Digitalizzazione del patrimonio culturale e tutela dal rischio: Venezia come caso di studio nel progetto europeo ‘Digitalia’
Il progetto europeo DIGITALIA – Digital Solutions for Sustainable and Disaster Resilient Heritage Management, finanziato da Erasmus+, il programma quadro di formazione dell’Unione Europea (2024-1-TR01-KA220-VET-000251597), affronta due sfide cruciali per il patrimonio culturale: la trasformazione digitale, che sta ridefinendo pratiche di ricerca, documentazione e comunicazione, e la crescente esposizione a rischi naturali e climatici, che richiedono strategie strutturate di prevenzione e gestione del rischio.
Il partenariato del progetto, coordinato dalla Istanbul University, coinvolge la Direzione della Cultura e del Turismo della Provincia di Antalya, l’Universidad Complutense de Madrid, il Ministero della Cultura e l’Università Ca’ Foscari Venezia.
Proprio a Venezia si è svolto dal 27 al 29 gennaio 2026 il Digital Heritage Training, uno degli appuntamenti centrali del progetto, che ha riunito docenti, ricercatori e ricercatrici, professionisti e professioniste del patrimonio culturale e rappresentanti istituzionali provenienti da Italia, Spagna e Turchia. L’iniziativa è stata dedicata al ruolo delle tecnologie digitali come strumenti fondamentali per la tutela del patrimonio culturale, con un’attenzione specifica ai beni legati all’acqua e ai contesti ad elevata vulnerabilità ambientale. Il programma ha alternato lezioni teoriche, momenti di confronto e approfondimenti sul campo in alcune delle più importanti istituzioni veneziane: l’Archivio di Stato, la Fondazione Querini Stampalia, la Procuratoria di San Marco e l’Autorità per la Laguna di Venezia, che gestisce il sistema delle barriere mobili (MoSE).
Abbiamo chiesto a ricercatori e ricercatrici di Ca' Foscari e alla Principal Investigator del progetto, la prof.ssa Sedef Çokay-Kepçe, Direttrice del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Istanbul, di spiegarci il valore dell’iniziativa veneziana.
Quali esiti sono emersi dal confronto tenutosi a Ca’ Foscari tra il 27 e il 29 gennaio? È stata delineata una prima bozza di programmazione o un’ipotesi di attività future?
Il Digital Heritage Training svoltosi a Venezia fra il 27 e il 29 gennaio ha rappresentato un momento di sintesi estremamente importante all’interno di DIGITALIA, spiega Lorenzo Calvelli, coordinatore dell’Unità veneziana del progetto. Il confronto tra chi fa ricerca a Ca’ Foscari, le istituzioni culturali della città e gli altri partner del progetto ha permesso di mettere a sistema i risultati delle analisi condotte nei mesi precedenti in Italia, Spagna e Turchia, verificandoli alla luce di casi di studio concreti e di grande rilievo, non solo a livello locale, ma anche internazionale.
In particolare, le attività svolte hanno contribuito in modo diretto alla definizione dei contenuti del curriculum DIGITALIA, che costituisce uno dei principali output dell’iniziativa. Si tratta di un percorso formativo online, dedicato alla digitalizzazione del patrimonio culturale e alla gestione del rischio, che, al termine dei 24 mesi di progetto, sarà reso accessibile gratuitamente a tutti in rete. Le giornate veneziane hanno inoltre consentito di delineare le prossime fasi operative del lavoro, che proseguirà nel 2026 con ulteriori momenti di formazione e confronto in Turchia e in Spagna, fino alla finalizzazione del curriculum e del MOOC (Massive Open Online Course) a esso collegato.
In che misura, allo stato attuale, la conservazione del patrimonio culturale risulta a rischio? Quali sono le principali criticità e gli ambiti prioritari di intervento?
Il patrimonio culturale europeo si trova oggi in una condizione di crescente vulnerabilità, determinata dall’intreccio tra fattori ambientali, climatici e strutturali, sottolinea Sabrina Pesce, ricercatrice del progetto DIGITALIA. A questi elementi si affiancano criticità di natura organizzativa e formativa, legate alla difficoltà di integrare in modo sistematico la gestione del rischio e le tecnologie digitali nelle pratiche quotidiane delle istituzioni culturali.
