Jom‘e

Al suo esordio cinematografico, Hasan Yektâpenâh, già assistente alla regia di ‘Abbâs Kiârostami e Ja‘far Panâhi, porta sullo schermo la solitudine e l'emarginazione di un bracciante agricolo afghano emigrato in Iran.

I canti del paese di mia madre

Dopo il successo ottenuto con Il tempo dei cavalli ubriachi, Qobâdi torna a raccontarci la sua terra, il Kurdistan iraniano, attraverso il viaggio di alcuni musicisti tra campi profughi e paesi bombardati, mentre al dolore e alle bombe chimiche si intrecciano l'energia e la vitalità delle musiche, dei balli e delle canzoni.

Variazioni di stile e di sguardo - Il tempo dei cavalli ubriachi

Nonostante la forte riconoscibilità che ha il cinema iraniano nel mondo, ogni regista si differenzia per scelte dei soggetti e per stile. Qobâdi sceglie una via percorsa da pochi suoi colleghi: l'assoluta essenzialità della rappresentazione. Non un'inquadratura di troppo, non una spiegazione in più.

Variazioni sull'infanzia - Il tempo dei cavalli ubriachi

Il regista curdo, nel suo primo lungometraggio, lavora sulla costruzione dell'inquadratura, sulle diverse dimensioni dell'infanzia, dell'adolescenza, dell'età adulta, sulla crudeltà del reale, per creare un cortocircuito cinematografico incarnato da Madi, ragazzo di quindici anni, affetto da nanismo. Un adulto-bambino e un bambino-adulto.

 

 

 

 

L'urna che venne dal cielo - Il voto è segreto

Premio Speciale per la Regia al Festival di Venezia nel 2001, Il voto è segreto, è una "favola surreale, una commedia dell'assurdo" (Payâmi) che, in una dimensione onirica e a tratti di sapore felliniano, invita a riflettere sulla democrazia e sul suo esercizio in una società islamica.

 

 

 

 

Sokut Beyn-E Do Fekr (il silenzio tra due pensieri)

La scure della censura ha colpito l'ultimo lavoro di Bâbak Payâmi, un altro film che descrive la condizione della donna, non più attraverso la lente dell'assurdo come in Râ'y-e makhfi (Il voto è segreto), ma attraverso la drammaticità di una storia eloquente: quella di una ragazza, condannata a morte, data in sposa al proprio boia affinché le tolga la verginità e ne decreti la dannazione per l'eternità.

Percorsi incrociati: tra transitività e riflessività

Percorsi incrociati, sentieri labirintici, terreni accidentati, ripide strade in salita: l'opera cinematografica di Kiârostami è una ricerca incessante lungo un cammino di cui si sperimentano le difficoltà e di cui non sempre si conosce la meta. E come i piccoli eroi di Kiârostami ogni percorso di analisi batte le strade più tortuose al fine di dispiegare i principi di funzionamento del prodotto filmico, le operazioni ed i processi che ne regolano la produzione di senso con un'infinita possibilità di soluzioni. La nostra analisi vuole essere un piccolo viaggio che, attraversando la trilogia di Koker, ci riveli la sottile dialettica che si instaura tra le forme rappresentative ed enunciative.

Il vento ci porterà via

La leggerezza di Kiârostami questa volta passa attraverso il ricorso al simbolo e al "respiro filosofico" della narrazione. Mito, poesia, umanesimo nella storia di un fotografo che perde la sua macchina fotografica ma riacquista la vista. Orazio, Candide, Forugh Farrokhzâd i punti di riferimento kiarostamiani.