Addio a Marjane Satrapi, voce narrante di una generazione
“Il potere non risiede solo nelle parole di chi governa, ma nel vissuto degli individui e nella loro quotidiana lotta per sfuggire all’oblio". È in questa formula, centrale nel pensiero di Marjane Satrapi, che svela l'impatto di Persepolis e nelle altre opere dell’autrice. Quando il 4 giugno 2026 si è diffusa la notizia della scomparsa a Parigi della celebre fumettista, regista e sceneggiatrice iraniana, il mondo della cultura non ha pianto solo un'artista pluripremiata, ma la voce che ha squarciato il velo sulle complessità dell'Iran post-rivoluzionario.
Abbiamo chiesto a Leila Karami, ricercatrice al Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea dell'Università Ca’ Foscari ed esperta di letteratura persiana moderna e contemporanea, di tracciare un profilo di Marjane Satrapi a partire proprio dal suo capolavoro, Persepolis.
“Quest’opera, realizzata in bianco e nero e caratterizzata da uno stile minimalista, racconta, attraverso il vissuto personale dell’autrice, l’esperienza di un’intera generazione nell’Iran rivoluzionario e post-rivoluzionario. Al tempo stesso, narra il suo rapporto con l’Occidente, restituendo una rappresentazione dell’esilio non priva di ambiguità e zone d’ombra. Satrapi con uno sguardo insieme ironico e incisivo, descrive le vicende di una bambina, di un’adolescente e poi di una donna, che riflettono le trasformazioni di una società in profondo mutamento nei decenni successivi alla Rivoluzione del 1979. In tutte le fasi della vita, la sua figura si caratterizza per un atteggiamento ribelle, tratto condiviso anche da alcune protagoniste delle sue opere. Il suo stile è segnato da un umorismo asciutto e personale, come emerge anche dalle numerose interviste e dai video disponibili su YouTube in persiano, inglese e francese.
In Persepolis, la giovane Marjane si immagina prigioniera politica, sogna di essere Bruce Lee, dialoga e talvolta litiga con Dio, che le fa visita e la mette in relazione con Marx. Ripercorre inoltre la storia della Persia, mostrando il passaggio dalla dinastia Qajar (1794 - 1925) alla monarchia Pahlavi (1925 - 1979) attraverso le ingerenze straniere. Da adolescente vive direttamente il processo di islamizzazione della società, successivo alla Rivoluzione, che la porta a perdere parte della propria famiglia; sopravvive alla guerra Iran-Iraq (1980-1988) e, durante gli anni dell’esilio in Europa, sfiora la morte a causa di una storia d’amore apparentemente ordinaria.
Il suo lascito più significativo risiede nell’aver costruito un ponte di comunicazione tra la sua generazione e quelle successive, incluse quelle dei figli di chi ha lasciato l’Iran. Ha inoltre contribuito a far emergere il vissuto legato ai processi di islamizzazione delle classi non tradizionaliste della società, delle quali faceva parte anche la sua famiglia. In questo modo restituisce un’immagine complessa dell’Iran post-rivoluzionario, in un contesto segnato da una forte contrapposizione di narrazioni tra quelle proposte dalla Repubblica islamica d’Iran e quelle delle esperienze individuali, soprattutto negli anni precedenti al 2000, anno di pubblicazione di Persepolis, quando le rappresentazioni dell’Iran diffuse all’estero provenivano prevalentemente dai media approvati dalle autorità iraniane.
In altre parole, Satrapi sposta lo sguardo dall’Iran politico e ideologico alla dimensione della vita quotidiana, raccontando la storia di una ragazza iraniana cresciuta all’ombra della Rivoluzione e della guerra: una giovane che ascolta musica, discute con i genitori, segue le vicende degli zii in prigione o in fuga dall’Iran, teme la polizia morale, sperimenta la costrizione, vive lo sdoppiamento della propria identità a causa dei modelli comportamentali imposti dal governo iraniano, attraversa l’emigrazione, si innamora e si confronta con le contraddizioni del proprio tempo.
Attraverso le microstorie dell’umana quotidianità, Satrapi, in una chiave antieroica, racconta una realtà complessa e restituisce la memoria storica di una generazione, ed è proprio questa capacità a rendere Persepolis un’opera di straordinaria forza narrativa. Dalle sue pagine emerge che le donne iraniane non sono figure passive o semplici vittime, così come gli iraniani non costituiscono un gruppo omogeneo, secondo rappresentazioni talvolta diffuse da alcuni media occidentali.
Satrapi ha a cuore, nelle sue opere - tra cui Persepolis, Taglia e cuci, Pollo alle prugne e Donna, vita, libertà (a cura di) - l’idea che il potere non risieda solo nelle parole di chi governa, ma soprattutto nel vissuto degli individui che narrano la lotta quotidiana per sfuggire all’oblio.
Ci teneva, Marjane Satrapi, a scrivere un libro su sua nonna (non sappiamo se l’ha scritto), figura a lei molto cara, presente anche in un disegno di Persepolis in cui ammonisce Marjane, studentessa all’Università di Tehran, ricordandole l’importanza dell’integrità e della responsabilità personale, dopo un episodio in cui per salvarsi dalle grinfie della polizia morale finisce per coinvolgere un giovane innocente.
Forse l’autrice, insignita di numerosi premi e riconoscimenti, aveva ben presente gli insegnamenti della nonna, nel restituire nel 2025 la Légion d’honneur ricevuta nel 2024, criticando in tal modo l’atteggiamento della Francia nei confronti dell’Iran, in particolare riferendosi al rilascio di visti ai figli di «oligarchi iraniani», legati ai Guardiani della Rivoluzione e responsabili di violenza e repressioni, piuttosto che ai «giovani iraniani amanti della libertà, dissidenti e artisti», come ha riportato un articolo sul sito di Le Monde”
Proprio in quel rifiuto politico e in quell'atto di coerenza intellettuale si ritrova la bambina ribelle di Persepolis. Anche in questo caso, il lascito di Marjane Satrapi è una lezione di integrità che, oggi più che mai, continua a parlare alle nuove generazioni.
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Leila Karami è ricercatrice post-dottorato presso l’Università Ca' Foscari Venezia, dove insegna il corso di Esercitazioni di narrazioni e dinamiche culturali – lingua persiana. I suoi interessi di ricerca riguardano la letteratura persiana moderna e contemporanea e i diari persiani di pellegrinaggio dell’Ottocento. Tra i suoi lavori: Da Tehran alla Mecca. Il diario di viaggio di Mehrmāh Khānum nobile persiana (1880-1881), Edizioni di storia e letteratura, Roma 2025; Different Forms of Violence in Farībā Vafī’s Writing: The Case of The Secret in the Alleys and The Grimace, in “Internationl Journal of Persian Literature”, 9 (2024), pp. 182-201; Tre giorni alla fine del mare. Diario di pellegrinaggio alla Mecca di una principessa qajar (1303-1304/1886-1887), in “Genesis”, XXII /1 (2023), pp. 131-152; Anche questa è Tehran, credetemi!, Schena editore, Fasano 2016.