Una vita nel cuore della politica monetaria globale
Laurea vecchio ordinamento: Economia Aziendale
Dopo la laurea in Economia Aziendale a Venezia e una prima esperienza come trader a Londra, Guido Della Valle è entrato nella Banca Centrale Europea (BCE) nel 2000, dove ha inizialmente contribuito allo sviluppo del quadro per la gestione delle riserve valutarie per poi assumere la guida del team dedicato alla gestione della liquidità e all’attuazione della politica monetaria. In questa veste ha guidato l’affinamento dei quadri della BCE relativi all’attuazione della politica monetaria, alla gestione della liquidità e alle linee di liquidità tra banche centrali, oltre alla progettazione di numerosi strumenti e operazioni di politica monetaria.
Durante la crisi finanziaria globale ha svolto un ruolo di primo piano nella progettazione e nell’attuazione di diversi strumenti di politica monetaria non convenzionali, dal Programma di acquisto di attività alle Operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, fino alla politica dei tassi di interesse negativi. Da gennaio 2016 ad agosto 2018 è stato consigliere del Fondo Monetario Internazionale (FMI) presso il Governatore della Banca d’Albania per la progettazione e l’attuazione della politica monetaria; da agosto 2018 a settembre 2020 ha continuato a collaborare con il FMI come esperto a breve termine in oltre venti missioni di assistenza tecnica su progettazione e attuazione della politica monetaria, disegno delle operazioni di mercato aperto, politica e operazioni valutarie e sviluppo del mercato dei titoli di Stato.
Guido Della Valle è rientrato nel FMI nel 2024 come Consigliere per la politica e le operazioni monetarie e valutarie per i Paesi dell’Africa australe. In questo ruolo coordina l’assistenza tecnica in materia di politica e operazioni monetarie, politica e operazioni valutarie, comunicazione e trasparenza a favore di tredici banche centrali dell’Africa australe.
Dalle sale di trading di Londra ai corridoi della BCE e del FMI, la sua carriera ha attraversato alcuni dei momenti più significativi della storia economica recente. In questa conversazione ripercorre quel cammino e condivide ciò che gli ha insegnato.
Dopo la laurea in Economia Aziendale a Ca’ Foscari, il suo percorso l’ha portata da Venezia a Londra, Francoforte, Washington D.C. e oggi a Mauritius, lavorando per molti anni presso la Banca Centrale Europea e successivamente per il Fondo Monetario Internazionale, istituzione con cui collabora tuttora. Ci racconta brevemente il suo percorso professionale e in cosa consiste oggi il suo lavoro?
È una storia lunga. Ho iniziato come trader a Londra, presso Banca Intesa: una prima esperienza per la quale sarò per sempre grato alla mia professoressa di Ca’ Foscari, Maria Bergamin. Mi ha aiutato moltissimo a ottenere quel primo impiego. Fu un’esperienza breve, ma dalla quale ho imparato molto. Mentre aspettavo che maturassero le condizioni per tornare in Italia, ricevetti un’offerta da una banca d’investimento. Mi triplicarono lo stipendio. Non potevo rifiutare. Fu un periodo breve, entusiasmante, ma logorante sul piano mentale e fisico. Così, nel 2000, fui felice di cambiare contesto ed entrare alla BCE.
Ho trascorso 15 anni entusiasmanti alla BCE: prima contribuendo a costruire da zero una banca centrale di primo piano, poi contribuendo a combattere una minaccia esistenziale per l’euro. Nel 2016 sono entrato nel FMI come Consigliere del Governatore della Banca d’Albania. I tre anni trascorsi a Tirana sono stati i migliori della mia carriera professionale, per ciò che ho potuto realizzare e per il rapporto diretto tra le mie azioni e risultati concreti e tangibili. Nel 2020 sono tornato alla BCE per ragioni personali. Non era più lo stesso posto di un tempo. Così, ho atteso che maturassero le condizioni per tornare al FMI. L’ho fatto nel 2024.
È estremamente gratificante, sia sul piano professionale sia su quello personale, contribuire a preservare la stabilità macroeconomica e monetaria di più Paesi e aiutarli a sviluppare i loro mercati finanziari, incontrando persone incredibilmente dedite e capaci, con background diversi, e lavorando insieme a loro per trovare soluzioni alle esigenze che si trovano ad affrontare.
Ha vissuto dall’interno alcuni dei momenti più delicati della storia economica recente, dalle crisi finanziarie internazionali alla pandemia, fino alle attuali tensioni geopolitiche. Qual è stata la sfida professionale più complessa che ha affrontato e cosa le ha insegnato?
