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Giorgia Meloni e la retorica dell’”underdog”: l’analisi del linguista Daniele Baglioni

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"Underdog" significa "sfavorito", "perdente", "outsider". Nel suo discorso alla Camera del 25 ottobre 2022 Giorgia Meloni, prima donna premier e primo esponente di un partito di destra radicale dell’Italia repubblicana a ricoprire questa carica, ha scelto di presentarsi così, come un underdog, una sfavorita che ha stravolto i pronostici, ha stupito tutti e ha vinto. Questa retorica, insieme alla predilezione per le forme lunghe della comunicazione politica e alla rapida ascesa al potere di Meloni, rendono il suo lo stile comunicativo e la sua oratoria un ottimo case study per comprendere come funziona la comunicazione politica nell’Italia contemporanea.

Sull’argomento, Daniele Baglioni, professore ordinario di Linguistica Italiana all’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, ha tenuto una lezione per la Scuola di Formazione ‘Dino Buzzati’ dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto nell’ambito di una convenzione tra l’Ateneo e l’Ordine, siglata per collaborare nei settori dell'informazione scientifica, della didattica e della ricerca.

“Il rapido percorso meloniano permette, pur considerando un breve arco cronologico (2019-2022), di analizzare discorsi appartenenti a tutte e tre le fasi della comunicazione politica - ha spiegato il docente, - vale a dire: la fase pre-politica (quella in cui la comunicazione è interna alla propria area per determinarne i rapporti di forza e il posizionamento nell’agone politico), a cui appartiene l’intervento del 19 ottobre 2019 alla manifestazione dell’opposizione di Centrodestra a Piazza San Giovanni a Roma; la fase politica propriamente detta, coincidente con la ricerca dei consensi in campagna elettorale, attraverso l’analisi di alcuni comizi di agosto e settembre 2022 ; infine la fase post-politica, coincidente con il nuovo ruolo istituzionale, quindi con una comunicazione rivolta virtualmente a tutti i cittadini e in cui, più che l’individuo, conta la carica che viene ricoperta, la quale è ben rappresentata dalle dichiarazioni programmatiche alla Camera dei Deputati del 25 ottobre 2022.

Il comizio a Roma in Piazza San Giovanni, il 19 ottobre 2019, mostra una netta prevalenza dell’intento polemico su quello programmatico, confinato alla parte finale: l’aspetto suggestivo predomina su quello persuasivo, con abbondanza di figure retoriche di posizione (anafore, parallelismi, epanalessi) e di significato (antitesi, similitudini, iperboli). Le frasi sono brevi, per lo più in asindeto (non coordinate fra loro) e compaiono frequenti esclamative. Il lessico è prevalentemente colloquiale, caratterizzato da un gran numero di espressioni idiomatiche (farsene una ragionefare lacrime di coccodrilloavere la faccia tosta, leccare i piedi, avercela con) e, in riferimento alla politica degli avversari, da termini marcati con connotazione negativa (barricati nel Palazzo, aggrappati alle poltrone/incollarsi alla poltrona, i grandi poteri forti... sono i loro burattinaiinciucio).

