Persone

Pamela #studentvoices: “un corso unico, dove si possono ottenere competenze tecniche grazie alle attività sul campo”

condividi

Pamela Bosazzi è una studentessa che ha frequentato il corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie per i beni culturali.

Quali sono, secondo te, i punti di forza del tuo corso?

La sua natura interdisciplinare rende questo corso unico nel suo genere: coniuga l’applicazione delle scienze, come chimica, fisica e microbiologia, con la sensibilità dello studio volto alla tutela dei beni culturali. Inoltre, la possibilità di ottenere delle competenze tecniche attraverso attività pratiche in laboratorio e in situ, rappresenta un’offerta formativa con grande potenziale.
Per di più, è proprio grazie all’aspetto interdisciplinare che ho avuto l’occasione di partecipare a campagne didattiche di scavo archeologico. Questa è una delle esperienze formative che vengono offerte nell’Ateneo e danno la possibilità di toccare con mano i campi con i quali ci si è interfacciati nelle aule. L’attività pratica, a mio parere, permette di individuare con maggior chiarezza la branca d’interesse specifica che si vuole approfondire in futuro.
Per quanto concerne il piano di studi, ho apprezzato l’opzione di approfondire la conservazione dei materiali attraverso corsi a scelta specifici.
Il corpo docente sicuramente rappresenta uno dei punti di forza che mi hanno più entusiasmata del corso. Penso sia molto importante percepire da parte del docente la passione che ha sviluppato per ciò che insegna.
 

Scegliere l'Università, e un corso in particolare, può essere un percorso complicato. Tu come hai fatto?

Il mio percorso di studi è sempre stato legato al mondo dell’arte e della cultura, ma con il tempo ho sviluppato una grande curiosità e passione per la scienza. Il corso l’ho scoperto proprio grazie alla volontà di esplorare questi due aspetti, infatti, l’offerta formativa è stata determinante per la scelta, in quanto non mi costringeva a scegliere un’unica strada futura. Al contrario, ero e sono convinta che la sua natura multidisciplinare mi abbia dato la possibilità di determinare l’ambito di ricerca che più mi interessa.
 

Hai capito subito quali erano le tue passioni?

Penso di essere una persona molto curiosa e facilmente entusiasmabile, questo mi ha dato qualche difficoltà a riconoscere l’ambito di studi che mi avrebbe permesso di esprimermi al meglio. La passione per l’arte, come per la pittura e la fotografia, a parere mio, ha apportato quella sensibilità che viene nutrita dal fascino per il bello e per la natura.
Il percorso di studi che ho scelto di affrontare rappresenta non solo una sfida per la crescita personale, ma soprattutto un’occasione per conoscere me stessa. Può essere scoraggiante non capire quale sia la “strada giusta”, ma con dedizione e serietà e abbracciando le opportunità offerte, ho capito quello che mi appassionava. Attualmente sono convinta di voler approfondire l’ambito di ricerca della biologia, per dare il mio contributo alla tutela del più vasto patrimonio che ci circonda: l'ambiente. 
 

Cosa significa per te fare parte della comunità cafoscarina?

Vuol dire essere parte di un ambiente ricco di stimoli intellettuali e culturali, dove c’è la possibilità di confrontarsi con studenti, studentesse e docenti. In particolare, ciò che mi ha arricchito maggiormente è aver avuto la fortuna incontrare colleghi e colleghe con cui condividere progetti, scambi di vedute e anche problematiche.
 

Quali sono i tuoi 'luoghi del cuore' della vita universitaria?

La macchinetta del caffè? Scherzi a parte, il Campus Scientifico offre degli spazi circondati dal verde che stimolano cognitivamente e veicolano le occasioni per spendere i diversi momenti della giornata. Ma soprattutto il pensiero più lieto lo rivolgo alle ore passate assieme a compagni e compagne durante i laboratori, lavorare in team e crescere insieme è stato il più grande dono dei tre anni.
 

Hai una passione che coltivi grazie (o parallelamente) all'esperienza universitaria?

Dopo aver partecipato ad un incontro di sensibilizzazione sull’importanza della donazione del midollo osseo con ADMO, ho deciso di iscrivermi al Registro dei donatori e dedicarmi all’attività di volontariato. Questo mi ricorda ogni giorno l’importanza dei piccoli gesti per poter fare la differenza.
 

Che consigli dai alle nuove matricole cafoscarine?

È essenziale essere curiosi, mettendo da parte la paura di sbagliare perché la cosa più preziosa dell’ambiente universitario è proprio questa: la possibilità di sperimentare e confrontarsi con gli altri. Ma soprattutto ricordarsi che la sfida è con se stessi, non con chi ti circonda, capire questo penso sia di fondamentale importanza per non ostacolarsi.
 

Dove ti vedi tra 10 anni?

Non ho un’idea precisa, ma so che la mia volontà è quella di poter contribuire alla tutela e conservazione dell’ambiente nell’ambito della ricerca.