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Ingegneria Ambientale per la transizione ecologica: conseguite le prime lauree

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Il Corso di laurea in Ingegneria Ambientale per la transizione ecologica di Ca’ Foscari vanta le prime laureate, Giorgia Bigo e Eleonora Maso, e il primo laureato Alberto Sica.

Il corso, avviato nell’anno accademico 2023/24 con una prima coorte di 46 studenti e studentesse, intercetta le esigenze della moderna transizione energetica fornendo un approccio preziosamente interdisciplinare: la sostenibilità ambientale, la decarbonizzazione, l’analisi del ciclo di vita e la sostenibilità energetica si uniscono alle competenze di ingegneria, scienze ambientali, informatica, chimica verde e diritto ambientale per costruire un bagaglio di conoscenze variegato e versatile, arricchito da tirocini pratici nelle aziende del settore.

Con la consapevolezza che “la tutela dell’ambiente e l’utilizzo delle risorse rinnovabili sarebbero diventati temi centrali”, c’era chi si era iscritto cercando “un corso che unisse le materie ingegneristiche ai problemi ambientali concreti, permettendo di imparare a progettare soluzioni tecniche”, racconta il neo-dottore Alberto Sica,. C'era anche chi cercava un percorso “che unisse la passione per la matematica e le materie scientifiche con le tematiche ambientali,” come la collega Eleonora Maso o un “percorso per far fronte alle esigenze attuali e future e studiare modelli di sostenibilità utilizzando risorse rinnovabili e implementando nuove tecnologie più efficienti” come la dott.ssa Giorgia Bigo. Le aspettative non sono state deluse.

Nelle loro tesi hanno affrontato temi quali lo smaltimento dei rifiuti e la depurazione delle acque attraverso casi di studio veneti, mostrando bene l’approccio insieme teorico e pratico di questo corso di laurea, afferente al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica (DAIS).

Giorgia Bigo ha discusso una tesi sui processi di potabilizzazione e depurazione delle acque negli impianti di Veritas, seguita dalla prof.ssa Elena Badetti. Per Giorgia, da sempre appassionata di ambiente e natura, “la scelta di Ingegneria Ambientale è stata quasi naturale, il connubio perfetto per poter diventare una ‘risorsa’ attiva nella salvaguardia dell’ambiente, in un periodo storico che vede la forte necessità di rimediare ad errori compiuti nel passato e in cui forti sono i segnali che il nostro pianeta ci sta dando ormai da anni .” Nel lavoro di tesi, ci racconta, “Quello che mi ha colpito di più è stato costruire degli indicatori tecnici capaci di rendere visibile ciò che normalmente resta 'nascosto' dentro un impianto: il dosaggio specifico dei reagenti per metro cubo d'acqua prodotta, la produzione specifica di fango, l'intensità elettrica del processo. Un aspetto che ho trovato particolarmente interessante è stato ricostruire, tramite un bilancio massico basato sulla stechiometria della reazione chimica, quanto fango genera esattamente il cloruro ferrico usato in quell'impianto, un calcolo che collega direttamente la chimica di laboratorio a tonnellate di fango reali, che devono essere poi gestite sul territorio.”

Eleonora Maso, seguita dalla prof.ssa Elena Semenzin, si è laureata sulla gestione della frazione organica dei rifiuti urbani con un focus sul centro storico di Venezia. Ci ha raccontato come “insegnamenti, come matematica, fisica e chimica, che all'inizio sembravano indipendenti, mi hanno insieme fornito gli strumenti per comprendere problemi ambientali complessi.” Sulla sua tesi aggiunge: “Venezia centro storico rappresenta un caso unico perché la sua conformazione rende molto complessa la gestione della frazione organica dei rifiuti: la raccolta avviene tramite imbarcazioni e le particolari caratteristiche del territorio hanno portato alla scelta di raccogliere la frazione organica insieme al rifiuto residuo. Approfondendo questo tema, ho trovato particolarmente interessante capire come la sostenibilità di un sistema di gestione dei rifiuti non dipenda da un singolo elemento, ma dall’equilibrio dell’intero sistema: modalità di raccolta, trasporto, trattamento e caratteristiche del territorio devono essere valutati insieme per individuare la soluzione ambientalmente più efficace.“ 

Alberto Sica si è laureato con il prof. Enrico Bertuzzo e una tesi sui carichi idraulici in un impianto di depurazione di Castelfranco Veneto. “Il cambiamento climatico,” spiega, “sta rendendo gli eventi meteorici intensi una criticità sempre più difficile da considerare eccezionale. Piogge concentrate in tempi brevi possono mettere sotto forte pressione reti fognarie e impianti di depurazione, causando sovraccarichi, maggiori consumi energetici e una riduzione dell’efficienza del trattamento, con possibili conseguenze sul corpo idrico recettore. La mia tesi nasce dalla necessità di utilizzare dati meteorologici e modelli previsionali per stimare in anticipo la portata aggiuntiva in arrivo all’impianto idrico, per fornire ai gestori uno strumento concreto per programmare meglio il funzionamento del sistema, contenere i costi e garantire una maggiore tutela ambientale.” In futuro, Alberto vorrebbe lavorare nell’ambito dell’analisi dei dati e dei modelli previsionali, per aiutare impianti e infrastrutture a gestire problemi ambientali sempre più complessi. “Credo,” aggiunge, “che questi strumenti possano supportare le aziende nell’adattarsi alle normative europee, migliorare l’efficienza dei processi e prendere decisioni più sostenibili.”

Il professor Wilmer Pasut, coordinatore del corso di laurea, commenta con orgoglio questo traguardo: “Quello che sento è una soddisfazione autentica. Soddisfazione per le competenze che siamo riusciti a costruire insieme a loro e per il modo in cui li abbiamo accompagnati in questo percorso, perché una laurea non è solo formazione: è crescita. E oggi vediamo tre giovani ingegneri di talento. Il mio pensiero va poi a due elementi che considero significativi. Il primo è la capacità di questo corso di attrarre alla formazione ingegneristica una forte componente femminile: in questo caso due laureate su tre, in un Paese che resta il fanalino di coda europeo per numero di donne con una laurea STEM. È un dato che ci dà grande soddisfazione. Il secondo riguarda le nuove generazioni, troppo spesso bistrattate e liquidate come generazioni "vuote". Noi vediamo esattamente il contrario: ragazze e ragazzi capaci di fare molto, di farlo bene e, in più di un caso, meglio di noi. Generazioni che chiedono fiducia e che sanno ripagarla con competenza e con una visione che va oltre le nostre aspettative.”

Giorgia Bigo, Eleonora Maso e Alberto Sica continueranno il loro percorso iscrivendosi a Environmental Engineering for the Green Transition, una nuova laurea magistrale che prende avvio dal prossimo anno accademico e consentirà loro di rafforzare il bagaglio già maturato. 

Saranno dunque tre volte pionieri: hanno inaugurato il corso con l’iscrizione alla triennale, ne sono le prime persone laureate e saranno tra le prime a proseguire nella magistrale. Aprono il cammino a una nuova generazione di professioniste e professionisti chiamati a progettare soluzioni innovative e sostenibili per la transizione ecologica, contribuendo ad affrontare alcune delle principali sfide ambientali del nostro tempo.

Barbara Del Mercato