Focus ricerca

Studio cafoscarino sulle sostanze psicotrope nelle polveri sottili atmosferiche

condividi

Può lo studio dell’inquinamento atmosferico divenire strumento di indagine e di supporto al contrasto alla diffusione delle sostanze psicotrope nel territorio italiano? Questa è la domanda che si sono posti i ricercatori del gruppo di Chimica Analitica Ambientale (Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica) dell’Università Ca’ Foscari Venezia, e alla quale hanno cercato di dare risposta grazie al progetto Progetto PSICO (Presenza di Sostanze Illecite nell’aerosol urbano come possibile marker per Consumo e traffico) in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche contro la Droga e le altre dipendenze (DPA) della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Attualmente, la presenza e la diffusione delle sostanze psicotrope in Italia vengono valutate tramite i sequestri, i dati sanitari e le analisi delle acque reflue. I ricercatori cafoscarini hanno proposto uno strumento aggiuntivo e complementare ai metodi di valutazione già in uso: lo studio delle sostanze psicotrope nelle polveri sottili atmosferiche (PM10).

L’aria è una matrice molto complessa la cui composizione chimica è influenzata da molte sorgenti; oltre agli inquinanti e ai contaminanti più comuni, possono essere presenti dei composti che potrebbero essere associati ai comportamenti e alle abitudini delle persone.

Lo studio si è avvalso della collaborazione del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RIS) di Parma e di dieci Agenzie Regionali per la Prevenzione e Protezione Ambientale, ed è stato condotto in dieci città italiane per un totale di diciassette siti di monitoraggio coinvolti (in alcune città sono state indagate in più aree). I campioni di PM10 (circa 1000 campioni) sono stati raccolti giornalmente nelle quattro stagioni nel 2025.

I primi risultati dello studio sono stati inclusi e pubblicati nella Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, presentata in conferenza stampa dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano il 24 giugno 2026. Il documento restituisce un quadro complesso e in continua evoluzione dei comportamenti a rischio nella popolazione italiana, che interessa tanto il consumo di sostanze psicoattive quanto l’uso problematico delle tecnologie digitali e del gioco d’azzardo, specialmente nei più giovani. Esso pone l’attenzione anche sull’importanza degli strumenti di osservazione epidemiologica e ambientale, tra cui il monitoraggio delle sostanze presenti nelle acque reflue urbane e l’innovativa analisi delle sostanze psicotrope nel particolato atmosferico PM10, che consentono di integrare le tradizionali fonti informative e di leggere in modo più tempestivo le dinamiche di consumo sul territorio nazionale.

“Il nostro obiettivo è capire se lo studio e le analisi chimiche delle polveri fini atmosferiche (PM10) possono essere utilizzati non più solo come indicatori di inquinamento e qualità dell’aria, ma anche come strumento di indagine sui comportamenti e le abitudini delle persone” spiega il Professore Andrea Gambaro, responsabile scientifico del progetto PSICO.

Lo studio ha confermato la presenza di concentrazioni bassissime (picogrammi per metro cubo di aria, ovvero millesimi di miliardesimi di grammo per metro cubo) di cocaina, del D9-THC (il principio attivo della cannabis) e della ketamina, seppur in quasi tutti i centri urbani investigati. Tra le varie città indagate compare anche l'area di Mestre dove si osservano concentrazioni molto basse anche in confronto alle altre città studiate. Inoltre, le estese campagne di campionamento hanno permesso di evidenziare differenze di concentrazione delle sostanze psicotrope non solo tra città diverse, ma anche in aree diverse di una stessa città, che potrebbero rappresentare delle possibili zone "hotspot", spiega la Dott.ssa Giovanna Mazzi, il cui progetto di dottorato è fortemente incentrato sullo studio delle sostanze stupefacenti in atmosfera. 

Va specificato che le concentrazioni determinate sono molto basse e al di sotto di una possibile esposizione passiva significativa: questo porta alla conclusione che la determinazione delle sostanze psicotrope in aria si può candidare come metodologia aggiuntiva e di supporto per il monitoraggio della diffusione di queste sostanze in Italia, senza rappresentare un pericolo per la salute.

 

Federica Ferrarin