Serbia, la vittoria della lista studentesca: «Restituire fiducia a chi pensava che nulla potesse cambiare»
Dalle occupazioni universitarie alle urne: il movimento studentesco serbo conquista una maggioranza parlamentare con il 53% dei voti e riporta al centro la lotta alla corruzione. La professoressa Marija Bradaš, appena rientrata dal Paese, racconta le origini della mobilitazione, la forza della partecipazione e le sfide che attendono il movimento.
Nella settimana che ha preceduto le elezioni, in Serbia si respiravano tensione e incertezza, insieme alla preoccupazione per possibili scontri e alla speranza di una svolta. A raccontarlo è Marija Bradaš, professoressa associata di Lingua e letteratura serba e croata all'Università Ca’ Foscari Venezia, presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati. Inizialmente scettica sulla possibilità di una vittoria del movimento studentesco, la docente ha cominciato a ricredersi durante la grande manifestazione del 22 ottobre in piazza Slavija, a Belgrado: «L'energia che ho potuto respirare ha contribuito ad allentare il mio scetticismo.»
Tre giorni dopo, il 25 ottobre, la Studentska lista, espressione del movimento studentesco nato nel 2024, ha conquistato una vittoria netta alle elezioni parlamentari anticipate. Secondo i risultati preliminari della Commissione elettorale serba, ha ottenuto il 53.01% dei voti scrutinati, pari a 141 seggi su 250. Un risultato che segna una svolta nella storia politica recente del Paese e porta in Parlamento una mobilitazione nata nelle università, cresciuta nelle piazze e capace di coinvolgere una parte ampia della società.
«È senz'altro un punto di svolta e un successo straordinario per un movimento che appena due anni fa non esisteva», osserva la docente. La lista studentesca ha messo in difficoltà lo schieramento legato ad Aleksandar Vučić e ha lasciato fuori dal Parlamento il Partito socialista di Serbia, fondato da Slobodan Milošević, che per la prima volta dagli anni Novanta non avrà rappresentanti nell'assemblea parlamentare.
Ma, per Marija Bradaš, il risultato più importante non si esaurisce nei numeri. «Credo che il successo maggiore sia la capacità del movimento di contribuire a trasformare il clima sociale, convincendo i cittadini che il loro voto conta e che la partecipazione può produrre un cambiamento concreto». In una società segnata dalla corruzione e dalla convinzione diffusa che nulla possa cambiare, aggiunge, «riuscire a restituire fiducia a cittadini rassegnati è, a mio avviso, un'opera eroica».
Dalla tragedia di Novi Sad a una mobilitazione nazionale
Per comprendere la portata di questa vittoria bisogna tornare al novembre 2024, quando il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone. La tragedia innescò proteste che, nel giro di pochi mesi, si trasformarono in una mobilitazione studentesca di portata nazionale, con al centro la richiesta di trasparenza e responsabilità.
Le prime rivendicazioni erano precise: rendere pubblica la documentazione relativa ai lavori di ristrutturazione della stazione; individuare e perseguire i responsabili delle aggressioni contro i manifestanti; ritirare le accuse contro gli studenti arrestati o fermati durante le proteste; aumentare del 20% i fondi destinati all'istruzione pubblica.
«Con l'evolversi delle proteste, le rivendicazioni si sono ampliate e il coinvolgimento della società civile è cresciuto, ma la lotta alla corruzione è rimasta l'idea guida e l'obiettivo principale», spiega la docente.
A distinguere il movimento è stato anche il suo modo di organizzarsi. Le decisioni venivano discusse e deliberate collettivamente nelle assemblee universitarie, senza una figura di riferimento unica e senza una struttura rigidamente gerarchica. Un metodo che ha superato i confini degli atenei: sono nati gli zborovi, assemblee cittadine nelle quali le persone si incontrano per discutere dei problemi delle proprie comunità. Il metodo assembleare ha guidato anche la selezione della lista elettorale: i candidati sono stati individuati e votati attraverso le assemblee, in coerenza con un modello di partecipazione dal basso.
Il movimento ha così costruito una forma di partecipazione che non si limita a chiedere risposte alle istituzioni, ma prova a sperimentare direttamente pratiche di democrazia. «Un altro aspetto importante è proprio l'assenza di una figura di riferimento unica, sia all'interno del movimento sia nella lista elettorale, e il rifiuto di un modello organizzativo verticistico, basato su rapporti gerarchici».
Il nucleo della mobilitazione è composto soprattutto da studentesse e studenti universitari tra i 18 e i 25 anni. Le proteste sono partite in particolare dalla Facoltà di Arti Drammatiche di Belgrado, per poi estendersi alle scuole secondarie e coinvolgere settori sempre più ampi della popolazione.
