Ricerca svela l'italiano 'nascosto' dal medioevo all’800: a Ca' Foscari ERC da oltre 2 milioni di euro del linguista Daniele Baglioni
L’ European Research Council (ERC) ha annunciato oggi che il progetto dell’Università Ca’ Foscari Venezia"ConScrIt - Concurring Scripts. Allography in Italy (1000-1800)" del prof. Daniele Baglioni del Dipartimento di Studi Umanistici si è aggiudicato, per la call 2025, il prestigioso finanziamento europeo ERC Advanced Grant destinato ai migliori progetti di ricerca europei.
E’ il grant più ambito a livello europeo e per l'ateneo è un risultato che non si vedeva dal 2010.
Con il progetto del prof. Baglioni da 2 milioni e 250mila euro, un team di 7 persone tra ricercatori e dottorandi, una durata di 5 anni, Ca’ Foscari è tra gli 11 atenei pubblici italiani finanziati e il solo ad aver vinto un grant di ambito filologico-letterario. In tutto sono 19 i progetti italiani finanziati tra atenei ed enti di ricerca. QUI la lista dei progetti vincitori.
Per questa call sono state presentate 3.329 proposte, un record, in aumento del 31% rispetto alle 2.534 dell'anno scorso. Ma solo il 9,6% delle proposte è stato selezionato per il finanziamento.
I criteri di assegnazione sono estremamente restrittivi, come l’eccellenza scientifica del proponente, la forte innovazione dell’idea e non ultima la componente di “rischio” connessa al fatto che si tratta di ricerca di frontiera.
IL PROGETTO VINCITORE
Allografia
Il progetto si concentra sulla pratica in uso nell’Italia medievale e moderna fino alle soglie dell’età contemporanea di scrivere una lingua in una scrittura non convenzionalmente legata a quella lingua. Accadeva cioè che le minoranze etniche e religiose ricorressero alle proprie scritture anche per scrivere i volgari locali e l’italiano.
Questo fenomeno è noto come “allografia”. Nonostante la sua elevata frequenza e rilevanza culturale, manca ancora uno studio completo per comprenderla.
Italia caso di studio: i sei alfabeti con cui per secoli è stato scritto l’italiano
Testi, glosse, traduzioni, anche testi poetici e letterari, dizionari, liriche d’amore, fra cui alcune fra le più antiche testimonianze dei volgari italiani: un corpus ricchissimo e variegato, che copre un periodo cronologico ampio che va dall’anno 1000 al 1800, anche se la gran parte dei testi si concentra tra ‘300 e ‘500.
In questo ambito l’Italia è davvero un case study: l'Italia si contraddistingue per una varietà di tradizioni allografiche che non ha riscontro nel resto dell'Europa occidentale. Sono ben sei i sistemi di scrittura in cui è stato scritto l'italiano, oltre all'alfabeto latino: ebraico, greco, arabo, armeno, etiopico, siriaco.
“Ciò si spiega per varie ragioni - spiega il prof Baglioni - la posizione geografica dell'Italia, al centro del Mediterraneo; la presenza duratura di minoranze etnico-religiose e linguistiche che a differenza di quanto è avvenuto in altri Paesi non sono state espulse; l'influenza delle potenze italiane nel Levante e nel Nord Africa, con i contatti fra lingue e scritture che ne sono derivati; il ruolo della Chiesa di Roma, di riferimento per le chiese cattoliche di rito orientale. Questo osservatorio privilegiato consente non solo di confrontare fra loro scritture e tradizioni diverse, ma anche di seguire l'intero "ciclo vitale" delle allografie, dal momento in cui nascono e, molto lentamente, si affermano, fino alla loro progressiva uscita di scena. In altri Paesi europei che vantano tradizioni allografiche quantitativamente assai maggiori, come ad esempio la Spagna, la fase del declino non è osservabile, perché le espulsioni di ebrei e musulmani alla fine del Quattrocento non hanno permesso quel lento processo di integrazione a cui si deve l'obsolescenza di queste pratiche”.
