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Innovare e valorizzare la tradizione: le storie del progetto “Venezia Artigiana”

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Foto di Fiorella Costantini

Da secoli, Venezia rappresenta un palcoscenico unico in cui la tradizione artigiana ricopre un ruolo centrale nello sviluppo culturale ed economico della città. Ancora oggi, le storiche botteghe veneziane custodiscono e testimoniano un prezioso patrimonio di competenze e saperi tramandati di generazione in generazione, chiamati oggi a confrontarsi con le complesse trasformazioni della produzione contemporanea.

Proprio per salvaguardare questa eredità inestimabile e rispondere alle sfide della globalizzazione, il Career Service di Ca’ Foscari ha lanciato il progetto "Venezia Artigiana - VenArt", vincitore del bando Venezia I.C.O.N.A. e realizzato grazie ai Fondi europei della Regione del Veneto. 
L'obiettivo principale dell'iniziativa è stato quello di mettere la creatività di ragazzi e ragazze a disposizione della tradizione locale, creando un ponte essenziale tra i saperi antichi e le nuove generazioni attraverso strumenti di comunicazione e marketing innovativi.

Grazie a percorsi formativi, laboratori, seminari e workshop dedicati, ben 400 partecipanti hanno acquisito competenze altamente professionalizzanti, focalizzate principalmente su linguaggi digitali, brand identity e organizzazione di eventi. 
Forti di questo nuovo "kit" di conoscenze, durante tre mesi di tirocinio retribuito sul campo stagiste e stagisti hanno dato un contributo concreto alla valorizzazione dei mestieri tradizionali - dalle perle di vetro al restauro - offrendo alle realtà produttive strumenti innovativi per crescere e promuoversi adeguatamente nel mondo di oggi.

Per comprendere appieno l'impatto di questa iniziativa e il valore dell'incontro tra tradizione e innovazione, abbiamo raccolto le riflessioni di alcune delle persone che hanno preso parte al progetto.

Eleonora Scocco, tirocinante alla Libreria Studium di The Merchant of Venice

“Mi sono occupata della comunicazione online e offline: ho gestito la pagina Instagram e la newsletter, ho redatto testi per una rivista, ho organizzato e promosso gli eventi della libreria. 
Questo tirocinio mi ha permesso di fare esperienza in un contesto lavorativo dove ho potuto applicare competenze trasversali e tecnico-professionali, ma allo stesso tempo ho anche aiutato la bottega a sfruttare i moderni metodi comunicativi per promuovere la propria realtà.
In particolare, ho messo in pratica le conoscenze acquisite durante uno dei corsi offerti nell’ambito del progetto VenArt sulla comunicazione social: ho imparato a creare una strategia comunicativa e un piano editoriale per Instagram, realizzare contenuti originali, aumentare e coinvolgere la community. 
Grazie alle varie mansioni svolte, ho avuto modo sia di lavorare in autonomia, sia di collaborare con colleghi e colleghe. Il lavoro autonomo mi ha permesso di migliorare le capacità di problem solving e gestione del carico lavorativo in base all’urgenza e agli obiettivi, e di rendermi conto delle mie responsabilità. I lavori in collaborazione mi hanno aiutata ad affinare le competenze di team working. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere meglio il contesto unico della Libreria Studium e la realtà di The Merchant of Venice, che raccontano e rappresentano Venezia attraverso libri, eventi e l’arte della profumeria, ma soprattutto di conoscere le persone che ci lavorano, che da subito mi hanno accolta e trattata con professionalità ma anche affetto, trasmettendomi la loro passione nel lavoro. Tutto ciò che ho appreso durante questo tirocinio, sia a livello di competenze sia di crescita personale, mi consentirà di affrontare con più coscienza e sicurezza il mondo del lavoro.”
 

Vincenzo Gioielli, tirocinante presso Raccontare Venezia Srls / Venezia da Vivere

