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Se la democrazia riparte da chi è "invisibile": il progetto GEtCoheSive ridisegna la governance urbana

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Mentre l'astensionismo fotografa una democrazia in crisi, una ricerca coordinata dall’Università Ca’ Foscari Venezia propone soluzioni concrete per coinvolgere chi è solitamente escluso dai processi decisionali: donne rifugiate, nuclei familiari a basso reddito, persone con background migratorio.

La democrazia odierna sembra "perdere pezzi", specialmente tra le fasce più vulnerabili della popolazione. Chi affronta pesanti carichi di cura, chi vive in condizioni di marginalità o chi ha un background migratorio spesso non trova spazio nei luoghi delle decisioni. Il progetto triennale GEtCoheSive – Governance Enhancement for Cohesive Societies, finanziato dal programma INTERREG Central Europe, nasce per invertire questa rotta.

Coordinato dalla Prof.ssa Francesca Campomori (Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Ca’ Foscari), il progetto ha testato nuove pratiche di governance inclusiva per rendere le istituzioni capaci di ascoltare davvero tutti i cittadini.

“Progettare e poi guidare la realizzazione delle attività di GEtCoheSive è stata una delle esperienze più gratificanti della mia carriera - afferma la prof.ssa Campomori. - Si è concretizzata una collaborazione e una contaminazione di conoscenze e competenze tra accademia, terzo settore e attori pubblici, alleati nel cercare soluzioni concrete alla crisi di partecipazione delle nostre società. La scelta di concentrarci sulle persone solitamente sotto-rappresentate nasce dalla convinzione che la democrazia è compiuta solo quando a chiunque è data l’opportunità di esprimersi sulla cura del luogo in cui vive e sull’organizzazione dei servizi di cui usufruisce. Come primo passo per una partecipazione più ampia sulla definizione dei valori delle nostre società.”

Una rete europea per l'inclusione

Ca’ Foscari, nel ruolo di Lead Partner, ha guidato una coalizione internazionale di 15 partner distribuiti tra Italia, Austria, Slovenia e Germania: quattro partner italiani (Comune di Parma, ASP città di Bologna, Action Aid International Italia – E.T.S, CIAC - Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale) e della Regione Emilia-Romagna come partner associato; due partner austriaci (Università di Vienna e Caritas Vienna) e dell’Environmental protection Department della città di Vienna come partner associato; tre partner sloveni (Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, Gmajna cultural association, Association of Municipalities and Towns of Slovenia); due partner tedeschi (Berlin University of Technology e Initiative for the self-employment of Immigrant Women – ISI.ev) e del Commissioner office for Integration and Migration of the Berlin Senate come partner associato.  

Dai toolkit alla pratica: gli strumenti per le amministrazioni

Il cuore del progetto è la trasformazione della ricerca in azione. GEtCoheSive ha prodotto quattro linee guida operative (toolkit) pensate per amministrazioni pubbliche e terzo settore. Questi strumenti offrono metodi concreti per gestire le due fasi più delicate della partecipazione:

  1. Recruitment (Il coinvolgimento): Come raggiungere e motivare le persone che solitamente restano ai margini?
  2. Deliberazione (Il confronto): Come gestire il dialogo affinché ogni voce abbia lo stesso peso?

“Questi toolkit nascono dall’esperienza di 12 percorsi partecipativi realizzati a Parma, Berlino, Lubiana, Idrija e Vienna,” spiega il team di ricerca. “Le quattro linee guida – articolate in approcci top-down e bottom-up e in processi partecipativi e deliberativi – offrono strumenti pratici e pronti all'uso per aiutare amministrazioni e società civile a coinvolgere i gruppi sottorappresentati e a costruire percorsi inclusivi basati su una partecipazione accessibile, un dialogo equo e la produzione di proposte concrete. A Parma, ad esempio, persone rifugiate e richiedenti asilo hanno contribuito a valutare il sistema di accoglienza; a Vienna, persone senza dimora sono state coinvolte nella riprogettazione degli spazi pubblici.” 

Il caso Mestre e l'esempio di ViviAmo Marghera

Il progetto si è concluso l’11 e 12 marzo 2026 a Mestre con una conferenza finale che ha messo a confronto accademia e territorio. Esperti come Andrea Felicetti (UNIPD) e Ilaria Pitti (UNIBO) hanno discusso di democrazia come ecosistema dinamico, e non è mancato il dialogo con le realtà locali.

Il Comitato ViviAmo Marghera ha testimoniato come la partecipazione possa nascere dal basso per "curare" i luoghi più critici della città, opponendo alla logica della sola sicurezza quella della cura e del dialogo. La visita alla Casa di Amadou — punto di riferimento per l'accoglienza dei migranti nata nel 2015 — ha mostrato come l'attivismo territoriale sia il primo motore di una governance inclusiva.

Un impegno che resta: oltre la fine del progetto

GEtCoheSive non si ferma con la conferenza finale. La stesura di quattro strategie locali e di un Piano d'Azione Transnazionale assicura che i risultati continuino a produrre effetti. Partner come il Comune di Parma e la Regione Emilia-Romagna hanno già firmato lettere di intenti per integrare queste metodologie nelle loro attività future.

Federica Scotellaro