Durante i comizi della campagna elettorale alcuni elementi cambiano, anche in modo sensibile: all’intento polemico, che risulta attenuato, si affianca quello programmatico, spesso espresso con modalità didascaliche («Perché noi siamo nella situazione energetica nella quale ci siamo trovati? Noi siamo nella situazione energetica nella quale ci siamo trovati perché l’Italia per decenni non si è occupata seriamente del suo approvvigionamento energetico...» [Perugia, 01.09.2022]; «Come si governa l’immigrazione? L’immigrazione si governa con il decreto flussi» [Genova, 14.09.2022]). Prevale l’aspetto persuasivo; la suggestione si manifesta per lo più in forma di slogan («Il destino non è un declino») e narrazioni (in massima parte autobiografiche) intermezzate all’illustrazione del programma, che hanno l’effetto di suscitare empatia, indignazione ecc. Abbondano le figure della ripetizione (anafore, epanalessi, anadiplosi), che contribuiscono alla coesione testuale e rendono il discorso non solo incisivo ma capace d’imprimersi facilmente nella memoria (dell’oratrice e del pubblico). Il lessico è ancora colloquiale, indulge spesso a espressioni idiomatiche e persino scherzose (sputare sanguelisciare il pelo, figli di papà, rompere le scatole, ribaltare come un pedalinopolitica tafazziana), ma non rifugge i tecnicismi (quotare i proventi della lotta all’evasione fiscaledazi d’importazione, salario minimo, contratto collettivo nazionale), facendoli seguire in più di un caso da glosse esplicative («tra le famose entrate, cioè dove prendo le risorse» [Perugia, 01.09.2022] «il price cap europeo, cioè il tetto al prezzo del gas» [Genova, 14.09.2022]). Meloni inoltre r     inuncia al lessico offensivo, sostituito da espressioni ironiche o da immagini iperboliche o epiche («lo tsunami dei poteri che potrebbero schiantarsi contro di noi» [Perugia, 01.09.2022]), e insiste su parole identitarie (nazioneItalia,patria/patrioti) e inerenti al campo semantico dell’affidabilità (responsabile/ responsabilitàserio/serietà, buon senso).

Nel discorso alla Camera, il modello comunicativo è sapientemente adattato al contesto: l’intento è esclusivamente programmatico, con poche e sfumate note polemiche («dovremo scontentare alcuni potentati», «dieci anni durante i quali si sono succeduti governi deboli, eterogenei, senza un chiaro mandato popolare»); un uso insistito di terne nominali e aggettivali («per impeto, per ragione, o per amore», «l’eccesso burocratico, normativo e regolamentare») e della metafora («la scala che oggi consente a me di salire e rompere il pesante tetto di cristallo posto sulle nostre teste», «Siamo, dunque, nel pieno di una tempesta, con un'imbarcazione che ha subito diversi danni...»). In questo contesto istituzionale Meloni predilige un lessico aulico (celeritàcontingenza, postura) e tecnico (approvvigionamento energeticotassa piattademocrazia interloquente/decidente), con minimi colloquialismi (andare a testa altalavorare sodo) e insistenza su parole chiave (Italia, nazionepatriapopolosovranitàdemocrazia/democratico, ma anche, meno prevedibili, responsabilità e libertà)”.

Professore, che bilancio possiamo fare di questa ‘retorica dell’underdog’ che Giorgia Meloni ha fatto propria?

“Sfruttando il “paradigma dell’inferiorità”, inedito nella comunicazione politica italiana,  Meloni ha conquistato un consenso crescente interpretando al meglio le tre fasi della comunicazione politica: ha    attenuato progressivamente la vis polemica, senza per questo rinunciare a sottolineare la propria distanza dai governi a lei precedenti, mediante un uso accorto dell’ironia e di figure della retorica tradizionale riportate in auge, come la percontatio, ossia la finzione di un botta e risposta all’interno di un monologo. La deissi personale «a geometria variabile» (con l’io sempre bene al centro) gioca un ruolo fondamentale nella sua oratoria, ed è funzionale all’intercettazione di un pubblico sempre più ampio. La parsimonia di citazioni, quasi mai di autorità e spesso nemmeno dichiarate esplicitamente, unitamente al gusto per le arguzie (giochi di parole, brevi racconti divertenti ecc.), ha concorso all’immagine di una leader non colta ma intelligente, quindi capace di governare anche se proveniente da un milieu più popolare rispetto ai politici di professione. Oggi però, dopo più di tre anni al governo, l’oratoria politica di Meloni risulta meno convincente, per via dell’inadeguatezza dell’impostazione retorica adottata rispetto alla sua carica attuale: ci si chiede quindi se la premier cambierà il proprio modo di comunicare, oppure - come ha fatto finora - eviterà il più possibile i discorsi istituzionali, per concentrarci invece su ciò che le viene meglio: i comizi elettorali”.

Federica Scotellaro