Dalla Palestina a Venezia grazie al progetto IUPALS: Silvia, Yazan e il loro percorso magistrale a Ca' Foscari
La guerra in Palestina ha interrotto percorsi di studio, piani per il futuro e intere vite accademiche. Ma, in alcuni casi, la formazione ha trovato una strada per proseguire altrove, in un contesto sicuro, grazie a iniziative nate per proteggere il diritto allo studio.
È all’interno di questo quadro che si inserisce l’arrivo a Ca’ Foscari di Silvia e Yazan, due giovani palestinesi che, attraverso il progetto IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students e il contributo dell’Ateneo, hanno potuto cominciare a Venezia i loro percorsi magistrali: Silvia nel corso Economics, Finance and Sustainability, Yazan nel programma Computer Science and Information Technology.
Coordinato dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane - CRUI, il progetto IUPALS condiviso con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme, ha previsto l’erogazione di quasi 100 borse di studio da parte di 35 università partecipanti, destinate a studenti e studentesse residenti nei Territori Palestinesi. Sono partner locali del progetto le Scuole di Terrasanta e la Fondazione Giovanni Paolo II.
L’iniziativa ha compreso anche un corso propedeutico di lingua e cultura italiana, realizzato da sei delle università aderenti. Tra queste Ca’ Foscari che, attraverso la sua School for International Education, ha progettato e gestito 120 ore di lezione per 20 studenti e studentesse che hanno preso parte alla call di selezione, permettendo loro di raggiungere un livello intermedio di competenza linguistica. La seconda edizione del corso è partita il 15 dicembre e coinvolge altri 25 partecipanti che, pur non avendo vinto la borsa di studio, figurano nelle graduatorie delle varie università e aspirano a proseguire il proprio percorso accademico nel nostro Paese.
La presenza di Silvia e Yazan a Ca’ Foscari si collega a un contesto più ampio di collaborazione e di sostegno alla popolazione palestinese: l’Ateneo ha infatti accolto anche due docenti palestinesi dell’Università Al-Aqsa, Alaedin Alsayed e Mahmoud Abu Aisha, che stanno svolgendo un periodo come Visiting Scholar al Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea. Leggi la loro intervista
Se la testimonianza dei docenti di Al-Aqsa ha messo in luce ciò che la distruzione delle università ha significato per chi insegna, le storie di Silvia e Yazan raccontano l’esperienza di chi chi studia e, nel momento più difficile, prova con determinazione a non rinunciare al proprio cammino. Per entrambi, studiare qui è un modo per mantenere viva un’idea di futuro e per continuare a costruire competenze da restituire un giorno alla loro comunità.
Ci raccontate la vostra esperienza universitaria finora? Cosa vi ha motivato a scegliere Ca’ Foscari?
Silvia: I miei studi hanno rafforzato il mio interesse per il legame tra accuratezza contabile, strategia finanziaria e stabilità delle imprese. La tesi e i corsi che ho seguito mi hanno permesso di sviluppare solide capacità analitiche e una forte passione per il risk management. Ho scelto Ca’ Foscari perché il programma in Economics, Finance and Sustainability offre gli strumenti quantitativi avanzati e l’approccio pratico di cui ho bisogno per crescere in questo campo.
Yazan: Sono stato qui in precedenza con un programma di scambio e ho visto subito quanto le professoresse e i professori fossero preparati e quanto le persone in Italia fossero gentili e accoglienti. Sono rimasto colpito anche dal metodo di insegnamento, e questo mi ha spinto a diventare uno studente cafoscarino a tutti gli effetti. La mia motivazione principale è quella di apprendere il più possibile, così da poter tornare nel mio Paese ed essere utile alla mia comunità in questi giorni così difficili. Ho sempre amato la cybersecurity: è un campo complesso e unico, in cui desideravo specializzarmi. Qui ho trovato un sistema di insegnamento che mi ha convinto a proseguire i miei studi.
Che cosa vorreste far sapere sulla Palestina e sulla vostra generazione alle persone che incontrerete qui?
Silvia: Vorrei che sapessero che la Palestina è piena di giovani resilienti, ambiziosi e determinati a costruire un futuro migliore. Nonostante le sfide, la mia generazione attribuisce un grande valore all’istruzione, alla creatività e al desiderio di contribuire in modo positivo alle proprie comunità.
Yazan: Rappresentare il proprio Paese è una grande responsabilità, e ho sempre cercato di lasciare una buona impressione di me e della Palestina in generale. Oggi il mio popolo soffre, ma non invano: crediamo che questo sia un passaggio che porterà alla comprensione della verità sulla nostra situazione, e siamo certi che riconquisteremo i nostri diritti. Vorrei diffondere l’idea di una pace autentica, basata sull’uguaglianza anche in condizioni di oppressione. Difenderemo i nostri diritti e non ci arrenderemo.
In questo momento così difficile, cosa rappresenta per voi questa borsa di studio?
Silvia: Questa opportunità mi dà speranza e un senso di continuità in un periodo in cui molti aspetti della vita sono incerti. Dimostra a chi è rimasto in Palestina che continuare a studiare è ancora possibile e significativo, e che vale la pena mantenere vivi i propri obiettivi anche nei momenti più duri.
Yazan: Questa è un’enorme opportunità per me, e intendo usarla con responsabilità, imparando quanto più possibile per poter essere utile e mettere a frutto le mie competenze una volta tornato in Palestina. Questa esperienza mi permette anche di portare un messaggio di speranza alle persone che soffrono, soprattutto a Gaza. La mia missione è essere la loro voce qui, costruendo un ponte che avvicini di più italiani e palestinesi.
Quali sono i vostri progetti e le vostre speranze per il futuro?
Silvia: Spero di creare in Palestina una società di consulenza specializzata in analisi del rischio e strategia finanziaria. Vorrei mettere a frutto ciò che imparo per sostenere le imprese locali, rafforzarne la resilienza e contribuire alla stabilità economica nel lungo periodo.
Yazan: Spero di completare la mia formazione e di trasmettere queste conoscenze al mio popolo, contribuendo anche a diffondere un’immagine positiva dei palestinesi a livello internazionale. Il mio desiderio è la pace, la libertà e la giustizia per la Palestina. Il mio progetto è usare la mia voce e la mia istruzione per contribuire a realizzare tutto questo.