Come si è riusciti a superare i confini dell'università? «La lotta alla corruzione era una rivendicazione nella quale molti cittadini potevano facilmente riconoscersi. A contribuire in modo significativo all'ampiezza del sostegno popolare sono state anche la qualità dell'organizzazione e la straordinaria creatività della comunicazione».
La forza delle idee, la sfida della politica
È proprio la comunicazione uno degli aspetti che hanno colpito maggiormente Bradaš, anche in relazione ai suoi interessi di ricerca. «Mi hanno colpito in particolare l'ingegnosità degli slogan e l'uso creativo della cultura popolare nei video promozionali».
La presenza di migliaia di giovani nelle strade ha assunto, inoltre, un valore che va oltre le singole rivendicazioni: «Quello della riappropriazione dello spazio pubblico e della possibilità di immaginare un futuro diverso».
La vittoria elettorale apre ora una fase nuova. Il passaggio dalla protesta alla rappresentanza istituzionale porta con sé la necessità di tradurre le richieste in scelte politiche concrete. Anche la composizione della lista riflette il tentativo di riunire competenze e sensibilità diverse: tra i candidati figurano soprattutto docenti universitari ed esperti provenienti dalla società civile, accanto a personalità del mondo dello spettacolo e dello sport, come il celebre cestista Dejan Bodiroga. Secondo i dati citati dalla docente, 146 dei 250 candidati sono in possesso di un dottorato di ricerca.
«È un elemento che richiama la centralità delle conoscenze all'interno del movimento, ma anche il tentativo di costruire una proposta politica capace di andare oltre gli schieramenti tradizionali». A unire sensibilità differenti sono alcune priorità condivise: la lotta alla corruzione, la necessità di restituire fiducia nelle istituzioni e la richiesta di maggiore giustizia sociale.
Resta però da capire come queste convergenze si tradurranno in un programma politico coerente. Le diverse anime del movimento non condividono necessariamente la stessa visione del futuro del Paese e, osserva la docente, sarà interessante vedere come verranno affrontate le divergenze interne, soprattutto in materia di politica estera. A questa sfida si aggiunge un'incognita organizzativa: capire come potrà funzionare, all'interno delle istituzioni, un movimento che non è nato come un partito tradizionale e che ha fatto della partecipazione assembleare e dell'assenza di una leadership unica alcuni dei suoi tratti distintivi. Un modello che ha contribuito alla sua forza e alla sua capacità di coinvolgimento, ma che dovrà ora misurarsi con i tempi, le responsabilità e le dinamiche della rappresentanza parlamentare.
La vittoria, dunque, non chiude la stagione della mobilitazione: apre la sfida più difficile, quella di trasformare il consenso in cambiamento istituzionale. Le aspettative sono alte, così come le responsabilità di una forza politica che ha fatto della partecipazione e della trasparenza i propri punti di riferimento.
Il significato di una scelta collettiva
A rendere ancora più chiaro il significato del voto sono le impressioni raccolte da Bradaš durante il suo recente soggiorno in Serbia. Nell'ultima settimana prima delle elezioni, racconta, si respiravano tensione e incertezza, ma anche una crescente fiducia nella possibilità di vincere.
«Quello che mi ha colpito particolarmente è stata la dedizione con cui le persone cercavano di esercitare il proprio diritto-dovere civico e di votare, nonostante i tentativi delle autorità di ostacolare in ogni modo l'esercizio di questo diritto».
Tra gli episodi che ricorda c'è quello di un cittadino residente a Belgrado che si è ritrovato con la propria sede elettorale spostata a Banja Luka, in Bosnia ed Erzegovina, e ha deciso di recarsi all'estero per poter votare. Un altro riguarda alcuni studenti di un liceo belgradese che, trovandosi in viaggio per la gita di maturità proprio durante la settimana elettorale, si sono organizzati per votare presso l'ambasciata serba a Roma.
Sono storie che restituiscono una dimensione concreta alla partecipazione democratica: non soltanto un principio, ma una scelta che richiede impegno e determinazione.
Per Marija Bradaš, è qui che si coglie uno degli aspetti più importanti della mobilitazione. La vittoria della Studentska lista non rappresenta soltanto il successo di una nuova forza politica, ma il segnale di una società che ha riscoperto la possibilità di agire collettivamente. E che, dopo mesi di proteste, ha scelto di portare quella partecipazione anche dentro le istituzioni.
Un passaggio che sarà decisivo seguire nei prossimi mesi, anche per capire se l'energia nata nelle università riuscirà a tradursi in riforme durature e in un rapporto diverso tra cittadini e istituzioni.