Digital humanities, linguistica e filologia: l’innovativo metodo di studio
Il progetto applica un approccio non ancora tentato - cross-scriptal - che riunisce linguistica e filologia di diverse lingue, supportato dalle discipline umanistiche digitali che prevedono la trascrizione automatica e la traslitterazione in alfabeto latino, anch'essa automatizzata, di un corpus di testi, fra cui spicca la Haggadah di Venezia, nella sua versione giudeo-italiana. Il progetto del professore si è avvalso della preziosa collaborazione del team di ricerca del Venice Centre for Digital and Public Humanities del Dipartimento di Studi Umanistici di Ca' Foscari.
“Il progetto si prefigge - continua il prof. Baglioni - di fornire un quadro teorico per l'origine, l'evoluzione e il declino delle tradizioni allografiche, nonché per le loro funzioni, proporre una classificazione unitaria delle strategie di adattamento di una scrittura ad una lingua solitamente scritta in un altro sistema di scrittura; creare, infine, il primo thesaurus basato su un corpus allografico ‘cross-scriptal”.
Una nuova luce sulla storia della lingua e della cultura italiane
I documenti allografici, soprattutto i più antichi, rivelano spesso tratti fonetici e anche parole che non sono attestati nella documentazione coeva in alfabeto latino. Ciò si spiega per la loro maggiore vicinanza al parlato: poiché questi testi sono scritti in alfabeti diversi da quello latino, la presenza di grafie etimologiche, latinismi ecc. era molto sporadica, se non nulla
“Inoltre - spiega ancora il prof. Baglioni - fra i documenti allografici abbiamo alcune delle prime testimonianze dei volgari italiani: le più antiche attestazioni del siciliano e del sardo sono in alfabeto greco, la più antica testimonianza del salentino è in caratteri ebraici. E c'è anche il caso interessantissimo dei testi allografici scritti da stranieri, che offrono preziose attestazioni di quello che oggi chiameremmo italiano L2: ne è un bell’esempio un manuale per la costruzione delle navi, scritto in veneziano ma in alfabeto greco da un greco dell'Oltremare, che è tra le più importanti testimonianze di come dovevano parlare veneziano i greci in età rinascimentale”.
Per la storia non solo della lingua ma anche della cultura, il corpus allografico include testi letterari (in special modo poetici), traduzioni della Bibbia e dei Vangeli, dizionari, trattati scientifici e filosofici, sermoni, preghiere, persino filastrocche, incantesimi e scongiuri, che per il fatto di essere scritti in scritture "altre" sono rimasti ai margini degli studi. “Dedicare un progetto quinquennale a questi documenti - conclude il prof. Baglioni - vuol dire farli uscire da margini, renderli fruibili a tutti ed evitare che continuino a essere, per così dire, figli di un Dio minore”.
Prof. Daniele Baglioni attuale Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari, docente ordinario di Linguistica italiana, ex coordinatore a Ca’ Foscari del Dottorato di Italianistica, ha orientato i suoi interessi di ricerca verso la linguistica storica italiana, in particolare l’etimologia e la fonetica storica dell’italiano e dei dialetti; la storia della lingua italiana fuori d’Italia; il contatto tra le lingue romanze e le altre lingue del Mediterraneo; la storia della linguistica e della dialettologia italiane e romanze; le lingue inventate e le grammatiche immaginarie nella letteratura italiana. È autore di circa 90 contributi scientifici, fra cui 3 monografie e 4 curatele. È risultato vincitore del Premio Promozione Ricerca 2004 del CNR per il finanziamento della pubblicazione della tesi di dottorato e assegnatario del Fondo per il Finanziamento delle Attività Base della Ricerca (FFABR) nel 2009.
Il nuovo bando Erc Advanced è aperto con scadenza 27 agosto, per maggiori informazioni si può consultare la pagina www.unive.it/Erc