Eventi e cultura

Lectio magistralis di Dayanita Singh a Ca’ Foscari: l’archivio tra memoria e futuro

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© Gabriele Boglich

Martedì 28 aprile l’Università Ca’ Foscari Venezia ospita la lectio magistralis della fotografa e artista Dayanita Singh, in programma alle 15.30 in Aula Magna a Ca’ Dolfin. L’incontro, in lingua inglese, fa parte del public program della mostra ARCHIVIO all’Archivio di Stato di Venezia.

La lectio si svolgerà in forma di conversazione con le docenti Cristina Baldacci e Stefania Portinari, insieme al curatore Andrea Anastasio, e si concluderà con un dialogo aperto con il pubblico. Al centro dell’incontro, la pratica di Dayanita Singh in relazione all’archivio come spazio non solo di conservazione della memoria, ma anche di produzione di significato e di possibilità future, in un momento storico in cui il modello moderno di archivio è oggetto di un profondo ripensamento.

L’appuntamento si inserisce in un più ampio programma di attività didattiche e di alta formazione promosso dai dipartimenti di Filosofia e Beni Culturali e di Studi Umanistici di Ca’ Foscari, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Venezia e l’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi. Accanto alla lectio, sono previste una visita alla mostra alla presenza dell’artista, rivolta a studentesse e studenti dei corsi di arte contemporanea e fotografia, e l’avvio di un tirocinio presso l’Archivio di Stato, offrendo un’esperienza diretta tra ricerca, conservazione e pratiche artistiche.

Il ritorno di Dayanita Singh a Ca’ Foscari rinnova un dialogo già avviato nel 2017, quando era intervenuta in Ateneo nell’ambito del progetto Waterlines, in conversazione con Orhan Pamuk e arricchito da una conversazione la scorsa settimana, in occasione di Incroci di Civiltà, con Geoff Dyer.

Abbiamo chiesto alle professoresse Baldacci Portinari:

Perché oggi, in un contesto segnato da trasformazioni politiche, tecnologiche e ambientali, è importante interrogarsi sul modello di conservazione documentale ereditato dalla modernità?

L’archivio come luogo di memoria esercita ancora oggi grande fascino, ma anche una vertigine, che Jacques Derrida ha notoriamente definito “mal d’archivio”, che ha cambiato il nostro rapporto con la storia e le sue tracce documentali. Nella riflessione teorica, così come nella pratica artistica, abbiamo assistito, negli ultimi decenni, a quello che è stata definito un “impulso archivistico” (cfr. Hal Foster), che ha portato a riconsiderare l’efficacia dell’archivio come dispositivo memoriale e sistema conoscitivo ereditato dalla modernità. Sono così scaturite riletture prima postcoloniali e femministe/queer, poi postumane e ambientali dell’archivio, ma anche riflessioni sulla sua nuova fragilità nel passaggio al digitale. I sistemi di archiviazione digitale ci illudono di poter archiviare tutto, anche se, di fatto, non solo introducono inedite forme di falsificazione e controllo, ma non garantiscono neppure la durata e l’accessibilità di informazioni e dati, che vengono affidati a un futuro sempre più incerto

In che modo il lavoro di Dayanita Singh contribuisce a ripensare oggi il concetto di archivio, non solo come luogo di conservazione ma come dispositivo critico e creativo?

Prima di tutto, attraverso l’uso della fotografia di per sé come strumento critico. Mettere in relazione fotografia e archivio implica fin da subito riflettere sul ruolo dell’immagine fotografica come documento, sulla sua veridicità, autorità e affidabilità come evidenza storica e traccia memoriale. Con le sue numerose fotografie di archivi di tutto il mondo, Dayanita Singh non ha soltanto voluto documentare la loro importanza ma anche vulnerabilità come luoghi di memoria e il rapporto che le diverse culture e società hanno con il proprio passato, instaurando una profonda connessione tra realtà diverse, una sorta di “cartografia relazionale”. Attraverso la fotografia ha anche pazientemente osservato e studiato gli archivi come organismi viventi, che non si conformano alle logiche normative e ai modelli gerarchici, indispensabili per comprendere il nostro presente e immaginare il nostro futuro. 

Qual è il valore formativo, per studenti e studentesse, di un’esperienza che mette in dialogo pratica artistica, memoria e istituzioni culturali?

L’incontro con l’opera d’arte e le attività performative è fondamentale per i nostri studenti e studentesse, non solo perché è un’esperienza formativa che offriamo loro con cura e attenzione, anche all’interno dei nostri corsi di studio, ma soprattutto per permettere loro di sperimentare un’occasione davvero immersiva nella realtà del sistema dell’arte. La possibilità di ascoltare e dialogare con un’artista donna che si è affermata in un contesto internazionale come Dayanita Singh, di comprenderne la poetica tramite le sue parole e di visitare poi la mostra, oltre a essere un momento entusiasmante di conoscenza e condivisione collettiva, consente di capire come si lavora concretamente ponendo appunto in dialogo istituzioni culturali e settori culturali anche differenti ma affini. È un incoraggiamento a quello che potrebbe essere il loro impiego futuro tra storia dell’arte e della fotografia, curatela, management dell’arte e comunicazione. Il tutto, tra l’altro, nella splendida aula di Ca’ Dolfin, che offre anche un dialogo tra i secoli e il nostro patrimonio culturale cafoscarino.

La Lectio magistralis avrà luogo martedì 28 aprile ore 15,30 in Aula Magna Trentin a Ca’ Dolfin. Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Sara Moscatelli