Per raccogliere i dati di partenza, nei mesi scorsi abbiamo intervistato moltissimi operatori del patrimonio culturale, funzionari di istituzioni pubbliche e professionisti del settore attivi in musei, archivi, biblioteche e siti archeologici nei Paesi partner, nonché docenti e studenti universitari. Attraverso oltre 700 questionari e colloqui individuali abbiamo chiesto loro come percepiscono il proprio grado di preparazione in merito alla digitalizzazione del patrimonio culturale e alla gestione del rischio e quali lacune ritengano maggiormente rilevanti. Le analisi condotte hanno messo in evidenza come il rischio non debba essere considerato soltanto in relazione a eventi catastrofici eccezionali, ma anche a fattori lenti e costanti, quali l’umidità, il degrado dei materiali o l’obsolescenza delle infrastrutture informative. In questo quadro, gli ambiti prioritari di intervento riguardano la prevenzione, la preparazione e la documentazione digitale del patrimonio, intesa come strumento essenziale per la tutela e per la trasmissione dei saperi.
In termini generali e di sintesi, quali elementi emergono dalle analisi condotte per quanto attiene alla digitalizzazione del patrimonio culturale? Quali fabbisogni risultano maggiormente evidenti?
Dalle analisi svolte nei Paesi partner emerge un quadro molto chiaro: esiste una forte domanda di competenze ibride, che mettano in relazione conoscenze storico-culturali, strumenti digitali e capacità di gestione del rischio, osserva Elisa Corrò, ricercatrice del progetto DIGITALIA. In molti contesti, la digitalizzazione è ancora percepita come un ambito specialistico o separato, mentre i dati raccolti mostrano la necessità di integrarla pienamente nei processi di tutela, conservazione e valorizzazione.
Un fabbisogno particolarmente evidente riguarda la formazione continua di professionisti e professioniste del patrimonio culturale, così come l’aggiornamento dei percorsi universitari, affinché siano in grado di rispondere alle trasformazioni in atto. DIGITALIA nasce proprio per colmare questo divario, costruendo un’offerta fondata su esigenze reali e condivise, emerse dal dialogo con operatori, istituzioni e comunità studentesca. In questo quadro si inserisce il curriculum DIGITALIA, che si configura come un percorso formativo strutturato, volto a integrare linee guida, buone pratiche e strategie operative per la digitalizzazione del patrimonio culturale e per la gestione del rischio, a partire dalle esigenze concretamente espresse da chi lavora o studia nel settore.
Quali competenze interdisciplinari Ca’ Foscari intende mettere in campo per rispondere a tali esigenze?
Ca’ Foscari mette in campo un insieme di competenze fortemente interdisciplinari, che uniscono le scienze umane, le Digital Humanities e un dialogo costante con le istituzioni del territorio, precisa Franz Fischer, direttore del Venice Centre for Digital and Public Humanities. In particolare, il ruolo del nostro Centro è quello di sostenere la ricerca e la didattica che applicano strumenti digitali allo studio del patrimonio culturale e ne promuovono l’accessibilità e la condivisione con un pubblico ampio, anche al di fuori dell’ambito accademico.
Nel progetto DIGITALIA, Ca’ Foscari svolge una funzione di raccordo tra università e istituzioni culturali, promuovendo un approccio che considera il digitale non come fine, ma come strumento per una gestione più consapevole, sostenibile e resiliente del patrimonio. L’esperienza maturata a Venezia, grazie alla collaborazione con realtà come l’Archivio di Stato, la Fondazione Querini Stampalia, la Procuratoria di San Marco e l’Autorità per la Laguna di Venezia, mostra concretamente come il territorio veneziano possa diventare un vero laboratorio di sperimentazione e formazione a livello europeo.
Per concludere, abbiamo chiesto alla Principal Investigator del progetto DIGITALIA quanto sia importante il confronto fra paesi diversi per affrontare sfide comuni nel campo del patrimonio culturale
Il confronto tra Paesi diversi è uno degli elementi centrali di DIGITALIA, afferma la prof.ssa Sedef Çokay-Kepçe della Università di Istanbul. Italia, Spagna e Turchia condividono una straordinaria ricchezza di patrimonio culturale, ma anche un’elevata esposizione a fattori di vulnerabilità ambientale, climatica e sismica. Attraverso casi di studio sviluppati in contesti differenti, il progetto consente di mettere a confronto pratiche, criticità e soluzioni adottate a livello locale, trasformandole in modelli di riferimento trasferibili. Questa dimensione comparativa, che si colloca naturalmente in un orizzonte mediterraneo, permette di superare approcci isolati e di costruire strategie formative e operative condivise, capaci di rispondere a sfide comuni con strumenti adattabili a contesti diversi.