducono il concetto di «turbamento empatico» (empathic unsettlement): un invito a confrontarsi con il trauma dell'altro senza per questo rinunciare al proprio, creando uno spazio di riconoscimento reciproco.

Secondo Bashir e Goldberg, il fallimento dei passati accordi di pace risiede nell'aver trattato la questione come un mero problema di "ingegneria geopolitica", eludendo la realtà di due collettività che condividono la stessa terra in condizioni di radicale asimmetria.

Il binazionalismo egualitario emerge dunque non solo come formula politica, ma come necessità etica. “Il binazionalismo egualitario – spiega Bashir Bashir nell’intervista -, parte dal fatto che l’intera area compresa tra il fiume Giordano e il Mediterraneo costituisce oggi un unico spazio politico condiviso da due collettività: quella ebraica israeliana, che ne detiene la totale sovranità e definisce lo spazio politico e giuridico; e quella araba palestinese, sottoposta a frammentazione territoriale, espropriazione e violenza coloniale. La nostra prospettiva è binazionale perché riconosce e promuove l’esistenza di due gruppi nazionali con pari diritti all’autodeterminazione. Ciò significa che non può esserci una soluzione che preservi la supremazia di un gruppo sull’altro e che continui a trattare una delle due collettività come un problema demografico da contenere, espellere o eliminare. Il cuore del nostro progetto è l’uguaglianza politica e sostanziale”

Alla domanda sulla definizione di «genocidio» rispetto a quanto è avvenuto e sta avvenendo a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, Goldberg rispondeHo scritto l’articolo «Sì, è un genocidio», apparso in ebraico nell’aprile 2024 in un quotidiano israeliano, dopo un mio breve periodo all’estero, il primo dopo il 7 ottobre 2023. Finché mi trovavo in Israele ero intrappolato nella sua atmosfera emotiva totalizzante. Solo a distanza ho potuto recuperare una posizione pienamente critica e assumermi la responsabilità di dire ciò che vedevo”.

Bashir sottolinea come il binazionalismo egualitario imponga anche un processo di decolonizzazione e una lettura che “tenga conto del colonialismo di insediamento, dell’espulsione e dello sradicamento dei palestinesi nel 1948 e delle loro conseguenze visibili ancora oggi, fino al genocidio a Gaza. Il binazionalismo egualitario non è una soluzione politica; è un principio etico che dovrebbe guidare qualsiasi soluzione politica e processo di riconciliazione storica in Palestina/Israele, e dovrebbe porre al centro proprio le memorie dell’Olocausto e della Nakba e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi”.

Secondo il promotore dell’iniziativa Simon Levis Sullam, storico del Dipartimento di Studi Umanistici: “L’incontro a Ca’ Foscari è stato pensato per presentare in pubblico la collaborazione intellettuale trai due studiosi, uno israeliano e uno palestinese, che da anni lavorano assieme e dialogano sui traumi storici e presenti di Israele e Palestina. Bashir e Goldberg cercano attraverso la riflessione storica e politologica, e il confronto empatico di diverse prospettive talora contrapposte, di trovare non solo degli spiragli nel buio del conflitto, ma dei terreni comuni di possibili ascolto reciproco e convivenza pacifica in Medio Oriente”.