L’arte invisibile di far evolvere le organizzazioni
Le organizzazioni di oggi si trovano ad affrontare trasformazioni continue: digitalizzazione, nuove competenze, sostenibilità, evoluzione dei modelli di lavoro e crescente complessità dei mercati. In questo scenario, la capacità di guidare il cambiamento è diventata una delle competenze più strategiche per manager e leader.
Ne parliamo con Federica Milanese, laureata in in Economia e Gestione delle Imprese e oggi manager in Banca Ifis, dove si occupa di trasformazione organizzativa, change management e sviluppo di progettualità strategiche. Dopo un’esperienza in consulenza in Accenture, Federica ha costruito un percorso professionale che l’ha portata ad accompagnare organizzazioni, persone e processi attraverso importanti fasi di evoluzione: fusioni, acquisizioni, ridisegno organizzativo e iniziative di innovazione.
In questa intervista ci racconta quali insegnamenti porta ancora con sé dagli anni trascorsi alla Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, come è cambiato il modo di fare impresa negli ultimi anni e quali competenze ritiene fondamentali per affrontare con successo il futuro del lavoro.
Tornando ai banchi di San Giobbe, c’è qualcosa che hai imparato durante il tuo percorso di studi in Management a Ca’ Foscari e che ancora oggi ti ritrovi a utilizzare nel tuo lavoro quotidiano?
Ripensando agli anni a Ca' Foscari uno degli insegnamenti più preziosi è stato imparare a leggere le organizzazioni nella loro complessità. Le aziende non sono semplicemente la somma di numeri, processi o strutture organizzative, ma sistemi nei quali ogni elemento influenza gli altri e contribuisce alla creazione di valore.
Durante il percorso in Management ho sviluppato la capacità di connettere aspetti economici, organizzativi e strategici in una visione integrata. Ancora oggi questo approccio multidisciplinare rappresenta una delle competenze che utilizzo maggiormente nel mio lavoro. Mi occupo di trasformazione organizzativa e cambiamento aziendale e, in questo contesto, saper leggere le interdipendenze tra persone, processi, governance e strategia è fondamentale per accompagnare le organizzazioni nella loro evoluzione.
Hai iniziato il tuo percorso professionale in Accenture come Talent & Organization Consultant e poi sei passata in Banca Ifis. Qual è stata la differenza più grande tra accompagnare il cambiamento da consulente e viverlo quotidianamente all’interno di un’organizzazione?
La consulenza mi ha dato l'opportunità di confrontarmi con realtà diverse tra loro, affrontando progetti complessi e sviluppando rapidamente capacità di analisi, problem solving e adattamento. È stata una palestra che mi ha fornito basi solide e un metodo di lavoro scalabile, che porto ancora con me.
Come consulente si contribuisce a progettare il cambiamento e ad accompagnarne le prime fasi; entrare in azienda mi ha permesso di viverlo dall'interno, seguendone l'intero ciclo di vita e misurandone concretamente gli effetti nel tempo. Ho compreso quanto siano determinanti aspetti come l'ascolto, il coinvolgimento delle persone, la costruzione del consenso e la capacità di mantenere una visione di lungo periodo.
Se la consulenza mi ha insegnato come affrontare la complessità del disegno organizzativo, l'esperienza in azienda mi ha insegnato come rendere il cambiamento sostenibile e realmente parte della cultura organizzativa.
Negli ultimi anni il mondo bancario è stato attraversato da trasformazioni importanti: digitalizzazione, sostenibilità, nuove modalità di lavoro. Quali cambiamenti hai visto impattare maggiormente persone e organizzazioni?
La trasformazione digitale ha cambiato profondamente il modo di lavorare delle organizzazioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente richiesta di agilità, innovazione, automazione e capacità di adattamento, che richiedono competenze tecniche sempre più avanzate.
Parallelamente, però, è diventato evidente che la trasformazione non è soltanto una questione tecnologica. Competenze come collaborazione, ascolto, gestione della complessità e apprendimento continuo sono diventate sempre più centrali. Allo stesso tempo, temi come sostenibilità, benessere delle persone e flessibilità organizzativa sono entrati stabilmente nelle agende aziendali.
Il cambiamento che ho osservato più da vicino riguarda proprio questo: le organizzazioni di maggior successo sono quelle che riescono a far evolvere contemporaneamente tecnologia, processi e persone, senza considerare questi elementi come dimensioni separate.
C’è un consiglio che hai ricevuto o che ti sei data all’inizio della tua carriera e che continui a portare con te ancora oggi?
Ce ne sono due che mi accompagnano da sempre.
Il primo è che abbiamo due orecchie e una sola bocca per un motivo: ascoltare il doppio e parlare la metà. Ho imparato molto presto quanto la curiosità e la capacità di ascoltare davvero le persone intorno a noi siano fondamentali per crescere professionalmente, costruirsi un'opinione e imparare un mestiere.
Il secondo è di non avere paura di fare domande. Può capitare di temere di apparire impreparati, ma la mia esperienza mi ha insegnato che non esistono domande stupide. Esiste invece il coraggio di mettersi in discussione, approfondire e continuare a imparare. Ed è proprio questa attitudine che, nel tempo, fa la differenza.
Quanto hanno contato relazioni, incontri e networking nel tuo percorso professionale? Quanto è importante costruire e curare reti di contatti durante la propria carriera?
Le relazioni hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso professionale. Le connessioni più importanti che ho costruito nel tempo non sono nate da una logica di networking fine a sé stessa, ma da valori condivisi come impegno, fiducia, credibilità e reciproco supporto.
Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutata a crescere, sfidato con nuovi punti di vista e accompagnata in momenti importanti del mio percorso. Molte di queste relazioni continuano ancora oggi, anche a distanza di anni o dopo la conclusione di esperienze lavorative comuni.
È proprio da questi legami che spesso nascono le opportunità più significative, i confronti più stimolanti e le collaborazioni più durature.
Anche questa collaborazione con Ca' Foscari nasce da una relazione costruita nel tempo sulla stima reciproca. È la dimostrazione concreta di come i legami professionali più autentici possano generare valore ben oltre il contesto in cui sono nati.
Se dovessi dare un consiglio a uno/una studente/studentessa o giovane professionista che sogna una carriera nel mondo del banking e nell’innovazione organizzativa come la tua, cosa suggeriresti?
Direi innanzitutto di capire cosa motiva davvero, quali sono i valori che guidano e quali attività ci fanno sentire coinvolti e appassionati. Poi, di avere pazienza. Viviamo in un contesto che spesso ci spinge a cercare risultati immediati, ma la crescita professionale è un percorso fatto di esperienze, apprendimento e sviluppo progressivo delle proprie competenze, e raramente segue una linea retta.
Credo sia fondamentale valorizzare al massimo il percorso universitario. L'università non offre soltanto conoscenze tecniche, ma fornisce strumenti di analisi, metodo e capacità di ragionamento che accompagneranno tutta la vita professionale.
In un mondo che si trasforma così velocemente, penso che la combinazione più potente sia continuare a imparare, mantenere la curiosità, avere l'umiltà di ascoltare e il coraggio di cogliere le opportunità quando si presentano, senza aspettare di sentirsi pronti al 100%.