Ricordo un aneddoto. Era il 2011. Il Presidente Trichet aveva appena tenuto una conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio direttivo, il mercato aveva reagito con vendite massicce e lo spread sui rendimenti dei titoli di Stato si era ampliato enormemente. Ero a Londra. Mi fu chiesto se avremmo potuto avviare un programma di acquisto di titoli di Stato e quanto tempo sarebbe stato necessario. La mia risposta fu: «un fine settimana». Nessuno mi credette. Confermai che avrei potuto organizzarlo con la squadra giusta. Avrei dovuto volare il venerdì da Londra a Roma. Volai invece a Francoforte. Era venerdì sera. La domenica sera il Consiglio direttivo approvò il lancio del programma. Il lunedì mattina partimmo.
Il suo ruolo attuale le dà una posizione privilegiata di osservatore dei cambiamenti finanziari a livello mondiale. Quali sono le principali differenze che osserva tra economie mature ed economie emergenti nella gestione delle politiche economiche e finanziarie?
Sorprendentemente, non molte. Sono sempre colpito dalla dedizione, dall’impegno, dalla competenza e dalla capacità di ideare soluzioni ingegnose a problemi specifici da parte di molte delle mie controparti nelle banche centrali dei Paesi in via di sviluppo ed emergenti. Ciò che riescono a ottenere con risorse relativamente limitate, in un contesto difficile, è straordinario. Probabilmente le differenze principali riguardano le risorse disponibili – le economie avanzate ne hanno molte di più – e la complessità dei problemi che molte economie emergenti devono affrontare. Un’altra differenza importante è l’apertura al cambiamento. Le economie avanzate sono più conservatrici. Le economie emergenti abbracciano il cambiamento e la trasformazione come la norma, per stare al passo con un ecosistema economico in continua evoluzione.
Nel corso della sua carriera ha lavorato in contesti fortemente internazionali e multiculturali. Quanto contano oggi le competenze interculturali e la capacità di collaborare con persone provenienti da Paesi e culture diverse?
Credo siano essenziali. In un mondo globalizzato, ritengo che la comprovata capacità di lavorare e operare efficacemente in un contesto multiculturale sia una competenza più importante di molte altre. Quando ero alla BCE, mi occupavo spesso della selezione dei tirocinanti europei. La prima cosa che indagavo era se avessero studiato o lavorato all’estero per almeno un semestre. Questo semplicemente perché, sulla base della mia esperienza, chi non lo aveva fatto faticava molto di più a integrarsi efficacemente nel mio team. Per questo motivo ho un consiglio importante per gli studenti: Erasmus, Erasmus, Erasmus.
L’intelligenza artificiale, i dati e le nuove tecnologie stanno trasformando profondamente il settore finanziario. Quali cambiamenti ritiene avranno il maggiore impatto sulle istituzioni economiche e finanziarie nei prossimi anni?
L’intelligenza artificiale, i big data e le tecnologie digitali stanno già rimodellando il settore finanziario. Nei prossimi anni, credo che l’impatto maggiore sulle istituzioni economiche e finanziarie proverrà da tre ambiti: automazione, decisioni basate sui dati e cybersicurezza. L’IA migliorerà l’analisi dei rischi, il rilevamento delle frodi e i servizi alla clientela, rendendo le istituzioni più efficienti e reattive. Allo stesso tempo, il crescente utilizzo dei dati rafforzerà la politica monetaria, la vigilanza e le previsioni finanziarie. Tuttavia, queste innovazioni aumenteranno anche i rischi operativi e informatici, richiedendo una regolamentazione, una governance e competenze digitali più solide all’interno delle istituzioni. La sfida principale sarà bilanciare l’innovazione con la stabilità finanziaria e la fiducia.
Se potesse tornare nell’aula in cui studiava a Ca’ Foscari nel 1996 e dare un consiglio al giovane Guido Della Valle, quale sarebbe?
Tieni aperte le tue opzioni e sii pronto a cogliere le opportunità quando le vedi. Nel 1996 avevo immaginato un percorso di carriera molto diverso. Ma, lungo il cammino, ho visto delle opportunità e le ho colte. Conosci il modello delle opzioni reali? Secondo questo modello, il valore di un’azienda è il valore di tutte le sue opzioni strategiche: più opzioni strategiche ha un’azienda, più può perseguire opportunità redditizie e adattarsi a un mondo mutevole e volatile. Lo stesso vale per gli individui.