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In Italia si vive più a lungo, ma non tutti allo stesso modo

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Foto di Joel Workman su Unsplash

L’allungamento della vita rappresenta una delle più grandi conquiste delle società contemporanee, ma non coincide automaticamente con un miglioramento delle condizioni di salute e benessere. Le diseguaglianze di salute e di funzionalità si accentuano dopo i 65 anni. In Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo, l’invecchiamento si accompagna a profonde disuguaglianze sociali, territoriali e di genere che incidono in modo diretto sulla qualità della vita nelle età più avanzate. È quanto emerge dalle analisi di Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, il principale programma nazionale di ricerca sull’invecchiamento, finanziato dal PNRR e coordinato dall’Università di Firenze. 

La linea rossa dell’invecchiamento femminile: lavoro, salute e fragilità

Il grafico raffigura l’analisi di dati SHARELIFE, un'indagine retrospettiva europea condotta a partire dell'indagine SHARE (Survey of Health, Ageing and retirement in Europe), su oltre 30.000 individui in 13 paesi. Per questo studio sono stati analizzati 5.000 individui italiani over 50 (equamente distribuiti per genere), rappresentativi della popolazione italiana di questa fascia d'età. A ciascun intervistato è stato chiesto di ripercorrere la propria vita descrivendo le attività svolte in ambito scolastico, lavorativo, domestico e di assistenza. Il questionario copre tutti gli aspetti rilevanti della biografia degli intervistati: dai partner alla storia abitativa e lavorativa, fino a domande dettagliate su salute e assistenza sanitaria. Questo approccio longitudinale permette di ricostruire i percorsi di vita completi e di analizzare come le esperienze accumulate nel corso degli anni influenzino le condizioni attuali.

Le disuguaglianze di genere hanno effetti diretti e cumulativi sulla vita delle donne e incidono sulla salute, sul reddito e sulle pensioni in tarda età

Le donne mostrano carriere discontinue, anche a causa del lavoro di cura non retribuito e pensioni più basse. Il minor accesso alle risorse finanziarie si accompagna spesso a un welfare territoriale diseguale e frammentato, con un elevato rischio di rinuncia alle cure, di isolamento sociale e di peggioramento della salute fisica e mentale. Il risultato è una vita più lunga ma spesso più fragile, soprattutto per coloro che vivono in contesti con servizi di assistenza meno sviluppati.

Questi i principali risultati dello studio di Agar Brugiavini (Università Ca’ Foscari Venezia) “The Longevity Agenda: Evidence, Innovation, and Policies for Longer Lives. Why We Need Knowledge and Policy Frameworks for Longevity Societies”. Lo studio mostra come la longevità in Italia sia caratterizzata da forti divergenze non solo nelle condizioni di salute e nelle opportunità di invecchiamento attivo, ma anche nell’accesso al welfare, con un impatto particolarmente marcato sulle donne.

I grafici elaborati mostrano un significativo divario di genere: gli uomini mostrano stabilità occupazionale fino all’età pensionabile, le donne registrano una fuoriuscita precoce dal mercato del lavoro, rappresentata graficamente dall’ampia area rossa “Out of the Labour-Force”.

Questa divergenza ha implicazioni di lungo periodo: la discontinuità lavorativa espone le donne a una maggiore vulnerabilità socio-economica, a sua volta questa ha effetti sullo stato di salute nella vecchiaia. L’invecchiamento femminile appare caratterizzato da una fragilità strutturale che limita l’accesso a un invecchiamento attivo e in buona salute.

Donne più longeve, ma più fragili

Le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma trascorrono una quota maggiore della vita in condizioni di salute peggiori, con una più alta prevalenza di malattie croniche e disabilità e quindi una maggiore domanda di servizi sanitario e assistenziali. La maggiore longevità delle donne non si traduce automaticamente in benessere, poiché la mancanza di tutele professionali incide direttamente sulla resilienza fisica e psicologica.

La sfida delle politiche pubbliche

Secondo Age-It, affrontare l’invecchiamento diseguale richiede un cambio di paradigma. Le politiche sanitarie e sociali devono intervenire lungo l’intero ciclo di vita, riducendo le disuguaglianze di genere nel lavoro, nel reddito e nell’accesso ai servizi. “La longevità è una conquista, ma senza politiche integrate rischia di diventare una nuova fonte di disuguaglianza”, sottolineano i ricercatori. Il costo dell’inazione, avvertono, sarebbe molto più elevato domani degli investimenti necessari oggi per garantire un invecchiamento più sano ed equo.

Enrico Costa