Focus ricerca

Il Nobel per l’Economia 2026: capire le scelte degli individui per stabilizzare il ciclo economico

condividi
Ill. Niklas Elmehed © Nobel Prize Outreach

Robert E. Hall (Stanford University) e Michael Woodford (Columbia University) sono i laureati del Premio Sveriges Riksbank per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel 2026. Abbiamo chiesto a Francesco Pappadà, docente e ricercatore di Politica economica presso il Dipartimento di Economia di Ca' Foscari, di spiegarci il valore di questo riconoscimento.

Per il secondo anno di fila, l'Accademia reale svedese delle scienze ha deciso di premiare la ricerca nel campo della Macroeconomia. Mentre nel 2025, il Nobel è stato assegnato ad Aghion, Mokyr and Howitt per il loro lavoro sui fattori che determinano la crescita economica di lungo periodo, il premio di quest'anno mette in risalto la contribuzione di Hall e Woodford "per i fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica".

Sin dai lavori di Knut Wicksell alla fine dell’Ottocento e successivamente John Maynard Keynes, gli economisti si sono interessati alle politiche che potessero limitare le fluttuazioni del ciclo economico. La domanda di beni e servizi non coincide automaticamente con ciò che l'economia può produrre. Se è troppo bassa, aumentano disoccupazione e stagnazione. Se è troppo alta, l'economia si surriscalda e l'inflazione sale. Si può quindi stimolare la domanda, come con un acceleratore, o frenarla, utilizzando sia strumenti di politica monetaria che fiscale. Per decidere come utilizzare questi strumenti, i modelli tradizionali si affidavano a relazioni statistiche tra grandezze aggregate, come inflazione, disoccupazione, consumo e produzione, ritenute stabili e approssimativamente lineari. Le crisi petrolifere degli anni Settanta mostrarono che non lo erano. L'inflazione saliva anche quando cresceva la disoccupazione, e il legame tra reddito e consumi si rivelò meno solido di quanto si pensasse. Seguì un decennio di bassa crescita e alta inflazione, e molti conclusero che la politica di stabilizzazione facesse più male che bene. 

La contribuzione fondamentale di Hall e Woodford consiste nell'aver ricostruito un framework credibile per studiare il ciclo economico e le politiche di stabilizzazione. In particolare, bisognava tener conto che i legami tra le grandezze aggregate cambiano quando cambia il comportamento delle persone. L'unica via era quindi costruire modelli economici basati sulle decisioni di milioni di famiglie e di migliaia di imprese.

Hall: il consumo e il ruolo delle aspettative

Per capire cosa determini la domanda aggregata è fondamentale costruire un modello che catturi la decisione di consumo delle famiglie. Il consumo dipende non solo dal reddito di oggi, ma da ciò che le famiglie si aspettano di guadagnare in futuro, e le aspettative non si osservano direttamente. Per anni i ricercatori cercarono indicatori che le rivelassero, senza successo.

Hall rovesciò il problema. Se il consumo riflette le aspettative, esso cambia solo quando arrivano informazioni nuove, e le informazioni nuove sono per definizione imprevedibili. Quindi le variazioni del consumo non dovrebbero poter essere previste. Invece di cercare indicatori che le prevedessero, bisognava verificare che non ce ne fossero. L'ipotesi resse alla prova dei dati, e il suo articolo del 1978 divenne un punto di svolta per la ricerca sul consumo. 

In generale, i consumatori preferiscono evitare discostamenti nella loro capacità di consumo tra un periodo e quelli successivi. Utilizzano quindi gli strumenti a loro disposizione, ad esempio il credito, per assicurarsi un consumo costante nel tempo. Il risultato più interessante riguarda le eccezioni. Dove le variazioni del consumo sono prevedibili, le persone si discostano dalla teoria: per esempio perché non possono indebitarsi o non hanno risparmi, e vivono alla giornata.

Woodford: un modello fondamentale per le Banche Centrali

Mentre la carriera accademica di Robert Hall ha spaziato successivamente su diverse tematiche della Macroeconomia, Michael Woodford a partire dagli anni ‘90 ha dedicato interamente il suo lavoro sulla politica monetaria. 

Nel suo libro "Interest and prices: Foundations of a theory of monetary policy" (2003), Woodford introduce un modello a tre equazioni, che è il prototipo di tutti i modelli neokeynesiani successivi. Funziona come un laboratorio per i decisori politici: cosa accade a PIL e inflazione se si abbassa il tasso? Di quanto va alzato per frenare i prezzi? 

Il modello incorpora i risultati di Hall sul consumo e aggiunge altri elementi. Anche le imprese guardano avanti: poiché modificare i prezzi ha un costo, quando lo fanno tengono conto di ciò che si aspettano per costi e concorrenti. Ne discende che le aspettative sui tassi futuri contano per l'inflazione, e che una banca centrale credibile e trasparente ha uno strumento in più. Chiarezza e credibilità nella comunicazione sono oggi parte integrante del lavoro delle banche centrali. Woodford introduce inoltre il concetto di divario di produzione, cioè la distanza tra la produzione effettiva e quella che si avrebbe se i prezzi si adeguassero liberamente alla domanda, e mostra come le banche centrali agiscano sull'economia regolando i tassi, non la quantità di moneta. 

Perché il lavoro di Hall e Woodford è rilevante oggi

Il focus di Woodford sulla gestione dei tassi di interesse ha fornito una solida base teorica per i modelli utilizzati oggi dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo. Il modo in cui i banchieri centrali reagiscono agli shocks macroeconomici e gli strumenti adottati per porvi rimedio derivano strettamente dai modelli neo-keynesiani sviluppati a partire dal lavoro di Woodford.

Secondo l'Accademia, questi modelli hanno aiutato a gestire la pandemia e le crisi energetiche recenti, senza le conseguenze di lungo periodo degli anni Settanta e senza una depressione come quella degli anni Trenta. Recessioni e inflazione non sono scomparse, ma durano meno. I modelli neokeynesiani non sono l'ultima parola: la ricerca li ha perfezionati e continuerà a farlo. Come sottolineato da Olivier Blanchard subito dopo l'assegnazione del premio, i due laureati hanno avuto un approccio diametralmente opposto alla ricerca: Hall trascinato dalla curiosità per tematiche di ricerca differenti, Woodford consacrato all'analisi della politica monetaria. Nonostante ciò, il punto in comune del loro lavoro è di ricordarci che, per governare l'economia, bisogna capire come ragiona chi la compone.

Francesco Pappadà