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Fertilizzanti: la storia dimenticata che collega 'commodities' agricole e impero in tempo di guerra

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Foto di James Baltz su Unsplash

Intervista a Lorenzo Feltrin, Marie Skłodowska-Curie Fellow presso l'Università Ca’ Foscari Venezia e il Geneva Graduate Institute – Institut de hautes études internationales et du développement (IHEID)

I fertilizzanti non sono soltanto un fattore produttivo agricolo: sono una risorsa strategica che si annida nei conflitti geopolitici. La guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le conseguenti interruzioni del traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz stanno provocando onde d’urto nel sistema agricolo globale. Una porzione significativa dei fertilizzanti chimici in commercio a livello mondiale transitava normalmente attraverso questo varco strategico, insieme a materie prime fondamentali per produrre fertilizzanti altrove, come gas, ammoniaca e zolfo.
L’aumento dei prezzi dei fertilizzanti incrementerà il costo del cibo in tutto il mondo. Questa può sembrare una vulnerabilità recente, ma in realtà il nesso che collega fertilizzanti, guerra e imperialismo è vecchio di oltre un secolo. Come mostra la mia recente ricerca, i fertilizzanti furono tra i fattori che influenzarono l’espansione coloniale, le politiche economiche e persino la strategia militare nella prima metà del Novecento.

Il ruolo strategico dei fertilizzanti

La moderna agricoltura convenzionale dipende fortemente dall’apporto esterno di tre sostanze nutritive fondamentali: azoto, fosforo, potassio.

Già nell’Ottocento, la rivoluzione industriale che prendeva piede nel Nord globale spinse una quota crescente della forza lavoro ad abbandonare i campi per riversarsi in miniere, fabbriche, cantieri e servizi. Il problema di come nutrire masse sempre più numerose di persone che non producevano più il proprio cibo divenne pressante. Questo innescò una corsa per assicurarsi le risorse necessarie alla produzione di fertilizzanti.
Già negli anni Quaranta dell’Ottocento il guano, ricco di fosforo e azoto, veniva estratto dalle isole peruviane ed esportato verso il Nord globale. Un ventennio più tardi, il tentativo della Spagna di sottrarre quel tesoro all’egemonia britannica sfociò nella Guerra Ispano-Americana, un chiaro esempio di scontro intra-imperialista per il controllo delle risorse naturali. Dopo mezzo secolo di estrazione inarrestabile, tuttavia, le riserve di guano erano ormai quasi completamente esaurite. L’approvvigionamento di azoto fu quindi garantito dalle miniere di nitrato cilene. Per assicurarsene un maggiore controllo, il Regno Unito favorì la Guerra del Pacifico (1879-1884) tra Cile, Bolivia e Perù.
All’inizio del Ventesimo secolo, però,  lo scienziato tedesco Fritz Haber (ricordato anche come il padre della guerra chimica moderna) dimostrò come fissare industrialmente l’azoto direttamente dall’aria. Il fosforo, invece, doveva essere ottenuto tramite l’estrazione della roccia fosfatica.

La corsa ai fosfati

A cavallo tra Ottocento e Novecento, la Francia ottenne il controllo di importanti riserve di fosfati grazie al proprio dominio coloniale su Tunisia, Algeria e Marocco. L’Italia, arrivata tardi alla costruzione di un impero coloniale, temeva di restare indietro. La stampa nazionalista italiana diffuse l’idea che la Libia contenesse enormi ricchezze fosfatiche, e politici, industriali e banche furono sedotti dalla prospettiva di un “El Dorado dei fosfati”, contribuendo alla campagna politica a favore dell’invasione della Libia nel 1911.
Per decenni, governi e imprese italiane finanziarono costose spedizioni geologiche nel deserto libico, inseguendo il “miraggio dei fosfati”. È in questo contesto che il generale fascista Rodolfo Graziani perpetrò il genocidio in Cirenaica per isolare i ribelli guidati da Omar al-Mukhtar. Eppure, le tanto attese scoperte di fosfati continuavano a rimanere una chimera.
Nel frattempo, aziende italiane ottennero accesso diretto all’estrazione di fosfati in Tunisia ed Egitto, sebbene queste fossero rispettivamente sotto il controllo francese e britannico. L’approvvigionamento di fosfati dipendeva dal pesante sfruttamento insito nei regimi di lavoro coloniali. Nelle miniere nordafricane, dirigenti europei supervisionavano lavoratori indigeni impiegati in condizioni durissime. I documenti d’archivio mostrano sistemi salariali apertamente razzializzati, in cui i lavoratori arabi guadagnavano molto meno degli europei. I fosfati a basso costo contribuirono a ridurre il prezzo del cibo in Europa, ma questo sistema si fondava sul super-sfruttamento del lavoro e delle risorse coloniali.

Fascismo, agricoltura e impero

I fertilizzanti chimici divennero ancora più importanti sotto Benito Mussolini, il quale fondò la propria ascesa al potere anche sulla violenta repressione del movimento contadino formatosi con le battaglie per la riforma agraria nel Biennio Rosso. Nel 1925, il regime fascista lanciò la “Battaglia del Grano”, l’ambiziosa campagna volta ad aumentare la produzione italiana di frumento per ridurre la dipendenza dalle importazioni.  Il gigante minerario e chimico Montecatini espanse massicciamente la produzione di fertilizzanti, mentre la propaganda spingeva gli agricoltori verso un’agricoltura ad alto impiego di input esterni. I manifesti raffiguravano contadini eroici intenti a produrre favolosi raccolti di grano per il bene della nazione.
Questa “Rivoluzione Verde fascista” riuscì ad aumentare la produzione di grano, ma al tempo stesso acuì la dipendenza italiana dai fosfati importati, creando una contraddizione al cuore dell’“autarchia”. L’Italia sosteneva di liberarsi dal giogo straniero, ma restava strutturalmente vincolata alle catene coloniali di approvvigionamento minerario, cosa che divenne sempre più pericolosa con il riavvicinarsi dell’Europa alla guerra.
Non appena l’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale, gli Inglesi requisirono le sue miniere di fosfati in Egitto. Inoltre, a causa delle perturbazioni belliche delle rotte commerciali del Mediterraneo, anche le importazioni di fosfati dalla Tunisia vennero meno. Anche il sogno fascista dell’autarchia si rivelò così essere un miraggio. La produzione di fertilizzanti crollò, quella agricola diminuì drasticamente e la scarsità di cibo peggiorò. Le difficoltà economiche ebbero un ruolo non trascurabile nel sottrarre al controllo fascista contadini e lavoratori italiani, molti dei quali si unirono alla Resistenza contro il nazifascismo.

Ritorno al futuro

I fertilizzanti possono sembrare qualcosa di banale rispetto al petrolio o alle armi, ma le società moderne dipendono da essi altrettanto radicalmente. Dietro l’agricoltura moderna si cela una vasta infrastruttura gerarchicamente organizzata, fatta di minerali critici, fonti energetiche, siti estrattivi, rotte marittime e industrie chimiche. La logica imperialista che sottende la divisione internazionale del lavoro e dà forma a queste reti produttive globali mantiene notevoli somiglianze con la realtà di un secolo fa, sotto forma di profonde disuguaglianze internazionali. Anche la tendenza dei governi di estrema destra a trascinare il mondo in guerre che non sono in grado di controllare appare tristemente familiare, con gravi conseguenze.