“Questa realtà, guidata da Lorenzo Cinotti e Laura Scarpa, promuove l'anima culturale della città attraverso canali digitali e grandi eventi. L’obiettivo principale del mio tirocinio è stato supportare la valorizzazione dell’artigianato locale e della moda sostenibile, in particolare durante la Venice Fashion Week.
Grazie a quanto appreso nel mio percorso in Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali a Ca' Foscari, ho potuto applicare concretamente le competenze di management e marketing del patrimonio culturale. Analizzare il contesto veneziano e i suoi attori è stato fondamentale per muovermi con consapevolezza in un settore così specifico. Ho utilizzato strumenti come Canva e Google Workspace per la pianificazione e la creazione di contenuti social, trasformando la teoria accademica in pratica operativa. La mia operatività si divideva tra task in smart working e partecipazione "sul campo". Da remoto mi occupavo della creazione di poster per la Venice Fashion Week, della redazione di documenti informativi e del benchmarking dei competitor. Ho curato le relazioni pubbliche per Atelier Aperti, contattando le botteghe per organizzare talk e rinfreschi volti a divulgare il loro patrimonio artigianale. Sul campo, ho raccolto materiale foto e video per eventi, come l'inaugurazione di VERO CASANOVA per la Venice Glass Week. Durante la Fashion Week, ho gestito l’allestimento presso le Gallerie Bartoux e coordinato le modelle, dal backstage al momento dell'evento. Il ricordo più significativo è proprio la giornata alle Gallerie Bartoux: vedere un ex cinema abbandonato trasformarsi in un centro d'arte pulsante e vivere l'adrenalina del backstage di "Mani Sapienti" è stato unico. Questa esperienza mi ha insegnato l'importanza del supporto reciproco tra colleghi e della sinergia nel team. Oggi so che il mondo degli eventi è la mia strada: la sua dinamicità non mi spaventa, ma rappresenta lo stimolo principale per il mio futuro professionale.”
 

Angelica Grendene, tirocinante presso Ditta Gioia di Luisa Conventi

“Dopo la laurea magistrale in Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica” ho scelto di partecipare al progetto seguendo una delle poche artigiane impiraresse ancora attive nella laguna di Venezia. Il mestiere dell’impiraressa, la quale un tempo si occupava principalmente di infilare (‘impirar’ in veneziano) perle di vetro in lunghi fili, poi chiusi in matasse per facilitarne il trasporto a fini commerciali, si traduce oggi nella creazione non solo di gioielli ma anche di altri accessori decorativi come ad esempio spille e fiori.
Nella bottega-laboratorio di Luisa ho appreso innanzitutto i metodi di lavorazione del vetro che danno vita a diversi tipi di perle: sono state utili le visite ad alcune fornaci di Murano e gli incontri con molti artigiani della laguna di Venezia, come anche la presenza, all’interno della bottega, di un vero e proprio Museo delle Impiraresse – creato da Luisa stessa – il quale ospita manufatti e macchinari risalenti al periodo più fiorente di questa attività di occupazione prettamente femminile. Durante il tirocinio ho assimilato inoltre le tecniche utili per la produzione di accessori e oggetti decorativi, per i quali sono stati indispensabili una certa manualità e naturalmente ingegno creativo; queste tecniche, unite alla sincera disponibilità di Luisa e della sua collaboratrice Giuliana nel trasmetterle, mi hanno permesso di creare una linea personale di gioielli in perle di vetro e di presentarla ad un pubblico alla conclusione del tirocinio, ricevendo un riscontro molto positivo.
Ritengo che l’incontro con Luisa e con l’arte delle impiraresse abbia dato ancora più senso al completamento dei miei studi con Ca’ Foscari. Nutro da sempre un’attrazione e un senso di cura profondi verso le tradizioni artigiane: questo tirocinio mi ha permesso di mettere in pratica tali attitudini e di costruire nuove ambizioni in questo campo per il mio futuro.”
 

Francesco Pavon, titolare di Pavon Restauri

“Sono stato contattato dal Career Service di Ca’ Foscari per ospitare dei tirocini all’interno della mia bottega artigiana di restauro, con l'obiettivo di avvicinare i giovani al mondo della manualità creando un dialogo tra l’artigianato e l’università.
Ho accolto con entusiasmo il progetto, alla luce del fatto che in questi anni di esperienza nel settore ho maturato la consapevolezza che sia un problema condiviso e simmetrico di questi due mondi, da un lato la mancanza nei confronti dei giovani al termine della loro esperienza scolastica di una proposta lavorativa “manuale”, dall’altro la difficoltà dell’artigianato ad aprire le proprie porte all’innovazione e al settore universitario.
É stata per questo una bella sorpresa scoprire che questo tentativo di dialogo nascesse proprio dall’Università Ca’ Foscari in una città a misura di artigiano come Venezia. 
Le mie aspettative si sono confermate felicemente quando ho avuto modo di conoscere le ragazze che ho ospitato per mesi, conoscendone l’entusiasmo e la curiosità che le caratterizzava nell’apprendere e nel mettere a frutto sul campo la loro manualità. Sicuramente auspico che questa opportunità bilaterale sia il trampolino di lancio per la costruzione di un’offerta consolidata di collaborazione nella quale l’artigiano viene sollevato da importanti oneri a cui normalmente è sottoposto e l’università allarga la sua offerta formativa ad un mondo che non rinnega l’aspetto umanistico su cui essa si fonda ma lo arricchisce con esperienze fatte di tradizione, sperimentazione e manualità.”

Francesca Favaro